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marino ramingo giusti
Monologo
di Giordano Bruno sul rogo
1999 - versione musicale 2.0:
marino ramingo giusti / massimo malco
2001 disponibile presso: http://www.vento22.com/taste/words.htm

"un rogo elettronico con fiamme campionate contro il patibolo - senza mai estinzione - dei liberi pensatori"
elaborazioni sonore di base a frasi cut-uppate e rigergalizzate dei Proemi delle opere del Nolano
intro
nell'anno del signore millessei, anno di giubileo e di indulgenza, messer giordano bruno, nolano e domenicano impenitente, viene condotto al rogo
venite, genti romane, ad ammirare questo spettacolo, a campo de' fiori
è tutto gratis, prodotto dal papato, e distribuito dagli inquisitori

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trascinandomi, appesantito, caricato
di ferri, di sputi, gravato, dal momento
io, per reato infinito condannato
io, il pensatore, l'empio

voi, spettatori, pubblico, plebaglia convocata al mio scempio
mi strapperete un lamento, forse, un grido
come fiotto di sangue per il chiodo che mi trafigge la lingua
perché non parli
non venga divulgato
che un uomo ha intuito col ragionamento la vastità di dio

prima che sveli il mistero a queste genti
assetate di fuoco
mi troverò incenerito, come carta su cui ho annotato le formule
le chiavi
che questi giovani, vecchi come gli avi, duri di comprendonio, non saprebbero / leggere né interpretare

masticare stramonio, strofinare pietre filosofali sul pensiero, non è parlare al demonio
ma da solo
nell'infinito brodo primordiale ogni dettaglio è centro
e non c'è modo - neanche bruciandolo - di gettarlo fuori


ho detto forse cazzate?

ma ogni cazzata ha dentro sé la vita! la vita non è forse scaturita dal cazzo?
lapislazzuli e gemme, come anche le sostanze che ho inalato, hanno in sé la virtù di alterare l'umore, e generare passioni, nell'immaginazione, e anche nel corpo e tali effetti non possono venire da qualità puramente materiale, ma riferiscono necessariamente al principio simbolico vitale le sterpi, le radici, l'erba, i funghi, purgando od alterando o allucinando, mostrano negli effetti un contenuto che interagendo col vivo è dunque vivo sentite la mia voce, inquisitori, e pubblico di critici e di allocchi: questa mia voce è ovunque intorno a voi, e se potesse a tutto il mondo giungere, sarebbe tutto il mondo ad ascoltarla somatizzarla quando io parlo, io sono in ogni luogo le mie parole giungano: e in questo senso sono un dio, un mago, anche dopo che mi avrete acceso il rogo io sono individuo, ma la mia voce, il mio simbolo, è anche in voi e rimarrà nella vostra memoria, comunque andrà a finire questa storia
ogni diversità deriva dalla forma, e la forma dei miei pensieri vi sta scomoda non mettetevi nei miei panni, ed evitatemi di entrare io nei vostri tanto non capireste, né io sopporterei ma finché parlo, io sono in ogni luogo le mie parole giungano e allora dico: ma non vedete voi che quello che era seme si fa erba, e da quello che era erba si fa spiga, e da quello che era spiga si fa pane, da pane si fa sangue, e il sangue si fa sperma, e dunque embrione, poi uomo, poi cadavere, poi terra, e così avanti, e oltre, e fino ad ogni forma naturale? o siete così industriali che credete il prodotto esser solamente merce? no, inquisitori, giudici, ed allocchi: da merda si fa vita, e dalla vita morte, e dall'inerte vita, e così via... bisogna dunque che sotto stia qualcosa che da sé non è terra, e non è pietra, non salma, uomo, od embrione, o sangue, o altro... nulla si annichila, eccetto che la forma accidentale, materiale, esteriore ma ciò che dà la forma è informazione: essa rimane, trasforma, e non sparisce e informazione è pure la mia voce che rimarrà nella vostra memoria, comunque andrà a finire questa storia
amor di questo è odio di quell'altro, la radice è comune a questi impulsi da dove cerca l'antidoto il dottore se non proprio dal siero velenoso? dai massimi veleni si ricavano le meglio medicine... il concavo s'acquieta nel convesso... necessita alla vita. all'esistenza, il gioco dei contrari nel sesso, il differente è necessario: ci vuole il cazzo per far goder la figa, e un foro per sfogare il chiodo fisso, l'uccello duro non cerca un altro uccello, ma cerca un buco, e viceversa il buco cerca il pieno datemi fuoco, coraggio: brucerete con me per contrappasso, il gelo del vostro cuore di assassini vi assidererà nell'attimo della burla, vi torneranno alla mente le mie urla, che avrete impresse dentro la memoria, comunque andrà a finire questa storia
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ma non vedete... somatizzarla, dentro la memoria...
veleni, medicine... sterpi, radici, erba funghi... un contenuto vivo...
somatizzarla, dentro la memoria... ma non vedete...
è informazione... coraggio, appicciate la forma accidentale
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altro che giubileo: il figlio di dio venne inchiodato dalla stessa gente che vi dà le indulgenze, vecchie lenze che ora trattano me come anche cristo amanti, mogli, figlie e concubine di questo pubblico di inquisitori, di questi allocchi crudeli e sanguinari, donne che coniugali e familiari dividete nel talamo i miasmi di quei mariti mercanti o mecenati che hanno ospitato le mie girovaganze: con me perdete definitivamente il vostro ultimo orgasmo, il mio fantasma non potrà che lambirvi, e penetrarvi soltanto dentro l'immaginazione graziose, morbide, belle delicate, labbra succhiose, begli occhi furbetti, tette capezzolute e prominenti: godetevi gli ultimi momenti di questo maschio arso dalle invidie dei vostri maschi schiavi dell'accidia, noiosi, mosci, abulici, impotenti godete ai miei lamenti: immaginate siano come rantoli gaudenti, quelli che avrei mormorato nell'orecchio al culmine di una monta, immaginate non soffra, ma ansimante vi ficchi dentro il mio membro palpitante accendetemi, ma che sia metafora, scaldate, ma non bruciate le mie carni lambiccate, succhiate, dimostrate che il picciolo delicato, stretto, corto, dei vostri uomini, il loro cazzo morto, non dipende da voi, ma dalla loro iraconda superbia inquisitrice, e che invece, con uno che vi piace, e che vi stimola in mente qualche cosa, sapete ancora far fluire in vena il sangue di un'erezione poderosa, far diventare grande e sodo e teso questo coso che porto appeso al ventre dateci dentro di lingua e di palato, succhiatelo a piene labbra, a piene gote, e risolvetemi in liquido vitale, e non in cenere e fumo sepolcrale vi stringerò sopra al petto, tetta a tetta, e con le prime due dite della destra vi premerò sul labbro inferiore, a farvi schiudere la bocca vergognosa, ed in quell'apertura deliziosa infilerò la lingua, che finalmente non dovrà più parlare, si muoverà rotando, per mimare un unica pronuncia di piacere donne che mi guardate sopra il rogo, e carezzate la figa di nascosto: guardate il salame che porgo al vostro assaggio, mangiatelo crudo, non ne sprecate il gusto facendolo arrosto smettetela di pregare il dio assassino sbandierato dal boia papalino, dinastica conseguenza dell'infamia di pietro rinnegatore del suo cristo, spegnete coi vostri nettari il mio rogo, e salite con me sulla catasta, e trasformiamo questo dramma in festa!
io rimarrò nella vostra memoria, comunque andrà a finire questa storia

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chiusa

pubblico allo spettacolo, o alla messa
negli esodi di massa, o alla partita
tutti a guardare
a pensare che la vita sia il palcoscenico, il gossip, o il filmato degli scontri di piazza sui tg
seguaci di gesù, fans di madonna
chiesa, ecclesia, collettività
comunità, gruppo, famiglia, associazione
orgia promiscua o casta comunione di beni e di persone
combriccola, congrega
gang
o cupola
cupola, come quella in vaticano
tutti figli di mammasantissima
fedeli nei secoli
gente che ha paura e che confida nelle tradizioni
ovili dei preti
pistole e battaglioni dei carabinieri
giordano bruno è bruciato
e ancora ieri hanno ammazzato chi aveva da ridire
e anche quest'anno, che è il 2001, è un anno del signore
e non dell'uomo

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