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marino
ramingo giusti
Dick Cheese in: LA MORTE DI HUTCH 29-5-2000 marino ramingo giusti / massimo malco 2001 disponibile presso: http://www.vento22.com/taste/words.htm |
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avere a che fare col mondo: danno una replica di starsky e hutch
ogni volante ha a bordo i suoi due agenti, il suo equipaggio tipo, starsky e hutch, uno che guida, e l'altro, il braccio sporto dal finestrino, siede al posto del morto e in sottofondo intanto attacca un funky regista e produttore esecutivo hanno deciso per l'esecuzione nell'episodio finale della serie, fu previsto che hutch fosse sparato io sono uno yankee abbestia, ed ho imparato che qui in america il fine è sempre il dollaro quindi il mandante di quella sparatoria faceva parte della produzione: c'era qualche motivazione contrattuale, tipo richieste d'aumento salariale del co-protagonista, quello biondo, oppure anche un calcolo aziendale, tipo che far finire un telefilm col rantolo della star lo rende un cult, e rende il soldi terminar la storia piuttosto che proseguire con il serial rischiando un calo di audience a lungo andare hutch lo hanno fatto morire, lo hanno ucciso gli autori, sul copione e io non credo sia solo una finzione: hutch è morto davvero e quando l'hanno ammazzato, ero bambino, e ci ho pianto l'hanno ammazzato, e starsky l'ha capito che il serial era già finito, e allora loro fecero fuori anche lui, il telegiornale disse che fu un tumore, e invece fu il loro killer che, seriale, va a sparare agli attori che nel serial è previsto spariscano sul serio se ha ragione porsia, la realtà non è questa città, ma la tv new york è scenografia, e noi comparse riprese 300 volte la giornata da tutte le telecamere piazzate davanti alle banche, dentro ai supermercati e hutch è morto ammazzato dagli autori, e starsky dai giornalisti, uno in un episodio della serie, l'altro in un notiziario della sera mi pizzico e mi tocco per sapere se sono sveglio, ma anche questo è un abbaglio: quando sogno le sensazioni si sentono davvero, se sogno figa mi sveglio a cazzo duro, e da gagnetto sborravo dentro al letto la prova inconfutabile che vivo è la mia immagine impressa sopra un nastro, come per starsky e hutch, cui non bastava l'indizio per incastrare il criminale, ma ci volevano prove oggettive, impronte, inseguimenti prove telesive: siamo vivi se andiamo avanti e indietro, alla moviola di qualche spettatrice che, da sola, si guarda la puntata, e si consola, simula di essere lei la fricchettona mastrussata da starsky, la patata che fuori inquadratura si ipotizza l'eroe del serial spupazzi e sditalini, dopo strappato il bikini, e stropicciato l'acconciatura laccata, alla mia farrow, della protagonista occasionale non so se esisto, ma esisto come ruolo:
sono dick cheese, tassista nichilista, ex-sbirro che indaga per i cazzi
suoi sui cazzi dei vari hutch e brandon lee, morti ammazzati sul set
e il killer degli attori è certo un bianco, ché questi
lavori sporchi son pur sempre ruoli protagonisti e allora carico un
negro che da harlem deve portare la coca ad un regista arriviamo agli
studios, e c'è un casting: cercano un nuovo starsky e un nuovo
hutch il negro mi dice che devo aspettare gli chiedo se ci ha una striscia
da tirare, ché devo tirare sotto un assassino lui mi guarda stupito,
e si sganascia: sporchi negri, dinocolati, e cazzoni in tutti i sensi,
superdotati imbecilli fricchettoni mi dà una busta in cambio
della corsa salgo sul taxi, mi strino le narici, stanno uscendo gli
autori per il breakfast accendo il motore in giro non c'è un
cane, tranne il negro, che è risalito e ha annusato storia losca,
e se ne sta, e aspetta, divertito gli autori fanno per attraversare
gli faccio segno di attraversare pure e faccio strike chiaro, partendo da fermo non li ammazzo, li faccio solo saltare a culo in aria, gli spacco qualche costola, li spezzo, ma non li piego: saranno sempre loro a sorteggiare la sorte degli attori, secondo l'aria che tira, libertaria o autoritaria, frisco o rudolph giuliani il pusher negro è tornato dai suoi affari ognuno si fa i suoi, io guido e taccio ma quando scende mi dà una stretta al braccio, e mi dice "fratello, bel lavoro" e solo allora lo guardo bene in faccia: cazzo, io lo conosco, e pure bene, l'ho visto in televisione ieri notte, è quel pappone del negro informatore di starsky e hutch mi chiede se voglio farmi una mignotta, gli dico fratello fattene una tu, lo chiamo fratello, a un negro, e poi gli aggiungo di dedicarla a Dick Cheese, questa scopata, a quello che ha vendicato starsky e hutch stanotte riparo il taxi dalla botta, tolgo
le chiazze di sangue, e poi mi svacco pingue e birrozza in mano sul
divano, e guardo un'altra puntata delle repliche di qualche telefilm
anni settanta tanto il mondo va avanti, va a puttane e vaffanculo a
new york |
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