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> Menu M.à.V. < issue #8: lo scarto
losc[(art)o] |MAiL|art|VIRtuaLE|
Il superfluo viene scartato, gettato via, rifiutato. In pratica abbiamo una giustificazione per ritenere inutile una cosa. Ma qual'era la componente essenziale per determinare un'utilità tale da averne bisogno? in pratica da cosa distingue l'utile dal futile? Essenzialmente abbiamo bisogno dell'utilità e quindi di tutte le forme che la rappresentino, poi svelato il trucco, il feticcio può essere gettato via... senza tanti rimorsi perché la stessa emozione si può ritrovare in un altro oggetto ancora, in un altro luogo ancora, in un altro individuo ancora; l'intercambiabilità del corso delle cose... nelle cose.
Lo scarto: la barba tagliata stamattina, i capelli tagliati ieri, il foglio degli appunti, l'ex ragazza, un indirizzo e-mail rimosso, l'auto incidentata, una traiettoria che subisce una variazione...
Un caso strano: l'opera d'arte, scarto dell'autore che getta i propri cari e vitali rifiuti in un contenitore dalle infinite, e spesso indefinite, forme. All'artista piace il proprio scarto, e ne fa dono alla comunità...
l'arte in se è inutile, serve solo a produrre spreco e dispendio di energie, ma la conserviamo con mille giustificazioni; energia significa presenza di vita... o per lo meno sentirsi vivi.
Conservare lo scarto significa dimostrare la sua inutilità... non è altro che la conservazione di un atto ormai compiuto, appartenente alla sfera delle azioni fatte e concluse, terminate... In questo senso, una sedia è il prodotto e la testimonianza della fatica di un artigiano; è il suo scarto. Ma non verrà gettato... esso potrà essere riutilizzato per generare comodità.
Pensandoci ci si potrebbe sedere su di un sasso, sul terreno, su di un tronco... allora la comodità, in questo caso, è la giustificazione, apparentemente sensata, per cui siamo costretti a mantenere il superfluo.
Lo scarto prima di essere tale, era così utile?
 
fg - .. -
 
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Nicola S. - "Additivi: eresia n. 1" - 2002

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Nicola S. - "Additivi: eresia n. 2" - 2002
 
 
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> Gruppo sinestetico <- performance eseguita il 20/23 marzo 2002:
INTERNATIONAL DESIGN WORKSHOP AD " SEP PULLITION ", Verde Blù , Fiera di Padova 20/23 Marzo 2002
Performance Gruppo Sinestetico ( A. Sassu, M. Albertin, M. Perseghin) Venerdì 22 sera ore 17
Titolo: " Il prodotto sinestetico è fortemente paralizzante per la mente degli artisti "
Durata: 15 minuti
Azione: Il sinesteta Perseghin inizia la performance tagliandosi la barba.
Il pelo della barba tagliata viene raccolto nell’azione di riciclo in un vaso di vetro trasparente avente nell’etichetta l’indicazione del contenuto di scarto umano/artista.
Contemporaneamente gli altri due sinesteti Sassu e Albertin, si laveranno i capelli mischiando il proprio odore con l’acqua.
La stessa verrà raccolta nell’azione di riciclo in due ulteriori vasi di vetro trasparenti, aventi l’etichetta che ne indica il corrispettivo contenuto di scarto umano/artista.
Gli asciugamani usati verranno stesi su una corda tesa con delle mollette da bucato.
L’azione verrà sonorizzata con una musica composta dagli stessi sinesteti.
 
Immagini della performance>>>>>>>>>>>

rossella - un'estate qualunque - 2002

Carla era, ormai da venti minuti, ferma nello sterminato parcheggio del supermercato, la sua y10 senza servosterzo era oramai un forno ma lei con il capo riverso sperava di sciogliersi in quel caldo e lasciare sul sedile solo una pozza cristallina, di scivolare sull'asfalto che creava miraggi al ritmo d'una lanterna magica ,essere assorbita velocemente senza lasciare null'altro al mondo che quella manciata di parenti eccitatissimi di poter finalmente approdare a "chi l'ha visto? " .Sentiva il sudore formarsi tra le tette e scivolare sul primo rotolino di grasso procurandole un leggero solletico mentre sulla fronte imperlata le gocce prendevano la fastidiosa strada per le orecchie incespicando tra i capelli cespugliosi, mai che i passaggi importanti della vita avvengano senza fastidio, nella migliore delle ipotesi. Improvvisa l'assalì un'altra sgradevole sensazione un peso nell'addome come una palla da bowling nell'utero ed un rivolo caldo all'interno delle cosce, allargo le gambe e le arrivo l'afrore tipico del sangue mestruale, il suo sogno di una scomparsa limpida andò a farsi fottere come tutti i suoi desideri nella sua sballata vita. Almeno questo la indusse ad uscire dall'abitacolo per andare a comprare gli assorbenti quelli superadesivi che quando li stacchi ti portano via un pezzo di mutanda o al meglio lasciano sulle stesse ben quattro strisce superadesive così che quando ti rimetti le mutande e poi le togli ti portano via buna parte dei peli. Pensare poi che comprava quelli con superali che ti dovrebbero far volare via la figa su di un' altro pianeta… invece quella era sempre lì con le sue mille esigenze a ricordale la sua esistenza perniciosa. Si avviò verso i carrelli con gli infradito che si appiccicavano all'asfalto senza averne una gran colpa visto che erano stati creati per camminare su spiagge sconfinate e non per quella torrida estate di città. Ok le 500 lire erano nel palmo sudaticcio e non avrebbe dovuto frugare per ore in quella valigia di immondizie varie che si ostinava a portarsi a tracolla e che riusciva solo a farle tracollare il collo .Prese l’ascensore che puzzava di sudore rancido ed ogni volta si soffermava sui graffiti chiedendosi se non valesse la pena di fare il salto ed arrendersi a “Marco… te la leccherò fino a farti impazzire 883565960” piuttosto che ad “Alfredo coppie singoli/e cani gatti e criceti  338654321” Gatti? Criceti???? Beh almeno qualcuno che abbia un po' di fantasia. E se poi l’avessero rifiutata anche questi scopatori onnivori? La sua vita sessuale non avrebbe avuto neanche più una chance ipotetica “Maschio bello e palestrato 33 anni ti farà toccare il cielo con un dito 3356879089”…mhhhh con un dito , niente di nuovo all’orizzonte …e poi il temine palestrato, oddio che impressione le ricordava un vecchio fidanzato che le sue amiche chiamavano Big Jim, roseo come un maialino con la pelle cotta dalle saune e dalle depilazioni ,faceva ginnastica su di lei due volte alla settimana ,serie interminabili di flessioni, mentre la scartavetrava con i peli in crescita. Oh si esco… esco .Una donna con la faccia arcigna ed il carrello carico di tutti formati famiglia numerosa possibili la fulminava con lo sguardo vedendola prendere nota di qualche numero telefonico, si sa mai. Carla aveva le orecchie rosse che sotto la spietata luce dei neon sembravano trasparenti e che richiamavano il naso rosso e spellato frutto di un coraggioso pomeriggio in piscina.La piscina… brulicava di commesse, tutte culetti sporgenti e tettine a punta e lei si chiedeva dove fossero le impiegate dai culi appiattiti da ore ed anni passati ai computer, quando ormai la cellulite diventa laterale e le rende dei rombi ambulanti ,con quelle tettine flosce in spalle incassate, ma forse quelle come lei avevano rinunciato ad abbruttire il mondo con la loro presenza e s’abbronzavano solo più ,come mortadella andata a male, tra le fette d’un lettino solare. Però gli uomini c’erano e ridevano pure… che cazzo avranno poi avuto da ridere con quelle gambine da merli sotto pance da gravidi al sesto mese…i gutlei con la tripla piegolina plissettata… i capezzoli sotto le ascelle… ridevano e il mondo non si accorgeva di quanto fossero ridicoli.  Il giornale diceva che in clima di recessione poca gente avrebbe potuto permettersi delle vacanze e allora dov’erano tutte le persone che solitamente affollavano il tempio…erano rimasti solo i mercanti e qualche vecchietta più che fedele, fanatica. Pensò a Rudy ,c’erano stai insieme un paio di volte in quel supermercato, forse perché d’inverno sotto sciarpe, cappelli e cappotti si vedeva meno lo sfacelo o forse perché dopo cene a base di ostriche, vinelli ed ogni ben di dio, che lei pagava grata, e dopo mezza bottiglia del suo cognac preferito la trovava scopabile… qualunque fosse stato il mistero di quella storia quasi d’amore si erano frequentati per quattro mesi e proprio quando le sue mani stavano per dare una forma al suo corpo e il primo sole di primavera la stava scaldando un poco, le venne fuori quella domanda di merda:”dove si va quest’estate?” e lui : “tu non so… io vado in Grecia”. Lei pensò immediatamente a quella taccagna di sua madre che pur essendo un’arpia, non appena era entrata in preorgasmo  all’idea di un genero da seviziare, aveva mollato un pacco di soldi per costumi da bagno firmati e vestiti che aveva scelto con la cura di una maîtresse… cazzo… avrebbe dovuto ridarle i soldi? …poi realizzò che era un modo per Rudy di dirle che si era stufato di uscire con una stupida vacca… tornò a casa e si accasciò sulla vasca da bagno … si per essere vacca era vacca… gambe giallastre con peli radi come un pollo e cellulite di quelle che non c’è alcun bisogno di strizzare…tripla piega pancia-stomaco… tette ancora su per la sua età ma di quelle un po' a banana col capezzolo gonfio ed informe… ma in una vertigine d’autostima afferrò la settimana enigmistica… stupida no eh… cominciò con le definizioni più semplici… più semplici… ma il suo pensiero s’arenava su un mare limpido ed azzurro d’una spiaggia greca… fanculo anche alla cultura, afferrò dal frigo un barattolo da mezzo chilo di gelato al cioccolato si piazzò davanti alla tele e si mise a guardare un vecchio film romantico del cazzo. Bene ora Rudy era in quella spiaggia di merda sovraffollata a pagare ogni cosa l’ira di dio per la  troietta dell’ufficio spedizioni  e lei si stava godendo la città d’estate i parchi brulicavano d’iniziative: cinema all’aperto, tutti i film già visti durante l’inverno con quella cozza della Sabri ,che per quanto cozza era a farsi trombare a Cuba, da un medico cubano che l’amava alla follia e che spesso le chiedeva aiutini per i suoi tre figli oppressi dagli americani , troia , inculata e politicamente corretta. Il teatro neanche a pensarci  tutto quello che i teatri avevano scartato durante l’inverno te lo ingozzavano d’estate con la scusa che è gratis e ci trovavi tutti quelli con la puzza sotto il naso e le toppe al culo che fingono d’aver capito tutto ,quando nessuno di quelli sul palco ha capito che cazzo sta dicendo. Si, i concerti erano buoni, ma vedere tutti quei scatenati mezzi nudi saltellare e sbiellare, le faceva venire in mente che avrebbe dovuto essere a casa a spalmare di topexan la faccia di quel balordo di suo figlio, il balordo che non avrebbe mai avuto. Stare a casa con il ventilatore in mezzo alle gambe una mano sul telefono a fare croci a matita sui pochi numeri della sua rubrica... :”naaaaaaaaaaaaaaaa dove vuoi che vada quest’anno ad agosto???? È tutto un gran carnaioooo” bastardi!!! Si decise a chiamare Alfredo... c’era... preparò l’assegno ,tanto a quella stronza di sua madre non avrebbe dato una lira, si fece una doccia, si mise un po' di trucco e rimase ad aspettare... e se non fosse stata una buona scopata ... almeno si sarebbe fatta raccontare dei criceti.


Viors - La scatola di tufo - 2002?
La parete era sorretta da un orologio a corda con la parola àncora e la sua forma.
La mia parete era sorretta da un orologio a corda con la parola ancora e il suo grido…
…e la sagoma di un uomo con le spalle al muro e il capo chino, con un vicolo cieco per sfondo…
 
"Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell’oceano,
ma è ciò che dà significato alla tua vita."
 
E’ ciò che quell’uomo pensa…o un pensiero per quell’uomo…per me…anche…non ho mai capito davvero.
 
Erano gli scarti di una casa semplice ma viva a fungere da piani d’appoggio. Una vecchia cassapanca che custodiva i corredi per le mie sorelle, un carrello dove un vecchio televisore a bianco e nero ci radunava spesso nelle sere d’inverno. Puntualmente mi addormentavo sulle spalle di qualcuno e venivo messo a letto sempre prima che il film finisse.
Utilizzavo quegli scarti come comodini, con il mio primo stereo a nastro magnetico; ed un letto a due piazze nel quale affondavo per pomeriggi e intere serate.
Affondavo...insieme ai fogli imbrattati dei primi pezzi di me clonati da dentro mimetizzati tra i libri di scuola...
affondavo...accucciolato tra le note e i suoni gracchianti sparati a raffica dallo stereo...i Pink Floyd...colonna sonora del mio film per anni...risolutivi per ciò che ora sono...e la racchetta da tennis che trasformavo in chitarra, sulla quale scagliavo tutto l’impeto e immaginavo di far esplodere stridori...e accennavo carezze...
erano delle prove...ora me ne rendo conto...per quelle molecole che formano ora la mia minuscola goccia...
era il mio modo di respirare appieno quelle atmosfere...di esserne totalmente parte...e di avvertire la consapevolezza di come volevo essere realmente...
Da quel momento la mia scatola di tufo mi ha raccolto e custodito...irritato e depresso...e conserva una copia di tutti i segnali lanciati e captati...come una grande memoria...una unità centrale ipnotica e caotica...e ogni file vi giace rigorosamente in disordine...
...scrigno segreto e inaccessibile...dove in qualche modo accudisco e nutro la mia goccia...
...e la parete è tuttora sorretta da un orologio a corda che scandisce incessante gli attimi del vero io che ancora conservo…
quell’orologio con la parola àncora e la sua forma a cui spesso mi aggrappo...
quell’orologio con la parola ancora e il suo grido che non smetto di udire.

Testo trovato on-line - Scimmie - ?
Mi piacciono le scimmie. Il negozio di animali all'angolo le vendeva per 100£ al pezzo. Strano prezzo, normalmente sono un paio di milioni. Ho deciso di fare il figo. Ne ho comprate 200. Mi piacciono le scimmie. Ho un'auto grande. Ho lasciato che una la guidasse. Il suo nome era Sigmund, era ritardata. In realtà nessuna di loro era molto brillante. Continuavano a tirarsi i pugni nei genitali. Io ridevo. Poi mi hanno tirato un pugno nelle palle. Ho smesso di ridere. Le ho scaricate nella mia stanza. Non si sono adattate molto bene al loro nuovo habitat, urlavano, si lanciavano a tutta velocità rimbalzando sul divano. Si schiantavano contro il muro. Sebbene fosse molto divertente all'inizio, lo spettacolo perse di novità dopo la terza ora. Due ore dopo ho capito perché costavano così poco... erano morte tutte. Nessun motivo apparente. Tutte semplicemente si accasciavano, morte. Come quando compri un pesce rosso e ti muore due ore dopo. Dannate scimmie a buon mercato. Non sapevo cosa fare. C'erano 200 scimmie stese dappertutto, sul letto, sui vestiti, penzolavano dagli scaffali... Sembrava che avessi 200 tappetini in pelle. Ho provato a buttarne una nel cesso, poi ho tirato la catena.
Non ha funzionato, si è incastrata.
Ora avevo una scimmia morta bagnata e 199 scimmie morte asciutte. Ho provato a immaginarmi che fossero imbalsamate.
Ha funzionato finche non hanno iniziato a decomporsi. Incominciavano a puzzare veramente. Mi scappava di pisciare ma c'era la scimmia morta nel cesso e non volevo chiamare l'idraulico. Mi sarei sentito imbarazzato. Ho cercato di rallentare la decomposizione congelandole. Sfortunatamente c'era posto per due sole scimmie alla volta, così dovevo cambiarle ogni 30 secondi. Ho anche dovuto mangiare tutto il cibo nel freezer per non farlo andare a male. Ho provato a bruciarle. Non pensavo che il mio letto fosse infiammabile. Ho dovuto spegnere l'incendio. Ora avevo una scimmia morta bagnata nel cesso, due morte congelate nel freezer e 197 scimmie bruciacchiate in decomposizione ammucchiate sul letto. L'odore non migliorava. Iniziavo ad agitarmi per l'impossibilità di usare il bagno e l'incapacità di disfarmi delle mie scimmie. Ho colpito ripetutamente una di loro. Mi sono sentito subito meglio. Ho provato a buttarle ma lo spazzino mi ha detto che la città non era autorizzata al trattamento di carcasse. Gli ho detto che ne avevo una bagnata. Non ha voluto prendere neanche quella. Non gli ho chiesto per quelle congelate. Sono finalmente giunto ad una soluzione: le ho date via come doni natalizi. I miei amici non sapevano casa dire. Insistevano che il regalo era gradito ma mi rendevo conto che mentivano. Ingrati. Allora li ho presi a pugni nelle palle. Mi piacciono le scimmie.

Michela - senza titolo - 2001
imboccata l'autostrada, rimasi perplesso, assai turbato da quel viavai di macchine che noncurante trapassava la nebbia con quei fari traboccanti di fretta. mi chiesi se non fosse il caso di mescolarmi nella velocità di questo caos. lo feci. per inerzia. come tutte le cose che mi riguardavano negli ultimi mesi. tutto per inerzia. movimenti e scelte casuali mi avevano portato fino a qui. la mia volontà sotterranea e viscerale era solo uno spettro mozzo... si trascinava nei pensieri come un'ombra nell'oscurità, impercettibile e terribilmente zitta.
certo...certo...ci avevo anche pensato al suicidio. non m'importava molto. di me. cercavo appigli in ogni guizzo di vita, di strabiliante stranezza o anche di oscura pazzia... cercavo persone che mi trascinassero nella corrente e nei flutti di un qualche progetto di esistenza verdeggiante. cercavo qualcuno che mi scrollasse di dosso quest'apatia. ma più che contatti, erano magri fuochi di paglia. mi aggrappavo a parole che potessero mostrarmi una direzione, che presto si disfacevano lasciandomi ancora più vuoto. mi sembrava di restare sempre immobile, qualunque cosa facessi. l'andamento degli eventi era in passivo, una curva che precivitava nell' abisso. non sapevo che farmene di me. non scorgevo più niente.  certo che ci pensavo di morire. di non svegliarmi più o semplicemente di adagiarmi in un sogno profumato a lungo, senza responsabilità, senza tristi agonie, senza questo marcire ineluttabile. poi però mi ritrovavo incollato alla finestra. e sentivo che stavo respirando..respiravo tutta quell'aria, tutte quelle cose là fuori. scuotevo la testa e mi riprendevo le mie abitudini da sopravvivenza, la TV, i vestiti, gli amici, il telefono, qualche libro, qualche buon libro, lo stereo, i cani..chino sui miei dispiaceri. in fondo non avevo problemi concreti. il verme che mi divorava in silenzio, senza sosta, era una un'assurda allucinazione mentale. un'astrazione per tenermi occupato quando la noia mi assaliva prepotente. "che m'importa di vivere?" significava anche "che m'importa di morire?".
mi fermai ad un autogrill. per mangiare qualcosa. per inerzia. le mani intorpidite dal lungo viaggio. il grigio del cielo mi opprimeva il fiato. c'era qualcosa di particolarmente insopportabile e allucinante   intorno. non saprei spiegarlo. non ora. alcuni uomini chiaccheravano con voci fragorose. risate che si schiantavano contro le porte di vetro automatiche dell'autogrill. una famiglia si accingeva ad entrare stretta nel suo pallido calore. due bambini si rincorrevano chiassosi e le loro madri li osservavano dal marciapiede fumando. vite normali intorno. e poi io. con la mia normalità innocua. tutto troppo normale per non destare sospetti. sentivo forte quella strana sensazione, come una premonizione di qualcosa di brutto che avrebbe, magari, potuto accadere. forse ero solo io, col mio grigiore raggrinzito, a riflettermi nel paesaggio e a ritrovarlo così plumbeo, sottilmente pervaso di oscura insofferenza.

ilsangue - parole&scarti - 2001
vanno e vengono, assumono varie forme, nuovi significati... un odore che preme nelle narici, allungando le mani, in modo da sottrarre aria pulsante ad uno spazio misurato mai relativo.
procedere in una via, cambiando direzione di continuo, senza aspettarsi un segnale, andare oltre oltre oltre. e chiedersi dopo: "che ci faccio qui?". strade sconosciute, facce nuove, stati emotivi fuori controllo. senso del vuoto:"                                
                                                      
                                               ".silenzi assordanti. buio che sanguina luce. parole non dette. spazi riempiti da altri spazi ricolmi di nulla. fruscii. è come ascoltare un foglio che piano viene strappato... una strisciolina di carta, due striscioline di carta, tre str... un insieme di striscioline di carta.
contorni indefiniti, frammenti di un unico pezzo, lingue delle stessa madre, equazioni senza incognite.
un fantoccio nell'angolo, sempre sorridente, pensa allo sguardo pensieroso del cassetto lì vicino, rimasto mezzo aperto... ricambia lo sguardo... nessun dinamismo, resta sempre pensieroso... forse suo padre era un bugiardo. ed ora lui ricorda. e dagli spigoli piovono sogni mai conclusi... svegliarsi nel mezzo della notte col sorriso sulle labbra; quando quelle stesse labbra hanno pronunciato frasi senza sorriso.
ora osserva la parete, l'intonaco poroso, la muffa verso gli spigoli, le ragnatele verso gli angoli... tutto così logico.
le etichette appese al muro, ormai ingiallite, i manifestini dei concerti del '96, arricciati ai bordi e dall'aria stanca... il tempo sbiadisce le idee che ora sembrano afflosciate... lo scheletro si è putrefatto prima della carne... lo sento ridere e prendersi gioco di tutti, ora lui è libero, perciò può permetterselo.
punti d'intersezione... ci si può chiedere all'infinito se sono casuali... e lo sono, ma forse no.
casualmente mando questa mail a te... sei un punto di intersezione. casualmente il mio corpo genera cellule nel giorno X del mese X.... questi due fattori si ritrovano a convivere. casualmente oggi rifiuto una persona, casualmente mi sottraggo all'intersezione, lasciando l'immagine di un ricordo, casuale anch'esso. i ricordi invecchiano... si disfano.
le novità si conoscono, nascono dai brandelli dei ricordi. le lacrime sono asciutte, rimane il sale, il volto è girato dall'altra parte, rimane il gesto, lo sguardo è distolto, rimane l'impressione di un colore, un sentimento sta per morire, restano le schegge sotto la pelle. insieme alle altre. troppe.
l'intonaco si sta scrostando dal muro, i manifesti cadono strappati dal vento nella luce bluastra...
ed avviene così piano... fogli dappertutto... così lenti... volano. danzando in cerchio... ridono e schermano quella figura che si sta delineando dietro di loro... tra loro... mi sorride... aspetta!! aspettami... asp

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