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n° 3: frammentale
MAIL ART VIRTUALE
Ogni creazione, è un frutto, un
insieme di cose.
Cose come esperienze, ricordi,
aspirazioni, sogni, sorrisi stentati, odori: una diretta conseguenza
del vivere inteso come ho vissuto e forse vivrò ancora. Quindi creare,
non è solo lasciare una testimonianza di sé, é anche sottolineare un
determinato momento della propria vita. Poi, possiamo tenerlo chiuso fra le mani, o donarlo agli altri, senza esigere alcunché.
Dunque la creazione è un frammento
di vita, un punto d'intersezione tra emozione, vissuto e comunicazione...
un inconsapevole diario aperto a chi lo nota. Ma cos'è creare? perché
si crea?
A volte grido, a volte rido...
forse le emozioni sono solo un differenziale energetico tra un neurone
e l'altro... così come la creazione è un differenziale tra il mondo
interiore, con le sue verità, e le molteplici sfaccettature
del mondo esterno.
Fabio G.
NO
PROFIT. NO COPYRIGHT. : ilsangue@hotmail.com :
frammentale. vista la quantità di materiale arrivato,
questa è solo la prima parte del 3° numero. Per lo più testi; nella
2° parte, troverete più che altro immagini.
marco, senza titolo, 2001
.......................................................
.............stratosfere............cubiche........... .....riunioni......dissociate.........................
.....antroparassisiemismi.............dimassa........
.....radiazioni..........cybernauseanti........
.......punkche..........lavanoicani...............
..........vini............epidermosi.........
...........labirinti.............cutanei........
.........denatropie.............sconnesse.............
.......idiomi.......lesi..................
...............polisintassi..................denigranti....
..........stumentalizzazioni.........prostradiche.......
......lonosentenze.............prane..........
......disusi...........varianti................cinetiche.
.......infradruide...........androforme........
......decesse.......bioflore................
......parassitarie.......insiemistiche..............
.....cloridiane.......parteozoo.........
.......vulneosintetici.......transiti.............veleggi.............
.......vecchi.........drenatonici.....
.............
.......vago....................
...............................
(D.), c'era una volta, maggio
2000
Dente dopo dente l'ho perso per
strada
il sorriso che avevo quando ero un bambino che sognava un futuro del tutto diverso da quello che è stato e da quello che sarà. Nella soffitta dei miei nonni a suonare le corde a vuoto della chitarra scordata: quel suono vibrante mi faceva rabbrividire e adesso, invece, niente mi dà più soddisfazioni. I cartoni animati conservano quella parte di bambino che c'è in me, che vorrebbe scappare per poter evitare qualsiasi responsabilità: non voglio responsabilità, nessuna responsabilità. E non toccatemi i miei giocattoli: quelli persi e quelli rotti li rivoglio tutti, non buttatemeli via. Quella che mi manca adesso è la magia di quando non avevo responsabilità: non voglio responsabilità, nessuna responsabilità. La gente corre ma io voglio restare indietro. Il tempo scorre: mi sento già troppo cresciuto. Che ne sarà di quel bambino che giocava con me, così carino, così sensibile, così vergine? Le emozioni più belle che ho provato sono state quelle che immaginavo di provare. Così vorrei svegliarmi e scoprire che la realtà era il sogno, che non è passato tutto questo tempo sprecato ad inventarmi un mondo tutto mio e che se ne andrà con me (D.), per fortuna, luglio 2001
Da quando sono nato non esiste
giorno in cui
io possa dire che sia valsa la pena di essere vissuto. Da quando sono nato tutto va per il verso sbagliato e so già che sarà per sempre così Il mondo che va a pezzi, persone sempre più stupide, il mio passato inesistente, tu che non mi sogni mai Ma a casa ho il fucile di mio padre. Non c'è niente che mi leghi a questo mondo niente a cui mi possa aggrappare Ho provato ma non è servito a niente Tu che non mi sogni mai Ma a casa ho il fucile di mio padre. Il mondo che va a pezzi, persone sempre più stupide, il mio futuro inesistente, tu che non mi sogni mai Ma a casa ho il fucile di mio padre giulia, il fiume, 2001
Così loro sono saliti in casa e appena entrati
hanno detto che, volgendo l'occhio sotto al ponte, il fiume era color
caffelatte, e io ero indispettita perché non mi avevano portato con
sé, giacché mia mamma, custode della piccola che ero, aveva imposto
che io non sarei andata a vedere l'acqua fangosa che ribolliva scendendo
di scalino roccioso in scalino roccioso. Non potevo far altro che guardare
dalla finestra la cima della montagna amputata da una nube minacciosa
e le gocce frenetiche che incessantemente si buttavano nella terra erbosa
davanti a casa. Potevo solo annusare il profumo del prato bagnato che
si intrufolava nelle mie narici quando la porta veniva aperta e loro
entravano nel corridoio.
Anni e anni dopo, l'ho visto il fiume arrabbiarsi: e c'erano flutti melmosi che ondeggiavano seguendo la piena e scavando anche la spiaggetta dei falò notturni mentre portavano con sé il loro fango nerastro. E mentre tronchi d'albero e detriti scivolavano nell'apocalisse acqueo mi sembrava impossibile che fosse stato proprio lui, quel rigagnolo cristallino più pietra che liquido quando scende nuovo dalle viscere della terra, a darmi quella visione. Quella notte l'ho sentito, mentre mi rannicchiavo nel mio letto, ululare e abbaiare maestoso e ancora in queste notti, quando mi corico, mi sembra di sentirlo ancora, iroso o pacifico, gorgogliare sommessamente. Alcuni link di follia digitale:
MAIL ART VIRTUALE # 3. ante-dicembre, post-ottobre
2001. prima parte.
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