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Menu M.à.V. < issue # 24: ossessione
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m-m-.ailharrr-rt-hw-whi-rt-rt,u-ha-a-le.
hossesshioneah.osshesshione.hhossheshioneh.hossehioneenhos.
ossessionare_molestare in modo continuo ed assillante
molesare in modor continuo ed assillante molesrtare in moiido
condtinu oo ed asiuoleante moltosortare in miodo comertniniu o
ed assi.lennnte_ossessionante_che si presenta o ricorre
con spietata insistenza che si presente o rricorre con spietanta
insiistenza che si preosjsenta o reiocoroee con spirtata
<zs nsi steneza cj ehs osi èrpesrensnernta oproircopoerree
co n spsrooitnenata ionnteirsitstenza_ossessione_fenomeno psichico patologico fwnomeno psichico
patoliogico fenopmento psiciohioc papotoofgoiop feno omeonto
psoifchjiico èpapotrilodgiuico fen oem n iopops dicihi oj coi
pppoaptro topd l ogi oc_ossessivo_stato d'ossessione
stato dsd'ossesionme statiop sd' osseosiosnrio stoaito d'eoposoessoiesione_ossesso_persona
in preda a violenti eccessi d'ira persona ind presdoi a cviolenti
eccsiso d'ira pe9irsowna i n èpreopsodoa a vilwienkneoitio
oieoicmcmeissois od'eo iropa psperopioseosnadjoirse oij
or predia p ajreio pp oviileoeniti op ecceinjkeispio io idop 'riral
p eorooso ne oa o i nrèpeoprjkdk a a vieoltrennti opep cdccoeoksisi
d'0'ir oa peorosoanfxopsdio jne perjeoda a cvoiioeleoirtntoiopi
opejcocmcope s soerosdillosio id0'dritoir ie aoaira riiaiariai
ira ira ira irai ria riair air aifia ira iria riairairiairia ira
ira ira ira_fG_Mav_QuasiViola_ilsangue_
ossexioneEasfixianteEclaustrofòbia
| ossessione prima |
matteo padovan | SMS |
soffice la notte con
te. dentro. Fatto.freddo.pullulo.e sulla pelle. brividi. carezze.
sudorimescolati. MERCIbeaucoup.-scusa il non dio amore-risotto.
… io tra un po’ comincio. voglia di te senza lo scazzo
che -voglia. vorrei solo fare l’amore, colline e stelle.
con te. riempire la mi lega il tuo serata di noi e non. di pizze…
il tuo battito folle. . ma le mie . scrivo il . la comprensione.
la tua crespi.trasmette se ti accarezzassi il viso. kiss -adesso
Un filo elasticooniricoinvisibile sguardo intraducibile.baciosbadigliante.
sei?dolci immagini nell’aria. strano questo non riuscire
ad esprimere a te.schiva sguardi il divertimento era ispirato
e dubbi battiti E brividi.nostri.-sottilebacio sul collo.-bravo.ke
UOMO. miO! Bacinterminabili.e morbidamente il tuo odore veri addosso
come i miei occhi tutto come. surreale.tuoi.La mia pancia nei
reclama le questaTUEmaniproprio bisogno di un bacio Sono arrivata.scusa.ultimo
semaforo. ci sono. occhi cercanoVETRIappannati.capelliSCOMPIGLIATIdesideriVIOLENTIcarezze
bisbigliano-Diluvia. l’ombrello rotto. aspetto…certo,
e non sembravi x proporzionalità inversa nulla emozionato MENTREilSONNOmi
avvolgeMORBIDO-…mi sei ,te-nutriente…x questa strana
alchimia di …meno ti vedo+ti vorrei.…e sincero.perché
eri bello…e mio pioggia vorrei i miei sogni intrecciati
ai tuoi.Sono a .mancato oggi. e adesso,con ricostituente stanca
ma con .bacio all’uvetta…..tuo nome sul banco. lo
ripasso. quasi come non meritavi. gli sguardi diffidenti. grazie
x le parole_ke sonno..se comincio +di ieri di domani.così non
so come continuo.vorrei aver .GLI avrei passato la notte con te..complimenti.bravo
il mio poeta. tanti baci. …
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ossessione seconda | roberto dinale | boxer sporchi
in zona industriale |
Il buco del
(culo)
si apre
e si
richiude.
aaaaaaaaaaaaaooooooooooooo
aaaaaaaaooooooooooo
questo è il
(culo)
grida
scorreggia e
caga e...
(fantasia)
culo
delle
puttane
impiegati
soldati e
casalinghe
aaaaaaaaoooooooooo
froci e fidanzate
che
lo
aprono
e lo
chiudono
(chiudono)
prot!
PROSA
(nota dell'autore (ndr))
Che dire di questa
poesia?Bè innanzitutto è la prima poesia del Dinale senza bestemmie
e offese, scritta totalmente in italiano e con un pizzico di rispetto
velato, è insomma una poesia tranquilla, descrittiva.
"Boxer sporchi in
zona industriale" è una poesia che parla del buco del culo, un
classico per il Dinale che nel titolo intende tutto il giro
di prostitute che c'è appunto nella "zona industriale" di Castelfranco.
Di cosa sono sporchi quei boxer? Bè, probabilmente non lo sapremo
mai, il Dinale non lo dice, cita però impiegati, soldati,
casalinghe, froci e fidanzate, perchè? Perchè sono le persone
comuni, le stesse che probabilmente vanno nella famosa "zona industriale",
chi a battere e chi a consumare e tutti hanno una cosa che li
lega. Il buco del culo.
Il Dinale immagina
il rumore del buco del culo e lo descrive "aaaaaaaaaaaaaooooooooooooo
aaaaaaaaooooooooooo" sembra quasi un suono, un canto angelico.
Racconta di gente qualuque che che lo apre e lo chiude, che lo
usa in molteplici situazioni e ci mette anche un po di malizia
gay "grida scorreggia e caga e... (fantasia)" Come si può notare,
certi termini appaiono traparentesi. Come se fossero delle parole confidate
in segreto, a bassa voce.
La poesia va avanti
per tutto il tempo come un sogno ma alla fine, si interrompe
e racconta la cruda realtà. Quel "prot!" così grossolano
e patetico fa cadere tutto il resto e ti riporta alla vita reale,
così inutile e così schifosa, come una scorreggia.
| ossessione terza |
persico | sogni d'oro |
liscio_ñ
bianco_Ü di seta_æ.
sembra_¤
il passaggio_ del serpente.Æ
rigirarsi_É
pensando_ê al rosa_ï che incanta_ã riscalda_Ñ manca._%
si dice il perchè_ç
ma_Ä non si capisce il chi;_â
si dice il come_¥
ma_¦ non si dice il quando._¶ libertà
di muoversi_¬
coprendo_î il margine_§ innoquo_¢ scoperto._^ scoprirsi_@ e prestare_# l'altra_£ guancia_( / pancia._) Dormi_- calma_' senza pensare_" che possa cambiare_<< il tuo animus._>> Sogna_? i quattro_4 attimi_| da ricordare_* e_+ scordati_Ë le tue_ÿ lune_° amare._/ Non hai_× ragione._V Questo (non)/è_ö amare._}{ Che significato_«?» impensabile_! | ossessione
quarta | emo | la stanza bianca |
la stanza era vuota. le quattro
pareti bianche erano vuote: nessun quadro ne altra immagine o
icona appesa su di esse. la luce filtrava da una finestra socchiusa.
accecante. limpida ed accecante.
tutta quella luce mi inebriava.
eppure soltanto un gran senso di vuoto e nulla più. solo dopo
pochi minuti mi accorsi del mio letto, spostato, dimenticato lì
in un angolino dove mai era stato messo prima.
sono disorientato. un pò perso
e pallido. solamente il soffitto giallastro mi ricordava la mia
vecchia cameretta, quella di quando ero piccino.
tutti i miei ricordi d'infanzia
sono sepolti qui dentro. da quanto non ricordavo le lunghe ore
passate a giocare spensieratamente ai bordi del letto. ora non
c'è neppure il mio vecchio comodino, pieno di tarme ed addobbato
fino all'orlo di bomboniere di battesimi e foto dagli abiti bianchi,
lucenti, sfavillanti.
il mio sorriso in una di queste.
che strano però, non sembravo contento ma più che altro attonito
ed immerso in circostante che sembrano a me estranee.
ma a che cavolo stavo pensando?
non me lo ricorderò mai. l'à dove una volta c'era una mia foto
di adolescente magro e brufoloso ora ritrovo un'orologio a cucù,
nero e statico, di una staticità impressionante. sarà forse il
contrasto dovuto al colore biancastro delle mura... che ne sò!
mentre osservo il tutto, un
silenzio mai udito prima si contorce intorno alla mia figura slanciata.
non mi viene da dire nulla! che strano, io che blatero di puttanate
in continuazione, ora, davanti a così tanti ricordi, non dico
nulla... nemmeno una puttanata qualsisasi. una cazzata occasionale!
nulla.
c'è solo stupore segnato nel
mio viso, molto profondamente a dirla tutta. in verità non mi
pare nemmeno di esserci mai stato in questa stanza. eppure sono
sicuro che sia la mia.
il pavimento è un pò umidiccio,
come sempre. che strano, al momento non sento calore ma soltanto
una lieve brezza, un odore di vecchio e marcio.
certo, quel linoleum panna per
terra mi è familiare, anche il tappeto grigiastro cucito a mano
dalla mia vecchia zia dell'australia di cui però non ho molti
ricordi. ora non ricordo neppure il suo nome.
sono le otto. vedo le lanciette
ferme sull'orologio che ho difronte a me. schiavo del tempo, mi
accorsi solo poche ore dopo che ero già morto. lì disteso
nel letto.
| ossessione
quinta | Lm | gabbie |
GABBIE di Luoghi
GABBIE di Modi
Gabbie di atmosfere rarefatte
soffocanti morbose pretese
di verità stanche
stantie quanto tessuti
mummificati che la sola volontà del tempo non riuscirà a decomporre
reticoli appena accennati
quanto incisi nella memoria ad indicare –im-possibili- promesse
a confluenza obbligata
l’ unica da fuggire
negare
violentare
ora il disprezzo si erige
si innalza
-costante-
colmo di se
propulsivo in linea
retta
deciso
fendente scivolerà in profondità
in già Piaghe di vacua
sensibilità
donando loro maestose oscillazioni
nell’ attesa di un
imminente
devastante crollo neuronale
| ossessione
sesta | andrea | ogni sera |
sottovoce come gli animali
bruchivermiscarafaggi
le radici ilmuschio
sporco nero di nottelunadonna
azzurropece:
OgNI SERa
Ogni sera, pensando che il giorno
dopo regalerò otto ore della mia giornata ad un padrone, in cambio
di poche briciole del suo opulento benessere, mi sento morire.
Il lavoro uccide.
Produrre, accumulare, spedire, scaricare, contare, ottimizzare, fare. Parole d’ordine per l’accesso alla città nemica, che dovrei assaltare, ma nella quale entro da schiavo. Arranco, appesantito dal giogo e dalle catene, che non esistono se non grazie alla mia mente. Le odio ma sono io a crearle. Me lo hanno insegnato. Essi sono me. Loro sono già morti ed anch’io sto morendo. È forse la città dei morti la mia nemica. Mia nemica è la loro morte, la loro città menzognera. Ed ogni giorno esco da quella città madido di sudore. Sento però che una parte di me resiste. Se la
notte guardo fuori dalla finestra, posso
vedere centinaia di luci. Non sono forse queste le
fiamme dell’inferno, della loro città del benessere
fasullo? Non è forse lo scintillio dell’oro
a turbare il nostro sonno?
Presto assalteremo
le mura della città dei morti e prima di bruciare i loro palazzi,
ci riprenderemo le nostre vite.
| ossessione settima | fra* |
busman |
l'uomo dell'autobus.
il conducente. che personaggio buffo ed imperscrutabile. non appena poggi un piede sulla superficie della pancia dell'autobus vedi subito il cartello metallico che recita nero su bianco *non parlare al conducente*. non puoi chiedere se per caso puo' indicarti la fermata. non puoi scambiarci una parola se ti senti triste o se vorresti un consiglio su dove scendere per visitare un qualche posto bello che non conosci. lui ti blocca con quel cartellino e tutto inizia e finisce nel passo che ti conduce sull'autobus. all'inizio quando sali le prime volte lo guardi noti se e' un uomo o una donna i suoi tratti fondamentali poi diventa una parte non interessante dell'autobus stesso e non ci fai piu'caso. ma forse in realta' questo e' quello che ogni tanto mi piace pensare ogni tanto
perche' adesso il cartellino e' come se non esistesse piu' e le mamme stesse dicono ai bambini prima che escano di casa di chiedere al conducente se non sono sicuri ed i vecchietti spesso intavolano discorsi noiosi su questo e quello dopo aver chiesto se per favore puo' aprire davanti quando lo chiedono che camminare purtroppo ormai che siam vecchi e' un lusso.. una volta che stavo sfrecciando di corsa sull'uno verso la casa di una ormai non piu' amica che aveva bisogno di parlare e' stato lui stesso ad iniziare a parlare con me chiedendomi perche' avevo un viso cosi' sconvolto e perche' stessi con gli occhi incollati al cellulare. ha detto che se ogni volta che suo figlio si incolla al cellulare fosse una brutta situazione allora vivrebbe in un mondo infernale. io ho sorriso. era buffo e molto cordiale anche nell'espressione viso largo ed occhi vispi il resto non me lo ricordo pero' mi ricordo che ero felice che si fosse messo a discutere. mi sentivo molto tesa e questo diversivo inaspettato allentava la mia presa nervosa sul palo di ferro rendendola piu' tranquilla. un'altra volta ancora sono stata addirittura accompagnata sotto casa da un conducente gentilissimo nonche' abitante un piano sotto di me della mio stesso palazzo che dopo aver fatto scorrere i pannelli fino a decomporre la scritta 37 e trasformarla in *deposito* ha sentenziato che potevi rimanermene seduta dove ero e mi avrebbe riporatata lui a casa in fondo il deposito e' proprio li' vicino. sono scorbutici per definizione (tranne quelli francesi che sono pazienti da morire e disponibili) e galleggiano nel brusio indistinto di ragazzini con zaini ingombranti al ritorno da scuola e signore anziane che cercano un posto per sedersi adolescenti rumorosi turisti dispersi chissa' dove. un gruppo etnico a parte pericolosissimo per chiunque osi contrariarlo ma con eccezioni buffissime. le urla attraverso viale giovine italia quando un motorino passa un attimo prima che stia per scattare il rosso e gli taglia la strada. lo strombazzare dei clacson quando si incrociano e vogliono scambiarsi un saluto. mia madre mi racconta spesso che ce n'é uno qui a firenze che saluta ogni persona che sale sul suo autobus. e quando sali tu lo vedi che ti guarda e dice *buongiorno!* con aria cortese ti domandi se per caso non la conosci (e lei in particolare si tormenta sempre visto che appunto abbiamo un vicino conducente. io il salutatore non lo ho mai incontrato) questa persona. o magari non sta salutando te ma qualcuno dietro. ed invece no. saluta tutti uno per uno. salvesalvesalvesalve. senza forzature. mi piacerebbe moltissimo essere salutata pure io. ieri poi penso di avere incontrato il piu' buffo di tutti. era molto giovane con un viso pieno e i capelli corti schiacciati sulla testa. non sembrava sapesse molto bene quello che faceva dato che sudava tantissimo anche con l'aria condizionata e si guardava intorno guardingo da morire. impressione confermata dal fatto che mentre io stavo chiacchierando con una signora spiegandole il persorso che segue in questi giorni il quattordici dato che e' deviato verso via della colonna mi ha interrotta chiedendomi se prendevo spesso quell'autobus. io ovviamente ho risposto di si e ho detto che ho una buona conoscenza di tutti i percorsi deviati sia all'andata che al ritorno perche' e' l'autobus che ho preso per cinque anni ogni mattina per andare e negli ultimi tempi anche tornare da scuola o dal centro. allora lui mi ha chiesto un favore. se potevo gentilmente guidarlo io almeno fino alla fermata dove sarei scesa perche' lui era nuovo qui e non aveva la minima idea della strada da fare. naturalmente il primo pensiero e' che mi sta prendendo in giro in un momento di incredibile noia un afoso pomeriggio di luglio. pero' lo scherzo e' piuttosto divertente ed io ci sto. inizio a dire ad altissima vole *destra!sinistrrrrrrrra!* quando deve girare e dopo un po' mi rendo conto che davvero non ha la minima idea di dove debba andare. ogni volta che ritardo un po' con le indicazioni inizia a diventare frenetico e cerca ad alta voce qualcuno con cui sostituirmi quando dovro' scendere. mi sento un po' una grande navigatrice che conduce in salvo e a destinazione una ciurma eterogenea di cittadini in versione estiva. con un timoniere nuovo e abbastanza incapace e vigliacco che non e' assolutamente all'altezza del lavoro ma che con un po' di pratica e maltrattamenti vari lo sara' presto. quando davo le indicazioni ridevo. forse si sara' offeso ma di sicuro mi sono sentita pienamente giustificata. i conducenti degli autobus sono il cervello stesso di un pesante corpo cavo e metallico. ne fanno parte. | links |
www.terre.it
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www.subgenius.com
mail art virtuale - numero ventiquattro
- gennaio duemilaquattro.
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