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> Menu M.à.V. < issue # 23: il corpo
| m a i l a r t v i r t u a l e |
|                  ventitre |          i l  c orpo
 
ricordo ambienti in cui non ho vissuto mai.
(appunti estemporaneo-delirante-automatico sul concetto di corpo.)
 
il corpo, dimora della luce, contorno di pelle delineato dal limite. limite che decide la forma.
la forma per essere materia esige un limite. non può essere altrimenti. la natura sceglie sempre la possibilità energeticamente meno dispendiosa e formalmente più ordinata.
caos nell'apparenza.
eppure, ciò che sembra un informe ammasso caotico non è altro che pura forma. oppure un sistema complesso di forme che mutano cercando l'equilibrio. abbozzo dopo abbozzo, dall'iniziazione all'ascesa, la perfezione s'avvicina; il corpo dopo intere ere d'azione da parte dell'evoluzione diventa un congegno (congegno: letteralmente, varie parti messe insieme, assemblate al servizio della funzione), complicato e perfettamente funzionale.
il corpo è brutto.
molle, debole, rosa e indifeso, a volte coperto di pelo altre volte bianco cinereo.
immagina la pena di due corpi nudi l'uno di fronte all'altro. il corpo produce elementi chimici, ormoni e feromoni, capaci di alleviare la pena, mutandola in attrazione.
il corpo è l'universo intero, chiuso, in scala minore. l'universo è infinito? il microcosmo nel macrocosmo, l'infinita ripetizione di un modello base.
tutto è uno.
ed uno è il contrario di due.
immaginando l'infinito, per quanto si riesca a spaziare nel tempo e nello spazio, si può immaginare soltanto una scatola chiusa. l'infinito per quanto immenso e gigantesco, resta pur sempre un concetto delineato da un contorno.
come un corpo.
l'infinito è un'invenzione della mente umana, per altro inconcepibile dalla stessa, finalizzata all'approssimazione.
 
quante stelle ci sono nel cielo?
tante.
sì, ma quante?
non lo so... infinite!
 
allora, vale la pena di soffermarsi sul contorno cercandone le crepe ed i punti deboli da recidere.
ed una volta tradito il limite, ne troverò probabilmente un altro e un altro e un altro ancora.
e se poi mi perdo?
tradire il corpo.
non si esce indenni da un tradimento. il corpo è molle, nudo e vulnerabile. per ciò si può decorare. permanentemente. utilizzando gli errori strutturali del corpo come fossero i bachi d'un sistema digitale, si può tradire la pura funzione. ma non si riesce ad escirne indenni. ed il medium può essere solo il dolore fisisco puro mordente. piacere, in fin dei conti.
la decorazione corporea è un atto corraggioso.
il corpo dev'essere usato.
sostanze che si fanno corpo ed interagiscono con esso attraverso canali trasversali, passaggi segreti mentali e corporali. non è facile oltrepassare il contorno e poi non perdersi.
altrare le proprie funzioni chimiche è un atto che richiede estrema consapevolezza.
pochi tornano indietro. non perchè manca la volontà. semplicemente manca quel filo che permette all'aquilone di volare.
il corpo muta.
ed il serpente continua a mordersi la coda.
il corpo è un produttore di bisogni.
 
dopotutto l'universo è fatto prevalentemente d'altri, tranne un'unica insignificante eccezione.
d'altronde sono sempre gli altri a morire. 
 
fG - mav

| apomorfina | sexual report |

boccone. sollievo. catena. freno. noia. vento. siderale. callo. ventura. esterno. fermaglio. coitale. giusto. lobato. franoso. dolina. cieca. cornacchia. segugio. antico. veliero. cortile. sodalizio. estremo. vestito. cancello. detrattore. formale. crisalide. gioviale. innesco. dosato. incongruo. fellatio. destino. montale. solletico. fumo. fieno. forma. disilluso. cantilena. bivacco. logico. convesso. continuo. feriale. sorpresa. sorpreso. felice. imene. scomposta. intruso. stantio. stanco. fossile. famosa. frontale. trovata. viscido. vasca. vacuo. verme. astuto. fodera. diventato. divano. diviene. grumo. erboso. quadrato. discesa. sonda. gira. familiare. dolore. cancro. torvo. unto. santo. salvo. vostro. pieno. quiete. tesa. ombra. raso. languore. aspirina. situazione. ditale. ventre. centro. decretato. sicuro. vegetale. candore. schiuma. sciatto. intero. ingrato. interno. rigido. vetro. solidale. violata. unghia. raglio. benedetto. saltato. storpio. indomito. caustica. entra. ogiva. segnale. risparmia. consegue. convince. filo. sostegno. indigeno. lontano. emozione. rimasto. governo. intaglio. eritema. abraso. eroso. erotico. erogeno. regolato. materno. colpa. deviazione. inarticolato. sensato. indice. labile. troia. acume. dente. collasso. liquame. lettiga. cotone. nervoso. dissipato. sterno. vestale. disagio. ano. eseguo. disturbo. stenta. intinge. ingente. dietro. rosato. acido. pannello. imbuto. scostato. denaturato. inviso. scollato. animo. semino. gemito. rodilo. scarica. collirio. visione. sedotta. ingoia. risparmi. riesuma. annida. donna. consegno. industria. urto. sciacallo. dilava. cancella. esondo. scompare.

incunea.

angolo.

spigolo.

ultimo.


| emo | il piede nudo |
 
sono tutti morti. cumuli di macerie agli angoli delle strade. brandelli di sangue tra le pozzanghere d'urina. l'odore che pervade è indescrivibile. dovremmo trovare il modo per sepellire i pochi cadaveri rimasti interi e mettere in qurantena tutta la zona. il rischio di malattie è molto alto.
il cielo tutt'attorno è grigio. da una finestra esce una canzone romantica, mi sembra un brano conosciuto. ora non ricordo il titolo. a fatica riesco a camminare per la via, il rosso sanguigno dei morti ne traccia i confini.
a mala pena mi accorgo di una tazzina di porcellana bianca dimenticata per terra, sotto a ciò che rimane di una vecchia stufa piena di ceneri.
la raccolgo e ne assaporo il contenuto: pare sia del the, poco zuccherato. zucchero di canna credo. mi volto verso la parete imbrattata di sangue umano, forse proprio lo stesso dell'anziana signora che stava preparando l'infuso ad alcuni ospiti. si, proprio quei cadaveri di bambini laggiù. avranno ad occhio sui dieci anni ciascuno, non di più. un ragazzino il cui corpo è completamente sfondato, il cranio è divelto e a malapena si intuisce la direzione delle gambe. ed una ragazza dai capelli lunghi, biondi.
l'anziana signora è deforme, solo la dentiera è rimasta intatta. le tavole di legno accatastate sul pavimento stanno cedendo. mi sposto per evitare di finire nel piano sottostante. e ricomincio a camminare.
tutto è inerme. non c'è un filo di vento ne traccia di superstiti.
poco più avanti un triciclo fa da sfondo ad una parte di una mano. destra o sinistra. fa lo stesso. il rimanente si sarà disintegrato qua e là. bella la gonna a fiorellini gialli e blu che indossa quel cadavere li in fondo. questo è ancora tutt'intero. pardon: tutt'intera. tumefatta però. un pò troppo per i miei gusti. comunque sempre buona da sepellire. almeno ho qualcosina da fare per le prossime due ore.
non ricordo dove ho appoggiato gli arnesi per la buca. forse nella strada adiacente o qualche isolato fà.
comunque sia non ha importanza, ho parecchio tempo oramai. prima o dopo li ritrovo. una piacevole visione affascina la mia figura: una serie di foto appese su di una specchiera per metà spezzata. è antica e datata amio parere. non ne capisco gran che di cose vecchie ma mi piace. credo che la porterò via con me. le foto sono davvero carine, in bianco e nero. foto di auto d'epoca. meravigliose. io ne avevo una decina da bambino, mi divertivo a collezionarle in un baule per poi giocarci con papà. prima che morisse.
alzo lo sguardo e vedo in fondo alla strada un piede troncato all'altezza della caviglia. un piede destro. mancano alcune dita ma fa niente. quasi quasi porto via pure quello. un divertente dragone ne ripercorre la parte superiore. è uguale identico al tattoo che ho io sulla schiena. solo ora mi accorgo che al mio corpo mancano alcune parti, la spalla sinistra è pressoche inesistente, il bacino per metà mi manca. neppure farlo apposta ho perso anche il piede destro. raccolgo il cimelio, un quarantaquattro abbondante e lo porto via con me.
soddisfatto del mio nuovo piede ricerco gli altri pezzi che mi mancano.
riprendo la mia via assieme al mio piede nudo.

| Marvelli L | Il corpo invaso |
 
Il tubo in cavità.
Il tubo gastroscopio scivola ben lubrificato nel lume dell’esofago: è tutto rosso intorno ché l’elicobatterio ha disseminato mine antiuomo senza parsimonia facendo del tubo un campo minato.
E’ così pericoloso avventurarsi per l’esofago senza uno strumento capace di rilevare metalli sospetti!
Chi lo ha fatto ci ha lasciato una gamba ed ora si aggira fortunato-in-protesi, uomo biomeccanico e cibernetico, mutato e privato dell’organo nel canale esofageo.
Alcuni tentativi, accenni di vomito conato, bloccano il tubo gastroscopio per un attimo poi, quando il buon respiro mette quiete nello stomaco, ecco che lo strumento riprende il suo tragitto come serpente strisciante nel contesto peristaltico di quest’apparato digerente appena all’inizio e già così infestato di mine antiuomo ed elicobbateriche antibiotico-resistenti.
Un fastidioso restringimento valvolare, un Cardiàs come Flegiàs, come sentinella in garitta armata di tutto punto che grida: "Fermo là!", un anello connettivo slarga & stringi introduce il gastrotubo nell’organo cavo per antonomasia.
Ed è gran festa!
Nello stomaco.
Tutti dicono: "Viva la gastrofesta!"
Erano ormai anni che nessuno si faceva vedere da queste parti: tutto buio e triste, acidopepsina sulle pareti a tutto tondo, silenzio e talvolta un borborigmo per livelli aerei ed idroaerei che cessano improvvisamente con uno svuotamento peristaltico per cui il Gastro si rovescia su se stesso facendo l’interno dell’esterno e viceversa senza tuttavia mutar granché nel sacco peritoneale che avvolge con così tanta luccicanza.
Ecco il tubo gastroscopio, il faro che questo monta in testa, il fascio della luce che, ove illumina, scalda per la gioia dei villi intestinali che, seppur lontani dalla rivelazione, s’agitano come spighe al vento, come plancton sottomarino, come veli di sposa.
C’è un gran fermento nella cavità e, come un dragone cinese azionato da cento uomini, volteggia il gastrotubo, disegna parabole, si spinge verso l’alto e poi precipita, sta fermo per un attimo ma presto volta e parte come un toro impazzito dalla rabbia, ora qua, ora là, facendo aria e luce, un rumore tondo e sordo nel quale è possibile riconoscere l’eco dell’applauso: mille anatomie cellulari che per la casuale mitosi, qui si sono ritrovate loro malgrado, ora ringraziano il destino e strappano finalmente le pareti riversando dappertutto citoplasma: "Evviva!", gridano corpuscoli rotolanti sulle pareti del grande Gastro, "Viva la gastrofesta!", ciarlano ribosomi, vacuoli e mitocondri scivolando nel marasma citoplasmatico.
Dieci minuti di follia generale poi il tubo, ormai povero di lubrificante, pensa d’andar via.
Come il serpente strisciante, aziona l’onda contraria che da come risultato il moto inverso e prima di passare in galleria, proprio quando appare all’orizzonte Cardiàs sotto garitta, il tubo estrae una grossa pinza e, prima che nessuno se ne accorga, taglia di netto un pezzo di materia per il laboratorio.
Il corpo organizzato è studiato e curato perché non marcisca sotto l’azione del tempo ed il gastro non fa eccezione nonostante il suo aspetto così cavo ed aperto ad ogni tentativo di contatto con l’esterno: neanche lo stomaco di passaggio tiene lontana l’invasione degli Apparati Strumentali, risultando così, il corpo, sempre in balia dei tubi-serpenti-striscianti che prima fanno credere chissà cosa e poi…
E se questo non basta perché voi principiate a convincervi del fatto che il corpo è perennemente sottopressione e che la manipolazione della carne umana è l’esercizio preferito di chi comanda, ora proverò a dirvi dell’Epa che, pur non essendo cavo, è comunque sistemato nella luccicanza peritoneale ove tutto è ovattato e calma piatta tanto da credere che, ed invece...
 
L’invasione delle vie biliari
Il fegato cirrotico e stanco, siede nella sua loggia in attesa di togliere il disturbo.
Bande di connettivo lasso sconvolgono la normale architettura ed un tanfo insopportabile rende inavvicinabili i poveri epatociti, una volta veri e propri laboratori di armi di distruzione di massa, oggi dissidenti al confino, scienziati aterosclerotici e incapaci, algebre impazzite, pile alcaline scariche, barriere inconsapevoli al deflusso della bile che così diviene reflusso pestilenziale finalmente raccolto in formazioni sacciformi radiopache e iperdense dal colore verde smeraldo nauseabondo.
Poveri scienziati!
Questo è quello che spetta a chi ha passato la vita intera a brigare, a trasformare in legami covalenti l’ alcol in formaldeide e glucosio in quantità esagerata che poi in ultima analisi, come dice il dottor Krebbs, di lipidi si tratta, ergo, grasso!
Grasso nel sangue e colesterolo che poi fa ictus ed infarto del miocardio in barba agli ipolipemizzanti che sono una gran fregatura: "La dieta ipocalorica ed iposodica è l’unica cosa!" ma chi glielo va a dire alle multinazionali del colesterolo che finanziano gli epatociti sin da piccoli perché trasformino-trasformino-trasformino sino a dichiararsi esausti e puzzolenti con gran reflusso di bile verde e gialla.
Questi lobi epatici sono una gran rottura!
Soprattutto quando, non più giovani, perdono la capacità d’essere trapassati da vasi d’ogni tipo che tutti conosciamo come il "Circolo Portale Artico" ed allora questi tubi pieni di sangue rosso-disossigenato, si inginocchiano e divengono turbolenti, "Ipertensione, ipertensione portale!", sino alle varici esofagee che nella peggiore delle ipotesi, esplodono in un grande sbotto di sangue e poi a seguire una infinità di spruzzi ematici che dipingono pareti circostanti e poveri passanti.
Ma questo non è niente in confronto al rovesciamento improvviso della bile nel flusso sanguigno con il risultato che il colorito corporeo si fa d’improvviso giallo-verdognolo fosforescente facendo del corpo in esame un s-oggetto non identificato luminescente e visibile di notte.
E che dire poi del K-deficit vitaminico che è fattore di coagulazione?
Il corpo impiagato perde sangue senza sosta dalle più piccole soluzioni di continuo per cui s’interviene con bendaggi compressivi ed acqua ossigenata o perossido d’idrogeno dalle magiche proprietà emostatiche e rinfrescanti.
Il corpo così fasciato è irriconoscibile a se stesso e perde il nome e l’identità tanto che a qualcuno verrebbe a dire che la malattia è sinonimo di libertà.
E questo è suffragato dal fatto che il Potere della Scienza che è contro ogni possibile accenno di libertà, interviene immediatamente ad impedire questo superamento d’identità del corpo bendato e procede all’assalto dell’epa con ogni mezzo penetrando dal coledoco per le vie biliari fino al connettivo lasso a sparare liquidi iodati che s’espandono a raggiera rendendo possibile il passaggio dei raggi-X e gamma nonostante la convenzione internazionale che prevede la distruzione delle armi nucleari, chimiche e batteriologice.
Questi scienziati vogliono salvare a tutti i costi il fegato invecchiato perché sanno che un corpo da esso liberato, diviene un tantino più libero, direi leggero, vuoto, disponibile ad essere attraversato da chiunque senza che venga percepita puzza alcuna.
Un fegato morente è il più grande anelito alla libertà.
 
Tutti a tavola
Sul tavolo giace il corpo incosciente per il curaro e la ketamina, il volto mascherato ed intubato per il gas nervino ed anidride ed ossigeno in bombole a pompare macchine e polmoni, ingranaggi di metallo, artifici matematici, elettroniche algebriche: è il trionfo della scienza operatoria e dei padroni del sonno e della veglia, dei meccanici dentisti, taglialegna, seghe elettriche, martelli pneumatici, il sibilo bruciato del bisturi elettrico sulla pelle rossa disinfettata dallo sporicida PH basico, la breccia operatoria, cinque, dieci centimetri, un vero e proprio squarcio, la porta del caveau umano, la cattedrale della Natura; puzzo di carne morta e bruciata, cauterizzazione capillare per evitare il sanguinamento eccessivo, il bisturi è anche un ferro infuocato disinfettante e quando è all’azione solleva fumo e cenere tutto intorno.
S’apre il portale della chiesa: "Meraviglia, meraviglia del creato!"
La navata centrale grigio intestino è un groviglio di tubi intrecciati nei quali è possibile farsi spazio senza creare danno alle impalcature intorno che sono come affreschi sulla volta peritoneale, i reni nelle logge, il rilievo splenico, poco distante la fonte insulinica, il grande gastro davanti l’abside come un altare sul presbiterio digerente acido e pepsinico a contatto, per il coledoco transetto di sinistra, con l’epa cirrotico e pestilenziale, la cripta corporea e luogo di sepoltura biliare.
Vien voglia di segnarsi con le mani piene di guanti giunte sino a qui con l’intento di organizzare un po’ il gran groviglio digerente avvolto in luccicanza peritoneale ma c’è così poco tempo per le ingegnerie operatorie e poi c’è l’anestesia e l’emivita farmacologia con il cronometro puntato sull’ora della veglia e della comparsa del dolore: "Fate presto, fate preso, passateci le pinze!"
Queste pinze lanzichenecchie fanno irruzione nel tempio corporeo e bruciano, strappano, squarciano, asportano, aspirano, attaccano, cuciono protesi, lasciano tubi aspiranti, sciacquano e lavano per bene il peritoneo luccicante e appena appena trasparente: il tubo digerente asportato dalla cavità, è adagiato con cura in petto, dentro è un gran vuoto e lo stomaco tende a precipitare sull’impianto diaframmatico ma la sapiente mano chirurga, con un moto brusco, lo ricaccia di dove era venuto e con lui, il sistema dei collegamenti viari con i pianeti della costellazione digerente, Pancreàs, Epa, Ex-ofago, Spleen, tutte stazioni-laboratorio ove la sostanza cambia forma con l’intento proteico, glucidico e lipidico mentre è un gran passare di tir-carrier-vitaminici alla guida dei quali siedono infaticabili auto-trasportatori che bevono whisky per rimanere svegli di notte ad ascoltare canzoni e sesso alla radio ed a strombazzare alle puttane fingendo di investirle.
Sul retro, come due containers, stanno i reni nelle loro logge, collegati ad un sistema fognario di acque bianche che, insieme al velo peritoneale, danno quella luccicanza che permette a noi tutti di vedere.
Le acque poi, raccolte in una cisterna trasparente, raggiungono un livello accettabile prima dell’esondazione che avviene per apertura della diga sfinterica ed innervata elettricamente con circuiti a fibre ottiche organizzati in fasci che raggiungono il Cervello Centrale.
Potenza del software corporeo!
Questo sistema fognario è garante dell’equilibrio acido-basico per la sufficienza dei reni, unico e vero filtro dell’intera architettura umana, addirittura replicabili in chiave artificiale in un processo che porta il nome di Seduta Emodialitica per corpi con reni dis-organizzati in cortocircuito.
Le mani guantate, fatto il largo necessario, vanno verso lo zenit della sfera celeste con la speranza d’asportare il cancro tumefatto, responsabile del Gran Disordine Digerente e cortocircuito che di così tanto connettivo ha infettato il fegato ormai definitivamente impazzito e distributore di bile dappertutto.
La sorpresa è che il cancro ha messo le radici, ha invaso tessuti in ogni parte, ha mangiato organi ed apparati, ha dis-organizzato il corpo.
Non resta, per le mani, che chiudere al più presto sedendo finalmente, al tavolo degli sconfitti.
E così è con una gran bella cucitura sulla pancia, un punto a croce sul corpo invincibile e
dis-organizzando.
 
Il polmone artificiale
Il corpo è nel tubo respirante, contenitore cilindrico per flussi di ossigeno ed anidridi carboniche, pareti trasparenti che lasciano in bella vista le membra esangui ivi contenute.
Un tonfo e poi un altro per un atto respiratorio, una coppia d’aria per la vita, entra ed esce, tunf tunf, la spia illumina l’avvenuto funzionamento dell’atto, venti per minuto primo, il corpo supino e devastato dalla macchina elettrica, dal suo rumore, dai suoi continui vuoti d’aria che sembrano succhiare organi e sangue.
Un libro come unica distrazione, un libro sistemato di rovescio sulla parete in plexiglas, storie di uomini e di macchine, cyborg dagli arti meccanici, androidi e pompe, ingranaggi, pace-maker e denti di porcellana per il corpo esangue e supino ora lettore ammazzatempo per non morire di noia: "Gira la pagina che ho terminato, gira!"
Pagina centoventi sul polmone artificiale respirante e succhia-organi, la storia è al momento cruciale, verrebbe il fiatone se non fosse la macchina a comandare, il cyborg accetta di morire per salvare l’intera umanità, il cyborg si fa uomo per salvare tutti gli uomini, il cyborg rinuncia al suo potere immortale e firma la sua condanna a morte.
Il corpo respirato dal polmone artificiale, piange dalla commozione per il cyborg e la sua storia: "Togli il libro strappalacrime!"
Il corpo e la sua macchina, il corpo e la sua vita ma che vita è questa?
Per tenere prigioniero il cancro infiltrato, per alleggerire le bande di connettivo lasso all’assalto dell’architettura dell’epa, la scienza inventa il polmone artificiale che assumendosi la responsabilità degli scambi gassosi, rallenta l’invasione della malattia e la degenerazione organica mantenendo in vita chi sarebbe morto già da un pezzo.
Ora il pensiero è questo: come il cyborg sceglie di morire per dar la vita altrui, così il corpo sceglie l’esplosione per dar dolore all’inventore della navicella.
Il corpo gonfia se stesso di gas sino ad un’esplosione nucleare con disseminazione di frammenti metallici della navicella respirante in un raggio di diversi chilometri, come uno Shuttle al contatto con l’atmosfera, come un’automobile allo schianto con un camion a rimorchio.
Altro pensiero: fase uno e smaterializzazione corporea con fuga dalla navicella, interno-esterno; fase due e inglobare all’interno del corpo la macchina respirante e farne un organo come il fegato così da renderla vulnerabile all’assalto del tumore radicale che infesta e infetta tutto ciò che si trova tra i piedi.
Disintegrazione navicellulare!
Il polmone artificiale ammala di cirrosi e nei suoi tubi metallici scorre puzzolente la bile senza sfogo, ristagna, solidifica in calcoli di bilirubina che poi trasmigrano nei sistemi fognari di acque bianche che divengono verdi dalla bile ed inquinano sorgenti d’acque minerali lassative ed iposodiche, digestive e "buoneperlapelle".
Allo stato non esistono altri pensieri corporei oltre a Pensiero 1 e Pensiero 2 appena illustrati.
In barba ai pensieri, la realtà tenta l’organizzazione artificiale che è il massimo dell’invasione corporea da parte di agenti esterni e prepotenti.
 
Il martirio di San Sebastiano
Il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo revisionista che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della libertà ed invita le coscienze che assistono a questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni quali "prevenire è meglio che curare" o "grasso è bello" e amenità di questo genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi e non c’è individuo più crudele ed integrato nel sistema, del bambino infante che, proprio perché ha una spiccata attitudine alla proliferazione cellulare ed alla crescita organica, è quanto di più schiavo possa esistere sulla faccia della terra.
Ma l’Invasione Mediatica fa dei pedofili, assassini patentati, quando invece potrebbero essere definiti partigiani perché auspicano la cessazione della proliferazione tissutale.
Forse San Sebastiano può essere accusato di tutto questo?
Certo la sua posizione ci induce a sospettarlo ma è così difficile dichiararsi non influenzabili dalla illusoria Invasione Mediatica!
San Sebastiano nacque in Gallia con il corpo corpo dis-organizzato e Santo perché aveva genitori nobili e fu Ufficiale delle Guardie Imperiali perdendo ogni tentativo revisionista che a Roma, sotto Diocleziano, produsse il suo martirio.
La sua fede cristiana venne subito scoperta grazie al senso della libertà che invitava ai tentativi di proteggere i compagni e le coscienze che assistono a questo per fede e per convertire. Ma Diocleziano e il Tribunale della Scientifica Inquisizione, gli ordinarono di spogliarsi e quindi fu legato con tutti i tessuti ad un albero e fu colpito a morte con le frecce.
Gli arceri all’azione del tempo, nonostante l’Invasione Mediatica romana, eseguirono gli ordini e Sebastiano vuol farci credere a quelle stupide illazioni e per questo, fu lasciato come morto.
Il corpo bambino infante che, proprio perché venne riverentemente sepolto, restò per sempre nelle catacombe con una spiccata attitudine alla proliferazione cellulare della Romana Chiesa.
L'eroica figura di San Sebastiano e la sua crescita organica, il suo viso esultante che guarda trionfalmente verso il cielo come se stesse già aspettando la ricompensa Cristiana poiché sopravvisse a questo tormento e ne guarì, si libra e le seguenti generazioni di Cristiani invocavano il suo intervento contro la peste, associata, nell'immaginario, alle frecce della malattia che piovevano dal cielo.
Quella stessa notte, Sant'Irene si recò sul luogo del martirio in compagnia di altre donne, nell'intenzione di rimuovere il corpo del martire ma, con sua sorpresa, lo trovò ancora vivo.
Dopo la guarigione, Sebastiano continuò coraggiosamente nella sua opera cristiana e l'infuriato imperatore ordinò che fosse bastonato a morte. Il corpo venne riverentemente sepolto nelle catacombe di Roma: eroica trasformazione metabolica.
Il suo principale compito è comunque produrre la bile, un liquido determinante durante i processi digestivi. Ha poi la funzione di elaborare le sostanze assorbite dall’intestino, che gli arrivano attraverso la vena porta, per restituirle nuovamente al sangue.
 
Omaggio a Barroughs, principe dei martiri
 Il fegato depura il sangue dalle sostanze tossiche provenienti ad esempio dai farmaci; immagazzina il glucosio sotto forma di glicogeno per liberarlo quando si rivela necessario mantenere inalterato il livello di zuccheri nel sangue.
San Sebastiano nacque in Gallia da genitori nobili. Fu Ufficiale delle Guardie Imperiali a Roma e sostenne davanti al Tribunale dell’Inquisizione che il fegato è un vero e proprio laboratorio chimico calcolando che al suo interno avvengono circa 500 diverse operazioni in quattro sezioni: il lobo destro, il lobo sinistro, il lobo quadrato e il lobo caudato. I primi due sono attraversati da un legamento falciforme, una membrana sierosa attraverso la quale passano i nervi e i vasi sanguigni a esso destinati, come l’arteria epatica e la vena porta.La struttura interna del fegato è lobulare, ovvero costituita da ulteriori suddivisioni tutte uguali e con simili funzioni. Ma l’Invasione Mediatica fa dei pedofili, assassini patentati, quando invece potrebbero essere definiti partigiani perché auspicano la cessazione della proliferazione tissutale. Forse San Sebastiano può essere accusato di tutto questo?
Il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo revisionista che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della libertà ed invita le coscienze che assistono a questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni quali "prevenire è meglio che curare" o "grasso è bello" e amenità di questo genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi e non c’è individuo più crudele ed integrato dell’Imperatore Diocleziano e la sua santa Irene.
Dopo la guarigione, che gli deriverà dalla liberazione, Sebastiano continuò coraggiosamente nella sua opera-organi e non c’è individuo più cristiano e l'infuriato dell’imperatore Diocleziano come quando ordinò che, crudele ed integrato nel sistema, fosse bastonato a morte.
Il corpo bambino infante venne riverentemente sepolto nelle catacombe di una spiccata attitudine alla proliferazione cellulare Roma. L'eroica figura di San Sebastiano e la sua crescita organica resistono strenuamente all’organizzazione artificiale che è il massimo dell’invasione corporea da parte di agenti esterni e prepotenti per proteggere i compagni e le coscienze che assistono a questo atto di fede e conversione. Diocleziano Tribunale della Scientifica Inquisizione, ordinò che San Sebastiano fosse legato, di tutti i tessuti e gli apparati, ad un albero e colpito nel corpo, nel frattempo cariato e fradicio, con le frecce. Gli arcieri all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica, eseguirono gli ordini e Sebastiano fu lasciato come morto. Quella stessa notte, Sant'Irene si recò sul luogo del martirio in compagnia di altre donne nell'intenzione di rimuovere il corpo invecchiato del martire. Con sua sorpresa non lo trovò.
San Sebastiano nacque in Gallia con il corpo già dis-organizzato è Santo perché i genitori nobili insieme all’ Ufficiale delle Guardie Imperiali del revisionista Diocleziano, produssero il suo martirio adducendo alla fede cristiana ma vennero subito scoperti grazie al senso della libertà dello scorrimento puzzolente della bile senza sfogo che ristagna, solidifica in calcoli di bilirubina che poi trasmigrano nei sistemi fognari di acque bianche che divengono verdi dalla bile ed inquinano sorgenti d’acque minerali lassative ed iposodiche: il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo revisionista che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della libertà ed invita le coscienze che assistono a questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni quali "prevenire è meglio che curare" o "grasso è bello" e amenità di questo genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi e sarebbe morto già da un pezzo.
 
Crash sindrome
Il corpo invaso evaso di prigione si appropria indebitamente di una macchina grigia metallizzata di marca Porche del tipo 911GT turbo, 3200 centimetri cubici e 420 cavalli di smisurata potenza.
Dopo aver iniettato con forza il gas nei circuiti valvolari grazie ad una ipertrofica pompa cardiaca, il bolide fa la rotatoria e si immette in un senso vietato che però è la strada più breve verso il cavalcavia che va dritto in autostrada.
La impressionante velocità apre una breccia nella strada trafficata senza che il pedale dei freni a disco autoventilati ed impasticcati di ceramica finissima, venga preso in minima considerazione.
La pressione sanguigna schizza sopra i 220 di massima quando le 24 valvole montate in testa all’albero a camme, azionano l’aspirazione del gas e preparano lo scoppio: la trazione è tutta anteriore, i muscoli in tensione massima sulle braccia, sulle gambe, sui giunti cardanici, sui semiassi e la frizione.
Acido lattico e piombo, per il collettore, subiscono il filtro catalizzante prima di essere sfacciatamente smarmittati per strada, in faccia agli ignari spettatori di questa stranissima gara di velocità ad un solo concorrente.
Le pulsazioni cardiache raggiungono la quota di 180 alla prima curva, tanto è il lavoro che la pompa ad iniezione deve effettuare per consentire il folle moto a cilindri, deltoidi, pistoni e quadricipiti femorali in corsa su di un lungo falsopiano, al termine del quale, è una curva ove la segnaletica consiglia una velocità non superiore ai 100 km orari ed in barba alla quale, il bolide GT lanciato, risponde con un 300 secco sul tachimetro pari a 6000 giri dell’intero corpo-motore.
"Centro!"
Lo spinterogeno, attraverso i suoi mille collegamenti nervosi, invia informazioni neuro-elettriche perché la macchina mantenga la prestazione ed il cervello realizzi un unico pensiero: correre!
In prossimità della curva, l’albero di trasmissione con le sue fibre tendinee e le rotule ingrassate dai liquidi sinoviali, impone al differenziale una diversa distribuzione del moto sulle gomme prive di battistrada che effettivamente rispondono al comando ma non sino ad impedire un impressionante testacoda sull’asfalto bagnato dalla pioggia.
Ora il corpo-macchina effettua disgraziatamente una serie di capriole e ribaltamenti mettendo a dura prova lo scheletro ed il telaio; il GT 911 Turbo colpisce il guard-rail ora a destra ora a sinistra, terminando la sua danza di morte, completamente rovesciato, al centro dell’altra corsia di marcia.
Sulla strada scorre il film dell’incidente: tubi metallici e vasi sanguigni di grosso calibro completamente scoperti, circuiti d’ogni tipo, calotte e scatola cranica frantumata e decervellata, il ritmico battito delle palpebre in sintonia con le spazzole azionate del tergicristallo, il ventre aperto sul serbatoio, carrozzerie varie, ossa fratturate, tappezzerie e vestiti a brandelli, tanto sangue, tanto carburante intorno.
Organi e motori, carni e metalli a terra sull’asfalto rendono libero il GT-corpo di riprendere la sua corsa invisibile verso nuovi circuiti autostradali ove le curve non hanno segnaletica e soprattutto non c’è limitazione di velocità.

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mail art virtuale - numero ventitre - novembre duemilatre