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il libro | estratto dal progetto parallelo "scansioni" |
 
 
oggi ho comperato un libro. non saprò mai cosa ci sia scritto.
 
e che argomento si tratti
                                in questo libro.
 
un vocabolario, credo.
 
avevo visto una bancarella in piazza e un cartello con scritto:
                                                                          "libri a metà prezzo".
 
incuriosito,
mi ero fermato a rovistare fra le pile di carta rilegata.
una sezione era costituita da testi in lingua originale.
 
ne avevo preso in mano uno. a caso.
il volume al contatto con le dita, un rumore simile ad un pugno sul petto.
la copertina di robusto cartone, rivestito di finta pelle.
                                                                    marron scuro.
i nomi degli autori ed il titolo a caratteri dorati.
l’odore di muffa.
le pagine ingiallite, soprattutto nei bordi.
                                                 qualche macchia di umidità.
le parole dai caratteri incomprensibili, russo forse.
 
cirillico. mi avevano detto.
 
 
non saprò mai cosa ci sia scritto.
tranne una data: 1976.
 
 
 
dentro quel libro c'è tutta la mia immaginazione.
 
ed una sola certezza. 
 
 
 
 
 
fG
 
| come promesso. terza e ultima parte del racconto breve di MT. più alcune "bonus track". | nel retro

| marco todescan | terza/ultima parte |
 
 
- 8 -
 
Mancavano ormai tre giorni alla partenza.
La vacanza era andata dacisamente bene, ma mancava qualcosa.
La famosa sorpresa non era arrivata, e Morgan sembrava aver rimosso il pensiero.
-"Marco….c’è da andare in paese a fare la spesa, prendi la Jeep e vai.
Io e Tyler vogliamo stare soli, intesi?"
So che la domanda di Morgan non prevedeva risposta.
C’erano stati degli intesimenti fra loro negli ultimi giorni e non volevo certo trovarmi in mezzo a delle liti tra amanti.
Inoltre non capivo un cazzo di quello che dicevano quando litigavano in quanto lo facevano in inglese e purtroppo, io oltre il canonico: "hi my name is Marco and i came from Vicenza.."non riuscivo a spingermi, figuriamoci capire due incazzati.
Quindi presi e andai.
Nel paese c’è solo un alimentari degno d’essere chiamato tale.
Come un bravo bimbo avevo la mia lista e facevo i conti su quanto potevo spendere per ogni cosa.
La cassiera, una simpatissima vecchietta sugli ottanta, mi fissava in continuazione, credo attirata dai tatuaggi, che sono il mio cavallo di battaglia per conoscere le tipe, ma non mi sembrava la situazione adatta.
Fatto sta, che perso tra la maionese, la marmellata di more e il cannonau(circa una bottiglia a pasto!!)non mi accorsi della presenza di una splendida ragazza.
Alta, formosa, occhi scuri, capelli corti, neri e corvini.
Con in mano anche lei una bottiglia del famoso vivo sardo.
Ci scrutammo, ci sorridemmo, e tutto finì li.
Uscì prima di me, prese la sua bicicletta col cestino e sparì.
Che coglioni!
Perché non ho tirato fuori le palle per andarla a conoscere?
Cazzo me ne fregava, sono distante da casa, sto bene, c’è il sole, sono giovane, bello intelligente e soprattutto surfer….ma che cazzo!
Dopo aver sorriso alla bellezza alla cassa e certo del fatto che se avessi avuto una sessantina d’anni in più sarebbe nata una bella storia con lei, guidai nervosamente fino a casa, entrai, posai le borse sul tavolo e bang!!!!!
Ma chi cazzo aveva avuto la brillante idea di lasciare un’altra borsa della spesa per terra, seminascosta da una sedia?
Fatto sta che imprecai i vari santi del paradiso, ringraziandoli poi di aver rotto solo le inutilissime uova e di aver recuperato il cannonau.
Uscii dopo aver pulito per terra e vidi sulla mia sdraio a prendere il sole la stessa ragazza dell’alimentari.
Nooooooo!Lo stronzo del Morgan mi aveva fatto proprio una sorpresa.
Avrei giocato un testicolo che lei era Elena.
Mi avvicinai e pensai tra me e me, scatta l’operazione "fiocco"!
 
Premessa, il "fiocco" in vicentino, è il l’abbordaggio e il successivo arrembaggio finalizzato al chiavo nei confronti di una donna che molto probabilmente non si rivedrà più!un parente prossimo della cosiddetta "sveltina".
 
Nella mia testa pensavo: tattica "Ascolto": falla parlare, conoscila, coccolala, dimostrati fidato e poi colpiscila senza pietà!
 
Arrivai davanti a lei, si tolse gli occhiali e con una voce sorprendentemente sensuale mi disse:
-"Ciao. Sono Elena, tu devi essere Marco, so praticamente tutto di te! Vorrei conoscerti meglio, Morgan mi ha parlato tanto.
Raccontami! Vorrei che mi parlassi di te….."
Allora, fermi tutti.
Cioè questa, molto probabilmente, voleva usare le mie stesse armi!
Ecco qui, le donne forti del duemila, che usano l’uomo e lo gettano via.
Fan culo, terrò alta la bandiera del maschio e poi come diceva il grande John Belushi."quando il gioco si fa duro…i duri iniziano a giocare".
E quindi giocai.
Passai uno dei pomeriggi più interessanti della mia vita.
Ero di fronte ad una persona uguale a me, con stessi gusti e carattere, con esperienze passate molto simili e la stessa voglia di rivincita e di vendetta.
Con in mano una rosa e nell’altra un coltello.
Degli altri due nemmeno l’ombra.
La sera cucinammo, parlammo di libri, dei genitori, di sesso, di droga e rock’n’roll, di noi, del SURF, soprattutto, di Brescia, di Vicenza, dell’università e di tanti altri cazzi.
Parlammo, parlammo, parlammo e parlammo.
Lei era un misto tra una femme fatale con ancora le paure e i timori di un cucciolo appena svezzato.
Una pantera che forse ancora non conosceva le sua armi ma si limitava a giocare e a tirar fuori le unghie.
Forse ero innamorato e ne ebbi la consapevolezza quando ci fu il momento di andare a letto.
-"Beh, andiamo a letto…"dissi
Lei mi guardò un po’ sorpresa.
-"Volevo dire tu nel tuo e io…."
Era già scoppiata a ridere. Il pregio di essere un po’ impacciati sta nel fatto che fai ridere amorevolmente le donne: la vera arte sta nel colpirle al momento giusto.
Presi le palle in mano, inteso come coraggio e dissi:
-"Vorrei passare la notte con te…"
Lei senza dire nulla andò in camera mia, con un espressione tra la Gioconda e la Venere di Milo.
Ci sdraiammo sul letto e……
Iniziammo a parlare, a ridere e a confessarci le cose più assurde.
La baciai, come mai avevo fatto.
Con una delicatezza e soprattutto con un rispetto che non erano proprio consoni a me.
Ma così fu!
E la notte continuò così, intensa, veloce, dolce e misteriosa.
 
- 9 -
 
La mattina seguente mi svegliai con lei abbracciata a me, come in cerca di protezione.
Non mi ero ma sentito così, bene.
Mai con Barbara avevo provato una cosa così intensa senza, oltretutto, fare del sesso.
Il fatto che Elena mi avesse parlato dei suoi problemi familiari e di altri cazzi era come se mi avesse affidato parte del suo cuore, e xDio, l’avrei custodito gelosamente!
Anche questa volta Morgan aveva visto giusto.
A proposito, dov’era?
Ormai erano le 8 della mattina.
Ero stato svegliato dal temporale che si stava per avvicinare.
Il cielo era carico e sembrava che stesse per iniziare l’apocalisse; il mare era in collera e non filtrava quasi luce dal cielo.
Ad un tratto entrò Morgan.
-"Vestiti! E’ arrivato il momento"
-"Momento per cosa?"
-"Sveglia, la sorpresa di cui ti parlavo…."disse
-"Hey ma non era lei la sorpresa? Io credevo che…!
-"Beh hai creduto male. Qualsiasi cosa sia successa stanotte è tutto merito o colpa tua!"
Sorrise e uscì via.
Mi preparai nel minor tempo possibile.
Niente colazione e via in macchina.
Morgan era pensieroso, forse preoccupato.
-"Forse sarà pericoloso. Ma io entro, tu fa ciò che ti dice l’istinto! Poi c’è un’altra cosa.."
e fece una pausa, indeciso se continuare.
-"Sai Marco, mi nonno era sardo. Fin da piccolo mi raccontava di un posto a Nord-Ovest, rinchiuso tra due enormi pareti di roccia. Una baia naturale in cui si incontravano i venti da Nord, da Est e da Ovest. Un posto con onde sopra i tre metri, con scogli a pelo d’acqua e venti fortissimi.
Un Eden per ogni amante delle onde, raggiungibile attraversando a piedi uno stretto viottolo tra le colline, tra i dirupi, con tutta l’attrezzatura in spalla.
Con un salto di un metro da compiere tra una sponda e un'altra, con un sacco di difficoltà, insomma."
 
"Io ci sono stato giorni fa, ed è proprio così!!!
E’ il nostro secret spot, e nessuno dovrà sapere nulla.
Nessuno che non apprezzi il mare come noi, ben inteso.
A qualche altro fratello surfista degno, si, ma il resto….la massa, degna di riccione o delle spiagge affollate della Costa…… a coloro che considerano il mare la pattumiera del mondo e che credono di essere i padroni, nada….un calcio nel culo. E’ tutto chiaro?"
Le sue parole sapevano di solenne.
Non dissi nulla. Non ce n’era bisogno.
Posso solo dirvi che il viaggio in macchina durò due ore circa.
E che quello a piedi, altrettante, con tutte le difficoltà descritte, in più pioggia e vento.
 
Ormai era quasi l’una, e fatti gli ultimi metri in discesa dietro degli arbusti bellissimi quanto fitti avremmo dovuto vedere la baia.
Arrivammo e……..era meglio di come l’aveva descritta.
 
- 10 -
 
Sembrava che l’uomo li non fosse mai giunto.
Che non avesse mai portato la sua smania di grandezza e che soprattutto, non avesse mai mostrato il suo lato peggiore: rovinare e violentare la Natura.
Questa volta era più di una semplice session, era il motivo di tutto il viaggio.
Della partenza, dei discorsi, della passione.
Morgan era già in acqua e il solo vedere i suoi occhi che esaminavano le onde mi faceva capire non sarebbe stata una passeggiata.
Come al solito, mi mossi con calma, infilai la muta, i calzari, stesi la paraffina, feci i miei scongiuri che non svelerò. E entrai.
L’acqua era gelida, circa 10 o 11 gradi, il vento era poderoso, tra il rumore delle onde e quello del vento sembrava di diventare sordi, provocavano quasi uno stordimento.
Non mi ero trovato mai di fronte a mostri di 3 metri, forse 3 e mezzo.
Tutte le volte che cercavo di remare venivo respinto all’indietro; dovevo stare attento poi alle correnti sotteranee, forti e traditrici ed infine, in questo girone dantesco, agli scogli, posti a semicerchio, come se la cosa non fosse stata casuale, come se qualcuno si fosse divertito a delimitare la baia con questi massi, come i confini di un campo.
Morgan stava scaricando tutta la sua energia.
Prese un paio di onde perfettamente, cercò anche di tubare, ma frangevano troppo velocemente.
Sentii come un campanellino nella mia testa.
Driiiiinnn. Svegliaaaa.
L’onda che stava arrivando era per me.
Sembrava che intorno ci fosse il nulla.
Un deja vu?
Cosa dovevo capire ? Ma si, il mio sogno.
Iniziai a remare, verso la direzione di chiusura, quando sentii che stava crescendo mi inginocchiai sulla tavola, prima la sinistra, poi la destra……wow
Ero su!! E stavo anche viaggiando.
Mi voltai come per istinto a cercare lo sguardo di Morgan, lo trovai e ci capimmo.
Mi urlò qualcosa ma non era importante.
Piegai le ginocchia, tesi i muscoli, spostai il busto e strinsi le chiappe.
Era la mia onda, era il mio momento e nessuno me l’avrebbe tolto.
La magia stava per finire, e dovevo stare attento agli scogli; curvai, e mi gettai in acqua, ma prima di farlo, unii le mani a modi preghiera per ringraziare l’Onda e mi lanciai.
La fantasia inconscia era diventata realtà.
Una volta uscito dall’acqua Morgan si complimentò e mi chiese cosa provavo e se volevo riposarmi.
Risposi che volevo continuare e che non ero appagato.
Non fu d’accordo, disse che il mare stava diventando troppo pericoloso, ma ormai ero già rientrato.
Feci tutto come prima, ma non sentii il campanello, né qualche strana sensazione.
Brutto segno.
Appena iniziai a remare, l’onda mi scavalcò, inghiottendomi.
Andai a fondo come un peso morto, mentre la mia tavola veniva alzata dalla furia.
Il leach si stava intesendo.
Mi feci forza e cercai di risalire, dopo 3 o 4 secondi riuscii a mettere la testa in superficie, ma successe…..
 
Sempre il discorso che vi facevo riguardo al destino.
 
Successe che in quel momento il leach si tirò completamente e per reazione la tavola venne tirata verso di me.
Nel momento stesso in cui riemersi, la tavola mi colpì con la parte destra della poppa, due dita sopra l’occhio.
L’urto fu violento; non persi conoscenza, ma mi lasciai cadere, e mi ricordo che fu come se il tempo fosse stato al rallentatore.
Come se qualcuno avesse cambiato pulsante in questo enorme videoregistratore.
Morgan corse in mio aiuto.
Avevo un taglio di 8 centimetri sulla fronte, perdevo sangue, ero stordito e si stava gonfiando a vista d’occhio.
Senza togliermi né muta né calzari, mi caricò sulle spalle, e iniziò la lunga strada verso la macchina.
Lasciammo tutto li.
Mi ricordo solamente che premevo forte sulla ferita una garza imbevuta di mercurio cromo che Morgan portava sempre con se nel suo zaino.
Non ricordo quanto ci mettemmo alla macchina, in alcuni tratti mi riprendevo, in altri no.
So solo che quando salii sull’auto quasi svenni.
Dopo venti minuti ero nel pronto soccorso del paese più vicino.
Mi chiesero cos’era successo, e riferii che avevo battuto sugli scogli in una località diversa dalla realtà.
Pensavano avessi subito un trauma cranico, mentre c’era "solo" un taglio che necessitò di 10 punti di sutura e di un po’ di riposo.
Avevo voluto strafare, e la Natura mi aveva punito.
Poteva andarmi molto peggio, ma non fu così.
L’Onda volle farmi capire che dovevo rispettarla come lei mi rispettava.
Che non dovevo cercare di sfidarla oltremodo, e che dovevo godere di ciò che mi concedeva.
 
Eh si, fui fortunato. Tre centimetri più in basso e ci avrei rimesso un occhio.
A casa arrivai come un reduce. Elena mi strinse e mi coccolò.
Il giorno seguente mi riposai e parlammo di ciò che era successo.
 
Furono i giorni più intensi della mia vita.
Ora Elena è al mio fianco e vogliamo avere un futuro assieme.
Io lavoro e attendo settembre per tornare come si deve, nel mio secret spot e infine….Morgan,… è li, in Sardegna, a meditare, ad accumulare esperienze che prima o poi mi trasmetterà.
Nelle notti stellate lo chiamo via mail, con il mio portatile e lui puntualmente mi risponde.
A presto Amigo e grazie per avermi insegnato a rispettare il mondo circostante e ad amare Madre Natura.
 
Marco Todescan

| Pasquale Paradiso | s/t |
 
l'uomo partorisce solo atomi, nel vasto universo; si accontenta di percepire apparenze nell'eterna disperazione di non conoscere il principio e la fine della vita
 
non ci teniamo mai fermi al presente.Anticipiamo l'avvenire quasi fosse troppo lento a venire ,quasi per affrettare il suo corso
 
s/t . 0 .
 
nutrendomi di insonni pensieri spero di stanare odiosi incubi che assalgono i tanti incerti della vita.Vano è cercare nell'esteno folgore la propria via di salvezza.La via per renderci invincibili è umiliarci e metterci in gioco sempre e comunque altrimenti la nostra superbia ci affosserà nelle più nere paludi. 
 
s/t .1 .
 
l'intromissione del rispetto ha sconvolto il fuoco funesto intramontabile del mio animo per lasciar posto a sentimenti inebriati da soavi e dolci parole a cui si aggiungono di volta in volta segni di dolcezza
 
i silenzi sono sicuramente importanti ,riflettono in noi una volontà di concepire a fondo la nostra intramontabile vita.vita è da considerare intramontabile in quanto troviamo nell'amore e nel rispetto verso gli altri le nostre ragioni di vita.D'altronde la vera contentezza è nel tenere sempre presenti tali principi.Chi si allontanera potrà godere scontate e irrisorie contentezze e non potrà contenere in sè dolci e soaVI PENSIERI.
 
s/t . 2 .
 
infiniti mondi separano le nostre voglie di incredibile e guardinga voglia di andare al di la' dei nosti ipotetici,seppur come li definiamo,desideri.Sogno e certe volte me ne stupisco.Il mio è un incredibile attaccamento al sogno,che lascia spazio ai tanti bei sentimenti che si devono e si possono riportare in vita.D'altronde esistiamo per afflato dei sentimenti che ci guidano dovunque .Esistiamo per sentirli, dobbiamo solo stare attenti a sentirli.
 
s/t . 3 .
 
sogni,speranze,laconiche parole sono queste le parole che accomunano il nostro sentire umano;ognuno di noi ha in sè questi sentimenti che tardano a venir fuori forse perchè non idonei a vivere nel mondo odierno.Eppure essi sono la base del nostro vivere.Difficilmente si può scordarlo!

fondamentale è la vicinanza di un sospiro umano che non faccia mai dimenticare in noi la sottile linea che avvolge noi umani.Essa tesse e unisce ogni singola rete del nostro sentire e vedere e scorge in noi luce e gioia.

| ventunonervi |
|la semplicità distrugge |
 
corse
fra sinapsi sgangherate
rassicurato
solo
nel vuoto
raffigurato
solo
dal niente
e quando sarò
viscere in terra
t’accorgerai
 
| n. n. |
 
il nostro abbraccio
si stringe lontano
da legno e dai marmi
perché non passa giorno
senza che il nipote
col fiore nero dentro
si tuffi nel tuo cuore
arreso e sconfinato
senza che ti chiami
a spargere sereno sugli schiavi

| Sally_C | io sono più delle mie singole parti |
 
siamo così vuote
noi maschere
noi avatar
noi chizofreniche ombre
ci alzeremo
polvere e sputi
s'impastano bene per dare nuove forme.
siamo stati crisalidi
batteri sporificati per resistere
ma diventeremo figli della regina madre di alien.
il mio doppio è più delle singole parti di me
imparerete ad amarci vostro malgrado
e se non saranno altari
saranno baratri di cui aver paura a separarci!

in nome dell'ozio, del nichilismo giocoso, della malinconia che morde dolcemente i calagni e non fa male.
riprendo.
i fluidi
i nanositi
son pronti

sally_c
serva
ma alta come le prostitute sacre di Tanit
terribile come Moloch
display vivente
lucida consolle.

mail art virtuale n° 19b maggio 2003