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> Menu M.à.V. < issue #18: prigioniero
(mail[art]virtuale)
prigioniero
anche se vado via, resta sempre qualcosa di me nel luogo che ho lasciato.
del luogo appena lasciato resta sempre qualcosa in me. semplici istantaee a volte.
destinate a scolorirsi nel corso del tempo. immagini voci odori. sensazioni.
forse il creare, non è altro che un assemblaggio di questi frammenti.
                                                                                  come un ciclico trasformare.
nel magazzino delle idee, qualcosa è ancora imballato?
                                                                       prigioniero. 
qualcosa è dentro intrappolato, sfugge agli occhi, ma si percepisce.
una pesante sensazione in fondo negli sguardi di noi. qualcosa di storto. cosa non so.
è chiaro che una parte dell'impianto non funziona. "riparerà il futuro" hanno detto. sensazione vaga incerta sfuggente imprecisa, la goccia di sudore che scende lungo la tempia fino al mento, sotto i sorrisi. 
il sorriso imballa un prigioniero.
ogni gesto include un prigioniero. fermo fisso irremovibile a denti stretti. mentre la crosta si esibisce in salti mortali.
ciò che diciamo nasconde sempre un prigioniero. la luce in fondo agli occhi chiede libertà. fuori il buio. brancolando.
il prigioniero accecato dalla propria luce.
punti di sutura sulla pelle che non riesce a trattenere il prigioniero. bisogna riparare.
tentativi di noi nel dichiare libero il prigioniero. ogni giorno. com'è difficile. fingere.
quel semino abbandonato in noi. prigoniero.
 
le cose non dette.
 
 
fG
 
[prigioniero]
| le cose non dette |

| SiCk | parentesi aperte |
 
A volte vorrei (                        )
E (       ) poi  (        ) (  )
fare quello che (                        )
dire quello che (              )
pensare quello che (                         )
(          ) ma ( ) poi
una parentesi si apre ( e un'altra ( e ancora ( (( (((
(p) (e) (n) (S) (o) che (                                                   )
e (più non riesco( ( ((((                 ((
 
 

| liebe_ria | Matrix |
 
Stringerò la museruola all’abbaiare cagnesco della guardia
Nel tempo ambiguo invasore di spazi neutrali alla zona protetta
Proponendomi di non mollare la presa del guinzaglio elettrico
Collegato all’amplesso delle scintille impegnate a concepire
La luce intermittente all’incoerenza pervasa dall’assoluta
Relatività d’assenteismo e presenza del seme fragile ed eterno
Di un’intensa proposta d’intenti assassina e promotrice
Di ciò che concerne tutta l’incomprensibile retorica
Di cui mi ingozzo ora dopo ora ieri dopodomani oggi
Sempre e mai in qualsiasi gesto compiuto o teorizzato
Senza respiro non facendone a meno per privarmene
 
Stringerò la museruola all’abbaiare cagnesco della guardia
Di questa stupida intelligenza artificiale ed animale
Senza giustizia equa senza peso sulla bilancia
Nella soffocante incoerenza perennemente ambigua d’intenzioni
Figlie bastarde del sangue scroscianti fra le vene
Cresciute da sole sospinte dalla forza irrefrenabile
Cui non si può dar contro senza tradire attese spazientite
D’origini diseredate capaci di un incontrastabile perdono
Incognite variazioni di un’equazione orfana di dati e di fatti
Stringerò la museruola all’abbaiare cagnesco della guardia
Costringente l’io diviso a reprimere la propria inscindibilità
 
Nella sadica incomunicabilità tronfia di masoch inferocito
Addestramento lucido di un perverso linguaggio invasato
Al solo fine di procurar docilità bestiale a chi soffre come un cane
 
 
Girovagando fra le gabbie della mentalità attonita
Rischiando l’urlo protestante di una trasparenza opacizzata
Divagherò pesantemente nel labirinto del sorvolare e a mani vuote di diplomazia
Mi arrenderò ad un’inevitabile resistenza
 
 

| Sally_C | Gynaikòmastos |

>mastòs un'accenno, nulla più. 2montagnole appuntite di grasso al tatto mollicce.
    Ginecomastia.
    Poi dei dei veri e propri seni, non piacevolmente arrotondati ma grosse tette da uomo obeso
    sul corpo gracile di un dodicenne.
    Mamma era preoccupata, il babbo no, il circo poteva accogliere la nostra famiglia:
    mamma+babbo+i gemelli+la sorella+il bambino con le tette
    il babbo era un tipo pratico.
    Si mentiva con l'età, mentivano sul mio nome, mentivano sul mio sesso.
>hermaphròditos decisero di vestirmi da donna, un abito con lamè dorati, sfondo ocra e peonie
   cinesi rosa pallido e rosso.
   Ermafrodito.
   Il ventaglio portava sollievo d'estate e allontanava il puzzo di stalla che veniva da fuori e quello della
   gente assiepata sotto il tendone
   bacchette di malachite bruna, seta vera rosa, pendaglio di perline di vetro rosse e blu.
>gynaikòs decisero di vestirmi da uomo, marsina scura, gilet sangue di piccione, una gardenia
   a volte vera a volte finta.
   Baffi finti a volte disegnati con la matita.
   Decisero di vestirmi sia da uomo che da donna
   Tagliarono i 2abiti e li cucirono in modo da creare un pagliaccio con metà del corpo vestito e
   truccato pesantemente da signora e l'altro da dandy di città.
   Decisero di farmi crescere i capelli più lunghi dal mio lato femminile.
>etèra  Il babbo decise di far pagare la gente per scopare con me, chi pagava decideva di volta in volta
   se dovevo vestirmi da uomo o da donna.
   Non avevo un ventaglio
   il babbo decise che a loro poteva dire che avevo 12anni.
   Mi crebbero i baffi e peluria sul petto
   decisero di rasarmi il petto ma non i baffi.
   mamma+i gemelli+la sorella+il babbo
   non se la passavano male.
>a poi decisi di andarmene
   sono un signore o una signora con ventaglio e decido di volta in volta se ricevervi o meno.
   la mia casa a volte è stata grande ma non c'è mai stato spazio per
   mamma+i gemelli+la sorella+il babbo
   il mio culo è rosso e + carnoso dei petali delle peonie cinesi più rosse
   dalla mia bocca escono menzogne che fanno diventare bacchette di malachite carapaci di testuggini
   finemente lavorate
   ma non sono pallido
   la carne è colma di certezze.
 
 

| Illa B. King Da Silva | padre coglione |
 
Se n'è andato via un giorno di ottobre, di ritorno da un viaggio di lavoro in Germania: se n'è andato con il suo bel macchinone 3000, una belva di BMW turbopippa che avevo piacere di guidare anch'io, non lo nascondo.
Se n'è andato di casa con i suoi bei vestiti firmati, freschi di lavanderia.
Se n'è andato di casa perché aveva un'altra, il puttaniere.
Una volta ogni due, tre mesi lo vedo (per caso) e mi dico: ma questo chi cazzo è?
Non lo guardo più in faccia.
Non mi vuole più bene e neppure io.
Chi avrebbe mai detto che potesse accadere...
Neppure i legami di sangue sono così forti come la gente fa credere, molti mi hanno detto "non riuscirai mai a odiare tuo padre".
Non è andata così...Ora lo vedo e mi sembra uno come tanti, non il padre speciale che io avevo idealizzato (che sceeemaaa!!!).
Riesco solo a vedere un uomo di 54 anni che ha raggiunto la vetta del benessere, quattrini a palate, un manager che ha tradito la moglie perché faceva la chemio ed era ai primi segni della menopausa...Poverello, e chi gli dava da trombare? Mica poteva aspettare, lui si può comprare tutto, o con il suo stile di vita l'approfittatrice gratis (almeno all'apparenza) si trova...
Insomma, un ricco rifatto che crede di avere il Mondo ai suoi piedi e pensa che tutto quello che fa sia giustificato...
Purtroppo per lui ha beccato la puttana sbagliata, l'ha legato a lei per tre anni ed ora mia mamma sta male, dopo 35 anni di matrimonio sentire il marito che chiede la separazione...
Stanno insieme, lui e la troia, fregandosene di tutto e tutti. 
Di lui mi mancano solo i suoi soldi, da brava figlia unica e abbastanza viziata, impazzisco a vedere mia mamma disperata, unica vittima di tutto ciò, di una scelta dettata dal pisello alle ultime "botte di vita" e che non riesce a capire.
In Tribunale lui ha detto "PER ADESSO non torno a casa" (EEEH???).
Bravo porco, se va male con quella me ne torno a casa, tanto mia moglie è li' che mi aspetta come una bischera (e putrtoppo è vero!).
...Cosa ne penso io?
Che lui avrà di nuovo una moglie, ma non più una figlia.
Mi ha persa.
Tre mesi fa, ho dato della puttana alla sua donna.
Mi ha schiaffeggiata.
 
 

| Dimitri Misero | Daniela |
 
E' successo lo scorso anno d'estate, al locale.
Mi colpì vederla annaspare in quella marea umana. Sembrava essere l'unica consapevole di un imminente naufragio.
I suoi occhi smarriti su una folla con il bicchiere in mano. A far da salvagente.
Mi parve bella la sua faccia seria.
La rividi parlare con un tizio che conoscevo, con la stessa espressione preoccupata. Era sua sorella.
Le piacqui quasi subito e mi chiese di uscire.
Facemmo l'amore un pomeriggio in cui mi confessò di avere quarant'anni. Non mi ero chiesto quanti anni avesse e non capii il motivo della confessione. Non pensavo mi riguardasse.
Andò avanti per qualche mese. Tutte le volte che ci vedevamo mi chiedeva di passare la notte con lei, anche se era mattina. Ma lo chiedeva in modo così insicuro ed affrettato che non ho mai avuto la forza di accontentarla. All'inizio inventavo scuse poi cominciai a rifiutare, semplicemente.
Quando stavamo insieme era sempre nervosa ed il tremito nelle sue labbra è una costante del mio ricordo.
Talvolta esplodeva, affermando di sentirsi offesa dal mio comportamento, di meritare più rispetto.
Esigeva che l'amassi pur avendole detto che non lo avrei fatto.
Restavo lì ad ascoltare, senza dire niente, caricandomi con la forza del suo lamento.
Nonostante le paternali facevamo l'amore tutte le volte. Si strusciava all'orecchio mormorandomi parole che mi sforzavo di non ascoltare. Talvolta si staccava improvvisamente da me e voleva solo essere accarezzata, ma la mia riluttanza, la deludeva immancabilmente.
Credeva che se l'avessi compresa l'avrei amata, per conseguenza.
In realtà non amavo quel che di lei comprendevo.
<<Desidero vivere>> diceva. Per questo odiava il mio sarcasmo, che è quel che mi consente di vivere.
Una volta mi costrinse in una discoteca. Non volle credermi quando le giurai di provarne timore.
Le luci forti ed il volume mi fecero un effetto potente, quasi spaventoso. Dopo un'ora le dissi che me ne sarei andato.
In macchina mi tenne il muso affinché le dicessi cosa avevo.
Ma non le dissi che pensavo alle prime pagine di un libro letto da ragazzo. Quelle in cui il protagonista osserva un gruppo di giovani che ridono e scherzano. Fra questi uno è più sguaiato ed agitato degli altri.
Ma quando lo guarda in volto vede che è truccato ed ha i capelli radi.
Solo allora si accorge che è un vecchio, travestito da ragazzo.
 
 

| Marco Todescan | ... | seconda parte |
 
- 5 -
 
Morgan è uno di quei classici tipi che quando ci sono passano inosservati e quando non ci sono, la gente non si preoccupa di dove possano essere.
Classico: figlio di genitori separati, con qualche problema di inserimento nelle compagnie, un po’ ai bordi.
Forse troppo sveglio per farsi coinvolgere dalle cazzate giovanilistiche e troppo poco per godersi la vita.
Fatto sta, che io Morgan lo conobbi in terza media.
Anni in cui bisognava essere panozzi altrimenti si era off, anni in cui la standardizzazione faceva da linea guida, anni in cui, io piccolino, timido e forse molto insicuro, dovevo trovarmi un leader a cui ispirarmi, o un mito o un qualche cazzo mi desse sicurezza.
Ribadisco, erano degli anni bui, difficili, mi servirono per imparare e crescere, e la Prof.ssa Milani, quando ci unì di banco, riuscì a compiere il miracolo: fondamentalmente, due disadattati che o venivano mangiati dalla società o si facevano forti con le loro forze.
Con Morgan, crebbi, riuscii a mandare a fan culo i bulli della scuola senza dover scappare e tenendo lo sguardo fisso, riuscii a confessare le mie prime cotte, a consigliarmi e a consigliare in amore, ci facemmo le prime canne, partorimmo le nostre prime idee politiche e partecipammo alle prime manifestazioni, vedi il I° maggio a Roma, e tutti cazzi del genere.
Piangemmo assieme, ridemmo assieme, insomma momenti epici e figure misere, ma il tutto vissuto sino in fondo.
Si era consolidata una coppia, un embrione.
Poi, e sembra una frase fatta ma non lo è, dopo anni incerti come quelli delle superiori, dopo che io mi trovai la prima ragazza seria e lui la sua, dopo che io partii militare e lui in Erasmus, per un paio d’anni ci perdemmo di vista: né una telefonata, un messaggio, una lettera, forse per non correre il rischio di rovinare un ricordo così bello, forse perché se uno dei due fosse cambiato, si fosse ordinarizzato, la magia sarebbe sparita.
E poi…..
E poi il funerale.
Sua madre morì di cancro, così.
I medici le avevano detto anche la data della morte.
Morì in silenzio, rassegnata e impotente di fronte ad un male che non si poteva e che forse non voleva combattere.
Morgan quel giorno non ebbe una lacrima, una esitazione, affrontò tutto con fermezza.
Suo padre e lui.
Né uno sguardo, né un commiato.
Lì ci riincontrammo.
Non scambiò una parola con nessuno, ma quando mi vide, mi abbracciò e mi disse in un orecchio:
-non può finire tutto cosi….fan culo!! noi siamo nati per vivere e non per finire così stupidamente…
Subito mi lasciò, e mi disse che dovevamo partire ed andare, che c’erano delle novità e che dovevo sapere.
Per un mese non lo sentii, non lo vidi.
Provai a chiamarlo, ma si faceva negare con un crescendo di scuse inutili.
Dopo la terza o quarta volta mollai la spugna.
 
- 6 -
 
Mi venne a prendere mezz’ora più tardi, con una jeep, probabilmente americana, sfasciatissima ma stupenda al tempo stesso.
Aveva i capelli lunghi, jeans, scalzo e una di quelle maglie in cotone grezzo molto hippie.
-Ma come cazzo sapevi che….-dissi
-Tua madre due giorni fa mi ha detto che saresti partito, ed io avevo tutto il tempo per organizzare tutto.
-Organizzare che?
Mi raccontò che sua madre aveva una grossa assicurazione sulla vita.
Metà del capitale al marito, anzi ex, e il resto a Morgan.
Lui, che non era affatto stupido, decise di investire in titoli ed azioni un trenta per cento del malloppo, un venti in banca per l’università e le cazzate di tutti i giorni e il resto in una casa bellissima, sua, con una piccola baia davanti, il proprio straccio di spiaggia, travi in vista sul soffitto e vetri ovunque.
Già frastornato dalla storia, mi diede il colpo finale.
Tornato dall’Australia, eh si era andato anche li, l’aveva raggiunto anche Tyler, bel nome(v. "P.B."), che innamoratissima di lui si era trasferita in Italia, ufficialmente a studiare alla Luiss di Roma, in realtà a godersi questo stupendo ma ahimè effimero paradiso.
La visione della casa quasi mi faceva avere un mancamento.
Verde ovunque e li davanti il mare e gli scogli.
Mi spiegò che aveva accantonato gli studi per un po’, ma che si sarebbe laureato, e che avrebbe deciso solo allora cosa fare del suo futuro.
Tayler mi si presentò in calzoncini e camicia da uomo.
Gambe perfette, sorriso da pubblicità, capello biondo e liscio, occhi azzurrissimi e tette da sballo, sembrava presa da "Baywatch".
In un italiano perfetto mi chiese com’era andato il viaggio e disse che mi sarei potuto fermare li quanto volevo.
Che la depandance era praticamente mia e che potevo gestirla come volevo.
Ah, piccola postilla, che tra qualche giorno sarebbe arrivata una sua amica che aveva conosciuto durante un interraill, di Brescia e si sarebbe fermata per un po’.
Dopo tutte queste informazioni così, a freddo, dovevo fermarmi un po’.
Buttai la mia sacca per terra, uscii dalla depandance, e mi sedetti sul molo, da solo a fumarmi una paglia.
Sembrava la più buona della mia vita.
Amara al punto giusto.
Il fumo che ti scendeva giù e riempiva un vuoto che pareva esserci.
Morgan silenziosamente, si sedette accanto a me.
Non ci dicemmo niente.
Ascoltammo il mare in silenzio.
-Che hai fatto in tutto questo tempo?-chiesi
-Sono andato a letto presto-disse
Ci guardammo e ridemmo.
Eravamo tutti e due degli appassionati di cinema e questa era una battuta del mitico "C’era una volta in America" di Leone, e noi più volte c’eravamo immedesimati nei due protagonisti.
Gli raccontai della mia situazione, delle mie paure e ansie, di Barbara, (la mia ex), di tutta la merda che era uscita, dai tradimenti, alla cocaina, ai soldi, tutto insomma.
Gli parlai del mio amore per il surf, di quando ad Agadir, due anni prima, senza una muta, a dicembre, rischiai una congestione pur di entrare in oceano e tentare di prendere un onda marocchina.
E poi, soprattutto, del perché ero finito li.
Del fatto che volevo forse scappare da tutto e tutti e rinascere magari, come la Fenice.
Che mi serviva la Sardegna, il mare e soprattutto la tavola come tramite.
Lui mi raccontò……
Di come stava, di Tyler, di suo padre che non si faceva vedere più, di come in un baleno la sua vita fosse cambiata e di come sembrava che tutto fosse già scritto e previsto.
Di quando aveva iniziato a surfare lui: 4 anni fa (!!!!) a Surfer Bay in Australia, mica Varazze o Marina di Ravenna, con tutto il rispetto, ma AUSTRALIA.
Del fatto che lui fosse più un soul surfer mentre io un natural surfer e che, in questo, c’era la differenza dei nostri caratteri.
All’indomani mi avrebbe portato, diciamo, ad allenarmi, vicino a casa e con onde semplici e dopo ci sarebbe stata "la sorpresa".
-ma quale sorpresa?- sbottai
-fidati, e lasciati guidare!-
 
- 7 -
 
Ore 6.30 a.m.
Il cielo e il sole a quell’ora sembrano più vivi e vicini a noi, ma…….ke cazzo!!! HO SONNO, non voglio alzarmi così presto.
Alla prima obiezione che portai a Tyler e a Morgan, non fecero una piega, alla seconda risero e alla terza uscirono dalla mia stanza.
Certo di averli convinti a desistere tentai di riaddormentarmi quando li sentii sgattaiolare dentro e un brivido di dolore e rabbia incontrollata mi attraversò……
Mi stavano svuotando sulla schiena un secchio d’acqua gelida!!!!
-"A Samoa tutti i grandi surfisti appena svegli all’alba, si gettano nell’acqua gelida dell’oceano.
E’ il primo passo verso la purificazione…."
-"??????puri….che???ma vaffanc….Hey ma sei stato anche a Samoa?"
Ormai era andato.
Dopo circa mezz’ora passata ad asciugarmi e vestirmi, mi presentarono una colazione luculliana a base di marmellatine, burro, pane da toast appena scottato, caffe e succo d’arancia e poi via.
Tutti e tre sulla jeep, destinazione Capo Coda Cavallo.
Reef tagliente, scogli ovunque, ma onde sul metro, irregolarissime ma sempre sul metro.
Un buon banco di prova soprattutto per uno come me che non aveva mai fatto molto sulla tavola.
 
Il momento in cui fissi il mare, ti infili la muta e i calzari e stai in silenzio è quasi sacro.
Ti senti quasi un crociato, con l’armatura, che sta per affrontare il drago.
Il drago che sebbene sia letale, alla fine basta conoscerlo e rispettarlo profondamente.
Dopo aver passato la paraffina, Morgan mi dice:
-"Seguimi, cerca di rendere tutto il più naturale possibile; aspetta il tuo momento, l’onda con il tuo nome e cerca di non essere frettoloso, il surf è attesa e gioia, non velocità e basta!"
Queste parole mi riecheggiarono nella mente tutta la mattinata.
Morgan prese una mezza dozzina d’onde, mentre io solo tre.
Le prime due, riuscii a malapena a mettermi in ginocchio sulla tavola.
Mi voltavo, come vergognandomi, verso di lui, ma Morgan mi guardava e sorrideva e continuava a ripetermi che erano tutti progressi e che dovevo andare per gradi.
La terza fu l’apoteosi: riuscii a mettermi in piedi, penso che il tutto non durò più di 5 o 6 secondi, ma la cosa fu esaltante.
Una sinistra, la attesi, iniziai a remare dandole la schiena e come per magia scelsi il tempo.
Una volta uscito ero troppo felice che non sentivo neanche dolore per tutte le botte ricevute contro gli scogli o per il fatto che le braccia mi pesavano come due macigni.
Ero un bambino che aveva appena giocato con il balocco più bello del mondo, un ragazzino che aveva gareggiato con la play station più potente o come un hacker che era riuscito ad entrare nel sistema della Microsoft ed eludere i controlli.
Ero tutto questo e ne stavo godendo.
I ragazzi si complimentarono con me.
Tornammo a casa e dopo la doccia passai il pomeriggio a dormire e a prendere il sole.
La sera, seduti attorno al fuoco, mangiammo e come vecchi marinai, ci raccontammo le storie delle avventure in mare, ingigantendole forse, ma cercando di far capire agli interlocutori cosa era realmente successo.
I giorni passavano veloci, simili l’un con l’altro; surfammo a Chia e al Rocca point, tutti e due verso Cagliari.
Le sessions per me non erano certo dei trionfi o estremamente facili, ma le difficoltà e la fatica diminuivano con il tempo.
 
- 8 -
 
Mancavano ormai tre giorni alla partenza.
La vacanza era andata dacisamente bene, ma mancava qualcosa.
La famosa sorpresa non era arrivata, e Morgan sembrava aver rimosso il pensiero.......................
 
.............la terza ed ultima parte nella prossima uscita
 
 

| eniac |
 
stella cadente presenta:

per la stagione 03 fabio, ha unitò tanti zero e tanti uno per creare un nuovo cd recordable.
13 spazi occupati da musica creata da fabio.eniac -> pseudo elettronica sperimentale da desktop autoprodotta ed autodistribuita

imballi è recuperabile in un unico modo:
inviare 5 euro (ben occultati) in busta chiusa (indicando il proprio indirizzo) a ->
fabio battistetti corso lione 40 10141 torino

imballi non sarà distrinìbuito in copie promozionali

www.eniac.blogspot.com    fabio.eniac@tiscali.it
 
 

| THE MAYEM PROJECT | progetto in corso |

ci stanno lentamente soffocando...
ascoltami. attentamente.
la nostra identità è tenuta costantemente sotto tiro da chi controlla il pensiero di massa. la massa non ragiona ubbidisce. il progetto mayem nasce con lo scopo di alterare il tessuto di pensiero standarizzato che ci circonda, per creare una propria cellula vitale.
sostenere le sonorità periferiche, visionare lavori di artisti underground, videoproiettare realtà talvolta nascoste e spesso soffocate fanno parte delle iniziative promosse dal progetto mayem. il mainstream non è l'unica realtà.
il progetto non vuole creare una nuova scuola di pensiero. vuole solamente sensibilizzare il singolo individuo in modo tale da stimolarlo nell'uso della propria testa. portarlo a creare realtà artistiche e espressive non controllate.
non si tratta di una associazione fanatico-religiosa.
non si tratta di una associazione appartenente a qualsiasi ideologia politica.
si tratta di un gruppo di artisti che cercano di dar vita e voce ad una realtà che sappia andare contro il mostro del "pensiero standarizzato".

"il mondo è una mia interpretazione"
A.Schopenhauer.

noi cerchiamo solo di organizzare momenti dove tutti possano veramente sentirsi se stessi. esprimersi.
se vuoi cercaci nelle nostre iniziative.

le spiegazioni restano suprerflue. il progetto si muove sinuosamente al di fuori del vostro controllo, del nostro stesso controllo. non ci sono punti di riferimento se non il proprio. il progetto vive di vita e ideologia propria.indefinita. ma percepibile. tanti piccoli centri. non cercate una persona fisica. cercate una vostra identità. solo allora il progetto vi apparirà.

Collettivo Progetto Mayem:
"Per la distruzione dello
status sociale di massa"
 
info:
 
 

| "PSYCHA" |
 
il nuovo libro autoprodotto di
Serena S. Madhouse
....
sette storie un'unica
leggera
follia
.......
una copia
2,10 euro
............
 
 

| OPERAMARA |
 
illustrazioni di
Tommaso Garavini
14.04 - 19.04
 
dalle 18.30 alle 21.00
 
Teatro Furio Camillo
via Camilla 44 - Roma
 
ingresso libero