|
>
Menu M.à.V. < issue #14: il.motore.del.sangue
|
|
|
mail_art_virtuale.txt
(il colore/primario/neutro).
il blu è oscuro, buio,
ricorda la tristezza e le sensazioni più intime & nascoste.
...potrebbe rappresentare
l'ombra,
il giallo, con
la sua luminosità, con quel chiaro ottimismo distribuito
nella sua aura, potrebbe rappresentare la luce...
dunque, il blu si riconduce
al nero, colore della conoscenza, della paura & del silenzio.
il giallo invece, si combina
col bianco, colore della follia, della purezza... il colore dell'assenza
d'immaginazione.
(il rosso).
...manca il rosso.
il rosso è ambiguo.
esso prende significato dalla
tonalità che in quel momento possiede.
una tonalità ottenuta inquinando
il rosso col nero o col bianco...
(ilsangue).
non a caso il sangue è rosso...
sangue arterioso e sangue
venoso,
l'uno trasporta ossigeno:
vita...
è brillante, luminoso; come
lo è il giallo.
l'altro, il sangue venoso,
espelle i rifiuti, il veleno, la morte che si annida nel corpo...
dall'aspetto scuro opaco
denso.
(le emozioni,
a volte, non possono morire).
anche le emozioni più profonde
e incontrollabili sono rosse.
esse scorrono sui binari
degli opposti.
non a caso,
l'immaginario collettivo
identifica come sede delle emozioni il cuore...
il motore del sangue.
fG - MaV
eugnas led erotom
li
NL
- ho perso.
Scappa scappa scappa
se puoi non voltarti e non tornare indietro straccia strappa spezza questo indegno
straccio di carta la passione è un vortice un tunnEl senza ritorno
le parole tradimento… luna lupi luce lumi lu lu lu…non sfidare
non tentare straccia strappa non rovinare i tuoi occhi con quest'immondizia la curiosità
si paga cara … potresti perderti potresti perdere….ssssss…..basta
ancora-quel res-piro-una-osses-sione-n-non-mi-fa-d-dor-mire
Tremulo e opaco disperso in
un vortice di odorose nebbie-
ricordi- riflessi-
rimbombi da un altro
univeersoo… cosa mi sta capitando…. ho perso hai perso rapisce….un volto
di scatto.. no …è solo un riflesso uno specchio
vigliacco _-_-_ Chi ride di me? _-_-_ si chiede smarrito _accade
che è qui ,lo sento ,lo
sfioro ,accarezzo il suo prezioso corpo unto di oli- sacri-candele-dintorno-un
fuoco-una danza-incenso e fumo
..si.. fumo nero ...di pece qualcosa mi
succhia mi sta
risucchiando è triste la
fine ma più triste
è l'inizio Sperare non vale non
vale sparare è l'urlo di un uomo è il grido di un dio…sperare
non vale non vale spirare… cosa ci assale ferendoci facendoci
male chiedevo soltaanto di chiudere gli occhi …..sssssssss……
ancora qui- mi fa-tre-mare-sus-sul-tare si è un
tremore un giogo passato
indolore. ti ho visto ti ho visto negare
e ora ti vedo annegare non chiedermi parola che sveli non chiedermi
chiave che apra non ci son serrature perché non ci sono porte ….sssssssssss……fffffffffff-il-fffischio
un treno ci porta lontano --parte!-dove porta che importa?-- non esistono
arrivi ma solo partenze mete a metà
metamorfosi scelte -ora -destinazione
-cambiamento…via via tutti … odio l'odore dell'incenso odio
il colore dell'inchiostro odio le macchie che
lascia odio odio odio cercarti nei giorni di pioggia odio trovarti con
me in ogni goccia odio sapere di amare così odio sapere
che io non ti ho qui…quanto è durato non l'ho calcolato numeri numeri numeri
che cancellano il tempo tempo tempo ….come un ragnatela intessuta
di seta da un ragno piccino chi è la vittima? chi
l'assassino? Triste è la fine ma
più triste l'inizio…..C'era una volta un sogno, c'era una volta
un volto…e c'era una volta un'ombra di nessuno senza un corpo…..libera… sola…..
ma felice. Un giorno il sole vedendo l'ombra sola
disse "da oggi voglio che ogni ombra segua il suo corpo. Corpo e ombra
saranno legati per sempre alla mia luce." Così quell'ombra sola trovò il
proprio corpo e a lui si unì…..Nella luce del sole… e nel
chiarore della luna…ora fatta
gigante
ora fatta bambina…l'ombra fedele il suo corpo seguiva…e la notte veniva e le
tenebre assassine e l'ombra ogni sera col buio periva…Il sole continua a sorgere
e la luna a brillare e
quell'ombra a nascondersi per poi ricomparire ogni giorno più sola ogni giorno
più triste ora segue un corpo che non sa nemmeno che esiste. sssssssss……Triste la fine………..
Più
triste l'inizio!
karantez - aludel
C'è uno spazio
non misurabile -infinito e impercettibile- che divide le nostre mani..
..o le unisce
con la calda energia che fonde materia. E la trasforma irrimediabilmente.
Catapultandoci in
un altro dove...
..non so...
....congiunzione di
contraddittorie sensazioni.....
E' come se sentissi
tutto, anche l'invisibile,
e nello stesso tempo
fossi narcotizzata in un bozzolo d'ovatta che attutisce contingenze.
Durata? Breve e in
espansione perenne.
Vita e non-vita
Potrei - vorrei!-
restare per sempre nel limbo senza coordinate.
O forse ci sono già
stata tutta un vita.
L'oggi sarebbe
unicamente un ricordo espanso di quell'attimo divino in cui ho percepito
vicinanze sconosciute. Ma che avevo fin da principio immaginato.
Finita tra
i pochi fortunati che hanno bucato il velo dell'immateriale distanza
che ci separa gli uni dagli altri. Nemmeno i corpi da soli possono
annullare tali distanze.
Incontri casuali...neanche
voluti o cercati
...apparentemente.
Forse lo cercavi da sempre.
E sentirsi pieni per
una vita intera.
Con il diritto-dovere
di forgiare e custodire attimo dopo attimo -attimo lungo una vita-
lo scrigno che protegge la luce di quella gemma che per un momento
ci si è posata sulle mani. La Pietra è svanita. Ma la luce e
il calore restano ancor'oggi. Non devono affievolirsi mai.
Ricordo le mani e
quel calore dove si trasmettevano copiosi pensieri senza parole. Sguardo
perso nello sguardo altrui. Tutti i sensi concentrati sulla pelle
tesa di due mani che si riconoscono.
Leggere e cariche
di tutto il peso di un'arcana esistenza obliata.
Andrea
- ... in/della solitudine...
1_ Viaggio
e le schiume sbattono
e le navi ballano
anche i cuori tremano
magone
amore
voglia di abbracciare
carezzare, annusare
la guardo e capisco
che ho molte sorelle
anche i cuori tremano
2_ Pietra, ferro cemento.
Dalle briciole del mio pane
alle città più grandiose
tutto sgretola
rovina sbriciola
Situazioni sensazioni
zuccherine culminanti
Nel tempo inesistente
secolo istantaneo
tutto trema tutto sgretola
3_
odore di arancia
e sono solo
un treno sporco
mi odia
odore di arancia
odore di arancia
sono solo
EPILOGO
... forse essere
soli non è un concetto logico/naturale/concreto, ma solo una piccola
scatola dove, di volta in volta, inseriamo significati diversi.
E così essere
soli non è più una serie di condzioni fattuali esterne, ma un clima
interno di distorsione di immagini e oggetti.
Forse la solitudine
non esiste (e neanche il suo contrario) se non come espressione mentale
del freddo sgocciolio di dolore di chi si sente, appunto, solo.
matteo_cava@hotmail.com
- il Folle
Quella notte
Cupcakes non riuscì a chiuder occhio. L ‘estate aveva travolto
il paese con il suo sole infuocato, che incendiava le strade e le lasciava
ardere per tutta la notte. Le persone che camminavano per le vie ti
accecavano gli occhi mentre le guardavi, tant’era il riflesso
luminoso e prepotente del sole su di esse.
Cupcakes si rivoltava
nel letto, contava le pecorelle, non pensava a niente, si metteva il
cuscino sulle orecchie, si alzava a bere un bicchiere di acqua ghiacciata,
guardava il marito beatamente addormentato tra le lenzuola. Non era
il caldo che le impediva di dormire, ma un fastidioso rumore che proveniva
dalla stanza adiacente. Le finestre di ogni abitazione, in quel periodo
erano sempre spalancate, per permettere ad un venticello inesistente
di portarsi via quell’afa che impregnava mura, persone, teste.
Un miagolio continuo
e acuto non la lasciava in pace, e lei si sentiva sempre più irritata.
Sarebbe voluta andare dal suo vicino e dirgli di rinchiudere da qualche
parte quel cazzo di animale, ma non lo fece. Non fece niente. Aveva
paura del loro vicino. Era un folle di nome Anatas, o così lui diceva
di chiamarsi. Viveva lì da meno di un anno e non faceva niente tutto
il giorno, tranne girovagare tutto il giorno per il paese mezzo nudo
o entrare nei negozi per spaccare la merce in vendita senza mai rubarla.
Lo portarono lì dei crocerossini, un domenica che Cupcakes e suo marito
erano in casa con amici. Sentirono delle urla strazianti, come di qualcuno
che senza voce emetteva un latrato sconvolto, spaventato, addolorato.
Il marito di Cupcakes si alzò e andò alla porta per vedere che succedeva,
e vide degli infermieri portare nella stanza di fianco un ragazzo piuttosto
grande, disteso su una barella e legato da cima a fondo con una grossa
corda di cuoio marrone. Rimase di stucco e si chiese che stava accadendo,
quando i crocerossini se ne andarono lasciando il ragazzo solo chiuso
in casa.
Dopo qualche
giorno vennero a sapere dalla vecchia che abitava di fronte a loro –
la quale era a conoscenza di qualsiasi fatto accaduto in paese –
che il nuovo arrivato era un folle appena dimesso dall’ospedale
psichiatrico del paese vicino, ora in "quasi" normali condizioni. Visto
la maniera con cui l’avevano portato a Cupcakes e a suo marito
non sembrava tanto in buone condizioni, e per liberarsi di ogni dubbio
cominciarono a spiare dalla finestra gli atteggiamenti del nuovo vicino.
Durante il primo
mese faceva fatica a muoversi, e spesso Cupcakes e suo marito lo sentivano
cadere in terra senza che nessuno potesse far niente, sia per la paura
e sia perché il ragazzo era chiuso dentro e non potevano uscire né aprire
a nessuno. In questo primo periodo non mangiò niente, ma invece di perdere
le forze le acquistava maggiormente di giorno in giorno, sino a che
riuscì a reggersi in piedi perfettamente. Una volta alla settimana,
poi, cominciò a venire un distinto signore, che possedendo le chiavi
della stanza del folle, vi entrava con due grandi sacchetti pieni di
cibarie, e dopo qualche minuto se ne usciva a mani vuote. Ciò accadde
fino a che Anatas non ebbe per se le chiavi, e fu da allora che venne
abbandonato a se stesso, circa cinque mesi dopo il suo arrivo.
Cupcakes sulle
prime se la faceva sotto dalla paura, guardando quella faccia enorme
e squadrata, con barba e capelli lunghi, incolti, girare per le vie
del paese. Poi però si rese conto della sua non pericolosità, anche
se non riusciva a reprimere del tutto una certa sensazione di ripugnanza
e insicurezza.
Quando arrivarono
le sei del mattino Cupcakes si svegliò, accorgendosi di aver dormito
un’oretta scarsa. Il miagolio proveniente dalla stanza a fianco,
seppur fattosi più fievole, non aveva ancora cessato di irritare le
orecchie e ogni parte del corpo di Cupcakes. Al risveglio del marito
dal sonno pesante, circa un’ora e mezza dopo, gli raccontò del
gatto di Anatas e di come aveva miagolato tutta la notte incessantemente.
"Non sapevo avesse un gatto",
le rispose il marito.
"Neanch’io. Ma quello
che non capisco è perché abbia continuato tutta la notte a rompere con
quel verso stridulo e penetrante."
"Strano, io non ho sentito
niente, comunque dopo do una sbirciata, e poi possiamo anche parlargli,mica
ci ammazza sul colpo se gli diciamo che il gatto ci dà fastidio."
"Parlargli? Ti ricordi la prima
volta che l’hai fatto che reazione ha avuto?"
La prima volta
che il marito di Cupcakes parlò con Anatas fu un martedì all’ora
di pranzo. Mentre mangiavano seduti a tavola videro il folle in piedi
davanti alla loro finestra che li guardava con gli occhi sbarrati e
la bava alla bocca, che gli impregnava la barba nera e folta. Cupcakes
prese paura e si alzò di scatto, mentre suo marito, mantenendo la calma,
andò alla finestra con un piatto di cibo, tendendolo con la mano in
offerta al folle. Questo però non si muoveva, così il marito di Cupcakes
aprì la finestra e gli chiese se lo voleva. Il folle allungò le mani
e prese il piatto, che due secondi dopo si rovesciò in faccia, cominciando
a urlare e a ridere. Cupcakes disse al marito di chiudere la finestra
e di allontanarsi, e mentre questi eseguiva il folle parlò.
"Io sono Anatas,
grazie del dono. I sacrifici per Anatas non sono mai troppi", e detto
questo si girò e se ne andò. La sua voce era cupa, gutturale, ma allo
stesso tempo tenera e innocente.
Prima di recarsi
al lavoro il marito di Cupcakes diede un’occhiata alla camera
del folle. Dentro vi era Anatas, disteso per terra in mezzo alla stanza,
con legato al collo un guinzaglio che teneva all’altra estremità
un gatto nero. Tutti e due erano immobili e sembravano dormire. Dopo
aver visto ciò decise di non riferire nulla alla moglie, e se ne andò
al lavoro con l’immagine del folle e del suo gatto impressa in
testa come un fresco e doloroso marchio a fuoco.
I giorni passavano,
e i miagolii durante la notte aumentavano sempre più. La gente del paese
vedeva il folle girovagare con dei gatti in braccio, che portava poi
nella sua stanza. Rincorreva i gatti randagi, portava loro da mangiare,
e quando li acciuffava se li portava in camera.
Cupcakes studiava
i suoi atteggiamenti, ma era impossibile capire cosa avesse in testa
il pazzo. Alcuni abitanti del paese quando lo vedevano storcevano il
naso e impauriti se ne andavano, mentre altri, come un gruppetto di
ragazzi, si nascondevano dietro un muretto, e quando Anatas passava
lo impiegavano di sassi lanciati con cattiveria. La sua stanza andava
sempre più riempiendosi di gatti, e con essi il sudiciume regnava indisturbato,
mentre il folle era instancabilmente alla ricerca di nuovi felini.
Dopo qualche
settimana la sua ricerca si placò, e rimase chiuso in casa per parecchi
giorni, durante i quali Cupcakes, dalla finestra lo spiava. Seduto sul
letto Anatas osservava i movimenti dei suoi gatti, che si muovevano
saltando di qua e di là, senza arrestarsi un attimo, al contrario di
lui. I gatti urinavano e defecavano per tutta la stanza senza che il
folle facesse niente, così Cupcakes, dopo un po’ di giorni passati
ad osservare quel macello, smise di farsi venire il ribrezzo nel stare
alla finestra di Anatas e lo lasciò al suo destino.
Per un po’
non ebbe più sue notizie, non si sentiva più nessun miagolio, non lo
si vedeva più in giro per il paese, sino a che un giorno, tutto d’un
tratto, le finestre che fino ad allora aveva tenuto chiuse si riaprirono,
e con esse anche le bocche dei gatti, di nuovo impegnate a miagolare
ininterrottamente.
Cupcakes sbuffò,
di nuovo infastidita da quel continuo lamento, che come poche settimane
prima si propagava anche per tutta la notte, impedendole di prendere
sonno.
Anatas riprese
anche a girovagare per il paese, questa volta però con una forchetta
in mano, usata di tanto in tanto perraccogliere qualcosa da terra, che
poi portava nella sua camera.
Cupcakes riprese
ad osservare ciò che faceva il folle, e si accorse che ciò che inforcava
erano piccoli animaletti quali vermiciattoli, lucertole e simili, che
probabilmente dava in pasto ai suoi mille gatti sempre chiusi in casa.
Il caldo era
insopportabile, ma forse non era questa la causa del perché Anatas cominciò
a girare nudo per le strade. Il suo corpo era ricoperto di graffi provocatigli
dai gatti, alcuni dei quali ancora sanguinanti, ma lui sembrava non
soffrirne, anzi, in quel periodo era molto euforico e attivo, non dava
fastidio a nessuno. Non spaccava più niente nei negozi e un sorriso
gli si era stampato in faccia, cosa che quando venne notata da Cupcakes,
le portò un po’ di tranquillità. Abitare di fianco a un pazzo
non le era mai piaciuto, ovviamente, ma a suo marito non dava alcun
fastidio; continuava a ripeterle che non avrebbe mai fatto del male
a nessuno, e quindi di non preoccuparsi.
E così fu.
Passò un altro
mese senza che Anatas si facesse vedere per il paese.
Nessun rumore
proveniva più dalla sua stanza.
Cupcakes e suo
marito si aspettavano, come successe tempo addietro, di sentir ricominciare
i miagolii da un giorno all’altro. Ma ciò non accadde.
Non erano più
andati a sbirciare dalla finestra, né loro, né i loro vicini né nessun
altro. Tutti nel paese si chiedevano che fine avesse fatto il folle,
ma nessuno aveva il coraggio di parlarne.
A Cupcakes mancavano
un po’ le stranezze di Anatas, così una mattina, mentre il marito
era al lavoro, si avvicinò alla finestra del suo vicino, e lo vide.
Il folle portava
una corda al collo, era appeso al lampadario che si stava staccando
dal soffitto per il peso, e aveva gli occhi aperti e rossi. Una ventina
di gatti sgozzati ricopriva il pavimento di color rosso scuro.
Quando il marito
di Cupcakes tornò dal lavoro, lei era ancora lì alla finestra. Dopo
aver visto la scena la trascinò nella loro stanza, e alzando la cornetta
chiamò l’ospedale psichiatrico del paese vicino.
Noanda - impronte/digitali
La Montagna Sacra
(The Holy Mountain, Usa/Mexico 1973, col. 115') di
Alejandro Jodorowsky, con: A. Jodorowsky, H. Salinas,
R. Sanders, V. Jodorowsky.
I signoridel sistema, 0nnipotenti
ma non immortali, guidati da un alchimista (Jodorowsky) cercano la vita
eterna in un viaggio a prove, scaalndoo alla fine una montagna dove
trovano sette fantocci: al che Jodorowsky si rivolge allo spettatore,
e svela che è solo un film.
Orgia visiva rutilante, che trova
nell'accumulo e nell'eccesso una sua paradossale coerenza. cascami di
surrealismo, esoterismo e controcultura anni '70 vengono triturati in
un caos magari irritante, ma mai più eguagliato. fece scalpore all'epoca
ed oggi è difficilmete reperibile: tutte le bobine infatti vennero bruciate!
Tetsuo (Tetsuo: The Iron Man, Jap. 1989,
b/n, 67') - Shinya Tsukamoto, con: T. Taguchi,
K.Fujiwara, N. Kanaoka, S. Tsukamoto.
L'antesignano del cyberpunk cinematografico,
girato in un bianco e nero quasi tarkovskiano, non è un film che si
possa raccontare facilmente: è la storia di una metamorfosi di cui è
vittima un impiegato occhialuto e incravattato (Taguchi), cui prima
spunta un fallo-trivella, e che poi diventa un ammasso di ferraglia
munito di cannoncini, impegnato in una sfida mortale con un suo simile
(Tsukamoto), con cui alla fine si fonderà. La novità non è tanto nel
tema (quello, vecchio, dell'uomo-macchina, o quello, debitore di J.B.
Ballard, degli incroci tra organico ed inorganico), quanto nel modo
di raccontare: lo spettatore è aggredito da immagini fulminee ed emetiche,
che spingono le tecniche dei vieoclip verso una logica imperscrutabile.
Unautentico shock (data anche la violenza delle immagini), parzialmente
ispirato a Lynch (Eraserhead), Raimi e Cronenberg: l'esempio irripetibile,
e forse allarmante, di un cinema inumano, che ha però qualcosa di non
banale da dire sulle angoscie e l'immaginario erotico di questo fine
secolo. Tsukamoto è anche autore della fotografia, del montaggio, delle
scenografie e degli effetti speciali.
pun_c_k - mp3
"reverberAction"
per la americana neverkink.net
|