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pseudocinicoreport MAIL aRT VIRTUALE
nella scorsa uscita, è stato pubblicato "elogio alla violenza", di Daniele C.; il testo, ha suscitato varie reazioni... di forte contrasto o d'approvazione... 
ma al di là della provocazione, forse c'è qualcos'altro e leggendo tra le righe lo si può cogliere... soprattutto pensando alla situazione attuale.
in questa uscita speciale, ho riportato il testo "il mio mondo personale" per intero ("elogio alla violenza" era soltanto una parte), l'intervento di un lettore che ha messo in luce un'azzeccata "ipotesi" sul punto di vista dell'autore ed infine, qualche riga da parte di Daniele C.
 
fG - m.a.v.
 
pseudocinicoreport
intervento
Ho ricevuto l'ultima MAV e l'ho letta. Ho letto anche il testo di Daniele e mi sembra che su quei presupposti si fondi la nuova borghesia. Quindi l'ho passato senza stupore, se capisci cosa intendo. Vedi, dal mio punto di vista il problema non è se chi ha scritto quel testo ha ragione o torto... il problema è che quel che esprime ha il carattere opaco di un pensiero anestetizzato a tutto, non solo al dolore. Mi spiego: qualche anno fa si parlava di guerra con pudore.. per partire a bombardare l'iraq o la serbia si coniavano termini quali "guerra umanitaria", ti ricordi? Ci si rifugiava in efficaci slogan in quanto l'idea della guerra doveva essere filtrata da una memoria (vietnam, hiroshima, etc.) che funzionava come catalizzatore etico ad gesto comunque vile. Oggi? Oggi no.. Oggi lo slogan è "guerra preventiva"... cioè: ti faccio la guerra prima che tu possa farla a me.. in pratica la totale riabilitazione della guerra. Socialmente la violenza in larga scala è nuovamente accettata, con la stessa facilità con cui si accetta uno spot... Nulla è cambiato... Ma tutto è cambiato... Lo dimostra Daniele. Quel che a volte mi domando è: seppur sotto anestesia,.. un giorno.. avremo la forza di porci il problema di qual'è l'operazione che ci apprestiamo a subire? Si... perchè l'anestesia è solo il preludio. Magari, ci renderemo conto proprio del fatto che è un ben congegnato "sistema" che può condurre l'uomo a comportarsi come una bestia... non, appunto, il contrario.
 
ZcRL

commento
Il dire: “quando in America ne bruciano un altro sulla sedia elettrica sembra che il pianeta intero si scandalizzi, in realtà non gliene frega un cazzo a nessuno” non implica che io la pensi necessariamente così, ma vuole solo mettere in luce un pensiero che è molto più diffuso di quello che vuole fare sembrare il buonismo giornalistico. Le periferie delle città sono piene di gente che si è rotta le palle, e dà la colpa del suo disagio alle carrette piene di disperati fingendo di non vedere che sta crescendo una generazione di diciottenni figli di imprenditori che pippano cocaina e hanno sotto il culo macchine da quarantamila euro. Tutto lì.
 
Daniele C.

IL MIO MONDO PERSONALE. (di Daniele C.)
 
I PARTE: ELOGIO ALLA VIOLENZA
Io non sono un violento. La violenza non appartiene alla normalità, e allora io non sono un violento. La penso come tutti gli altri: quando in America ne bruciano un altro sulla sedia elettrica sembra che il pianeta intero si scandalizzi, in realtà non gliene frega un cazzo a nessuno. Pure a me. E' solo una questione di apparire il più simile possibile al modello di bravo cittadino imposto dalla società, invece io sono semplicemente fiero di sbattermene i coglioni di queste stronzate e di tutti quelli che ci stanno dietro, perché è l'ipocrisia che ha rovinato il mondo. Il dispiacere che l' uomo comune prova di fronte a un omicidio non è amore per il prossimo, è solo un mezzo per manifestare la sua paura di trovarsi implicato nelle stesse circostanze, ma nemmeno queste considerazioni mi riguardano, visto che, come insegna la statistica, i cattivi non rimangono mai coinvolti dalla parte sbagliata in avvenimenti così spiacevoli.

Ho sempre adorato la genialità della follia che sta alla base di un fatto di sangue. Credo che da piccolo mia madre avrebbe potuto fare a meno di cambiarmi le mutande per una settimana senza sentirmi pronunciare una parola, ma non sono sicuro che sarebbe successo lo stesso se non mi avesse permesso di crescere insieme a quella marea di produzione nipponiche volte a esaltare nei bambini la loro naturale predisposizione allo scontro fisico.
Ogni posto dove il sangue scorreva a fiumi rappresentava per la mia psiche un orgasmo maniacale, il divertimento allo stato puro. I miei amici si chiamavano "Megaloman" e "Ken il guerriero". Se stavano male loro stavo male anch'io, ma questo non succedeva mai visto che alla fine vincevamo sempre noi. Non importava se poi eravamo buoni o cattivi, perché l'unica cosa che esisteva era vincere distruggendo gli altri, come succedeva in "Double Dragon". Passavo interi pomeriggi a giocarci nei più sozzi bar di periferia con alle spalle insignificanti semiubriaconi piccolo borghesi di merda che si raccontavano maree di boiate falso umoristiche affogate nella loro più irreversibile ignoranza che di certo non contribuiva a farmi credere che quello che stavo facendo fosse una perdita di tempo. Dovevo solo inserire una moneta e aspettare di prendere in mano la mazza da baseball per fracassare tutti quelli che mi venivano incontro, senza guardare in faccia nessuno. Credo di essere stato l'unico sulla faccia della terra a riuscire a finirlo con un gettone. La perfezione assoluta. Alla fine mi firmavo sempre "Dio", ma se ci fossero state sei lettere avrei scritto "Satana", perché nella vita o stai da una parte o stai dall'altra, chi sta in mezzo è come se non esistesse. In fin dei conti il mio strano modo di interpretare la giornata non dispiaceva alla gente che mi viveva intorno e forse mi rendeva ancora più simpatico. Se invece mi avessero trovato con un giornaletto porno allora avrei smesso di vivere.

Voglio sottolineare che non mi ritengo una vittima della società. Non ho di certo avuto un'infanzia difficile, o perlomeno c'è stato chi se l'è passata peggio di me. La mia era una famiglia comune a tante altre e il mio destino era di avere una vita normale in un mondo normale; non è stato così. Punto e basta. Non importa se sono malato geneticamente e il mio comportamento non dipende da un puro fatto voluttuario, perché né in cielo né in terra questo potrà mai far perdonare i miei peccati. Non ho assoluzioni e non voglio che nessuno mi salvi il culo, visto che io non l'ho mai salvato a nessuno.
Vaffanculo a quei perbenisti che sanno sempre quello che è giusto e quello che è sbagliato e vaffanculo a quelli che ogni volta dicono che è colpa di questo mondo così crudele. Perché non è vero un cazzo.
 
II PARTE: 1977
Non avevo mai fissato così intensamente qualcuno. Era quella che con inconscio non amore per me stesso potevo definire una giornata normale, ma più lo guardavo e più lo odiavo. Mi ricordava quelle ziette rompicoglioni che abitano un po’ fuori città e che da piccolo ti portano a trovare senza spiegarti come possono essere tue zie visto che hanno l’età di tua nonna. Sapeva di quegli stessi dolcetti sfigati ed appassiti che ogni volta sei costretto a mangiare a casa loro.
 
A un certo punto questo si girò e i nostri sguardi si incrociarono. Mi salì velocemente il pentimento per essermi fatto vedere in quel gesto di interesse e cercai di rimediare abbassando gli occhi il prima possibile, ma nella frazione di secondo che mi separava dalla ritrovata lontananza feci tempo a vedere il suo tentativo di sorridermi. Non c’era niente di particolarmente fastidioso nel suo atteggiamento solo che la somma delle circostanze mi portava a ripugnare qualsiasi genere di approccio. Sentii subito dei passi venirmi incontro e pensai che l’indifferenza fosse il modo migliore per scoraggiare ogni ulteriore contatto, ma le mie aspettative si ridimensionavano mano a mano che quel rumore di camminata decisa diventava sempre più forte, fino a che si arrestò talmente vicino a me da costringermi a non recitare più la parte dell’impassibile e alzare lo sguardo.
 
Ho odiato tutta la vita gli uomini invadenti. Mi sono sempre trovato complessato di fronte a quelle persone che incontri per strada e non sai se salutare o meno, e per questo, dovendo odiare una categoria tra quelli che ti salutano conoscendoti poco e quelli che al contrario non ti salutano mai, io ho sempre scelto i primi. Quell’uomo doveva essere uno di questi. Cominciò a parlare per inerzia, senza la dignità di chiedersi se le sue parole non mi dessero fastidio. Dalla sua bocca traboccava la stessa arroganza di chi guardando la Ruota della Fortuna comincia a ripetere a voce alta la soluzione per dimostrare agli altri di essere superiore. Non potevo fare a meno di personificare nella sua figura il ricordo di pomeriggi adolescenziali schiacciati tra l’invidia che la società nel suo essere mi imponeva e la miseria del mondo reale, così ne conclusi che anche lui era causa della mia guadagnata incapacità di essere normale. Mi trovavo in un luogo che materializzava la mia sconfitta di uomo imborghesito e avevo di fronte qualcuno che continuava a ripetermi questa consapevolezza.
 
La cronaca è piena di fatti inspiegabili e se si dovesse dare una colonna sonora a quelli compiuti dalle persone della mia età non ci sarebbe sottofondo più appropriato della sigla di un cartone animato giapponese degli anni ottanta o dello slogan lagnoso di una pubblicità di una multinazionale. La follia mass-mediologica che avevo vissuto fino a quel momento giustificava qualsiasi cosa in una mente appena al di fuori della media. Mi rimaneva la sincerità di rendermi conto che si trattava solo di un povero uomo incontrato per caso in un giorno qualsiasi, ma era il momento giusto per dire al mondo che le cose non mi piacevano.
 
III PARTE: 90210
Poniamo che un sabato qualsiasi metti dieci cose nel carrello. Di queste sette sono fatte in un Paese che non ha niente a che fare con il tuo stile di vita. Dopo essere tornato a casa con la benzina derivata dal petrolio di una dittatura medio orientale accendi il televisore. Stanno parlando delle guerre di religione, delle città sempre più violente e delle amanti di Carlo d'Inghilterra. A te non te ne frega un cazzo e vai a berti un caffè. Dal bar vicino alla stazione noti due cose: primo un cartello con una figa imperiale mezza nuda che cerca di venderti un detersivo, secondo che ti passano davanti persone con vestiti strani e che non parlano la tua lingua. Così pensi senza dirlo che quella è gente di merda. Ma hai la coscienza pulita perché sei cresciuto con quei film dove anche se i politici rubano, i militari uccidono e i poliziotti sono corrotti esiste sempre qualcosa che conta di più.
Poniamo che comprare qualcosa non sia facile come mettere nel carrello una confezione di pile alcaline e tirare fuori il Bancomat. Poniamo che il mondo sia formato da 6 miliardi di persone e che la tua vita sia condivisa solo da poche centinaia di milioni di queste. Poniamo che un giorno qualcuno si incazzi e succeda un casino. Ma poniamo che tutto questo sia solo un incubo. Sì solo un incubo, ah ah ah ah ah.

post-qualcosa
alla pagina:
> cinecitta.it/agora/corto2002/filmati/mondo.shtm < , è possibile vedere il video “Il mio mondo personale III parte: 90210”, il corto è in concorso ed è consigliata la votazione.
dall'> home page <, si possono raggiungere gli altri corti concorrenti; inoltre, si può effettuare il download del file (è leggerissimo e gratis), che permette la corretta visualizzazione dei video nel caso ci fossero dei problemi di lettura.

mail art virtuale n° 12B ottobre 2002