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Menu M.à.V. < issue #12: ipotesi
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(ipotesi)
la solitudine. meil
a:t ve:tjuel
ti sei mai sentita sola?...
a volte, sì... ma non intendo sola come: abbandonata o chiusa in una
stanza vuota...
ti sei mai sentita sola in
famiglia, fra gli amici, col ragazzo che per un pò ti ha attratto?...
esatto... questo intendevo... sola dentro.
a me accade il contrario: dentro
porto sempre qualcuno, ma sono solo nel momento in cui la sua presenza
non si avverte in alcun modo.
li senti?
rumori lontani...
prodotti da chissàcosa...
ma la solitudine sfugge via
quando la persona dentro te, è fisicamente presente... tutto il resto
non conta...
ecco, un gran senso di completezza.
(gli strani disegni di Dio).
ci si deve ritenere fortunati
a provare anche soltanto una volta nella vita questa sensazione... e
rendersene conto.
...
a volte non centra l'Amore,
la solitudine può essere sconfitta da un incontro casuale... per strada.
e sentirsi "pieni" per il resto della giornata, della settimana.
se ho mai provato queste cose?
sì, almeno un paio di volte.
...te ne accorgi quando chi
ti sta accanto, in quel momento, esiste soltanto perchè esisti tu...
e nella sua testa null'altro esiste, almeno per un pò.
un ricordo (c'è una coppia
all'interno di una stanza mansardata, c'è una giovane amicizia... da
tempo lui desiderava stare un pò con lei, soli, per capire, per capire,
almeno in parte, i suoi perchè...
il film è finito...
...rumore sullo schermo, poi
spento.
e le mani, le mani (quelle
di lei sono stupende), si cercano e si stringono.
...quel momento, quel momento,
lui avrebbe voluto fermarlo, almeno il tempo necessario, per farle capire...
per dirle con gli occhi, quello che le parole fanno impallidire...),
completo.
ascolta...
silenzi...
...rumori lontani
rumori lontani
provengono da chissàdove.
(il rumore dei desideri)
ascolta...
il tuo respiro...
...lentamente.
rumori lontani... nei
miei occhi, nello sguardo che ti rivolgo e subito distolgo...
chiudi gli occhi.
(parentesi) la comunicazione. E' passato un anno, un anno dalla
prima uscita di mav, il progetto ha ottenuto risposta... è cresciuto,
si è sviluppato, è stato esposto in una mostra d'arte internazionale
a Venezia, ha suscitato curiosità, è diventato un contenitore non solo
di espressioni, ma anche di entità... ogni realtà esposta è diventata
autonoma; una realtà a parte nell'immaginario e nel concreto... non
ci sono autori ben definiti: solo pseudonimi o nomi che potrebbero essere
tali.
Lo stesso progetto è diventato
autonomo, ed io sono soltanto il tramite.
Penso che alla base di tutto ci
sia soltanto una cosa: il desiderio di comunicare e scambiare, onestamente,
in totale libertà di farlo o non farlo... è sempre bello ricevere
in dono un qualcosa apparentemente inutile, fittizzio e vagamente incoerente...
stimola. Inoltre, ci ricorda che il tempo speso in atti totalmente inutili,
spesso è il tempo speso nel migliore dei modi... dopotutto le cose che
pavoneggiano grande utilità, sono le cose più insensate: effigi della
distrazione.
perchè distrarsi? non credo ci
si distragga per "non pensare"; credo sia invece un modo per autodistruggersi...
sostanzialmente all'essere umano piace distruggersi... e lo fa con la
buona intenzione di stare meglio (vedi "benessere" & danni connessi).
in parole povere, le cose inutili
concentrano idee, interessi, legami, mentre l'utilità distrae, estranea,
aliena e ghettizza (vi viene in mente qualche esempio?).
Forse l'unica difesa è non crederci.
Bene, siete arrivati fino
a questa riga... e qui vorrei ringraziare voi tutti (1500 indirizzi...),
chi riceverà per la prima volta mav, chi la riceve dall'inizio, chi
ha collaborato, chi collaborerà, chi ha sostenuto, chi ha criticato,
chi pensa, chi agisce, chi fiuta, chi gira l'angolo, chi si sente inutile,
chi sparerà, chi si accende una sigaretta, chi guarda la luna, chi sogna,
chi trattiene le lacrime, chi sanguina...
mav
ipotesi (la
solitudine)
Dimitri Misero - 17 settembre
2002
E' quasi l'alba.
Adesso fuori dalla mia stanza non esiste più niente. Solo il silenzio è un'attesa. Non una macchina da ore, non una voce d'uomo. Ho ventisette anni e da dieci vivo facendo il buttafuori nei locali notturni della zona. Ho lavorato gli ultimi quattro anni per sei giorni la settimana d'inverno e sette d'estate. Nello stesso posto. Talvolta ho cambiato aria ma alla fine sono tornato sempre qui, a fare il buttafuori. Altro non era possibile. Ma le cose sono cambiate, finalmente sono troppo vecchio. il Vescovo - intro
L’uomo è alla frutta. Dobbiamo lavorare perché si destrutturino
le certezze, perché si bandiscano gli spacciatori di sovrastrutture
mentali. Torni il Caos, poiché l’ordine del Cosmos non lo si
è potuto avere! Bisogna bere emozioni licantropiche. Sprofondare orgogliosamente
alla ricerca della nostra totalità, riappropriandoci della follia,
della marginalità, della passione. Del desiderio acefalo. Venga un
felice deicidio. Un assassinio gioioso di tutte le narrazioni di potere,
dell’etica, della morale, del galateo e di comodi riferimenti.
Dobbiamo parlare di ciò che resta segregato nei coni d’ombra.
La cultura accademica puzza di cadavere. D’Annunzio era un punk
negli eccessi privati ma un poeta-water nella vita pubblica. Dobbiamo
vivere come lucenti coltelli che squarciano il grigio corpo del mastodonte
globale che vuole offuscare ogni nostro sole. L’infame morale
tra Adamo ed Eva spacca per la prima volta la completa sacralità umana
nel menzognero dualismo bene-male. La pratica religiosa rimuove il
male attraverso i tabù. Bataille afferma come il linguaggio ne sia
complice. Utilizziamo quindi il linguaggio per riappropriarci del
nostro irrazionale sentire! L’assunzione consapevole dell’orgia
dionisiaca che ripropone la totalità del sacro eccesso, in cui dolore
e gioia, distruzione e orgasmo, sangue e vino nutrono l’anarchica
liberazione del possibile umano.
Karantez - Feitiçio
Il lungo ellittico
giro terrestre
intorno a una meta
che non si lascerà raggiungere
mai
si ferma stanotte
in bilico
sul meridiano dalla scienza
dimenticato
dove l'incantesimo ha vita.
Gli uomini dormono
abbracciati ai loro sogni
più strani,
poche auto ostinate sbuffano
fiacche in vie buie
e la natura mischiata in
gocce al cemento
trattiene il respiro.
Infinita brevità
di uno spalancarsi stupito
di occhi
e di membra,
tra la fretta dell'alba
incipiente
e la tentazione dell'inopportuna
stanchezza.
Si dilata nelle nostre
pupille
il tempo,
lì annega la coscienza
della fugacità d'ogni stra-ordinaria
cosa
e stanotte sembra eterna.
Eterna è diventata davvero
quando le offrii dimora
sicura
nella mia mente e nel cuore
con il muto segno dell'indice.
Dopo un anno, se chiudo
gli occhi,
quella notte rivive
perché non ha antidoto
l'incantesimo che insieme
creammo.
Non ha occhi il ricordo
che possa chiudere per
distogliere un'emozione.
Nelle linee - anche le
più piccole -
delle mie mani
scorre il tuo corpo
tratteggiato da tremiti
ardenti.
Sotto le unghie sento ancora
premere la pelle
della tua schiena tesa
levigata ed eretta.
Sulle labbra, tra le lettere
sussurrate
del tuo nome, piovono e
s'impigliano
i riccioli scomposti
della tua testa inclinata
sopra di me
alla distanza di un arreso
sospiro.
S'appoggia l'energia calda
nell'impalpabile spazio
tra le nostre mani aperte
in preghiera
che si toccano senza sfiorarsi.
E, se chiudo gli occhi,
il piacere dell'incantesimo
vivo
offusca d'improvviso
ogni parvenza effimera
di materiali piaceri
ingannevoli
e respiro il rinnovato
potere
che mai
si concede
agl'infimi.
Daniele C. - il mio mondo personale
I PARTE: ELOGIO ALLA VIOLENZA
Io non sono un violento. La violenza non appartiene alla normalità, e allora io non sono un violento. La penso come tutti gli altri: quando in America ne bruciano un altro sulla sedia elettrica sembra che il pianeta intero si scandalizzi, in realtà non gliene frega un cazzo a nessuno. Pure a me. E' solo una questione di apparire il più simile possibile al modello di bravo cittadino imposto dalla società, invece io sono semplicemente fiero di sbattermene i coglioni di queste stronzate e di tutti quelli che ci stanno dietro, perché è l'ipocrisia che ha rovinato il mondo. Il dispiacere che l' uomo comune prova di fronte a un omicidio non è amore per il prossimo, è solo un mezzo per manifestare la sua paura di trovarsi implicato nelle stesse circostanze, ma nemmeno queste considerazioni mi riguardano, visto che, come insegna la statistica, i cattivi non rimangono mai coinvolti dalla parte sbagliata in avvenimenti così spiacevoli. Ho sempre adorato la genialità della follia che sta alla base di un fatto di sangue. Credo che da piccolo mia madre avrebbe potuto fare a meno di cambiarmi le mutande per una settimana senza sentirmi pronunciare una parola, ma non sono sicuro che sarebbe successo lo stesso se non mi avesse permesso di crescere insieme a quella marea di produzione nipponiche volte a esaltare nei bambini la loro naturale predisposizione allo scontro fisico. Ogni posto dove il sangue scorreva a fiumi rappresentava per la mia psiche un orgasmo maniacale, il divertimento allo stato puro. I miei amici si chiamavano "Megaloman" e "Ken il guerriero". Se stavano male loro stavo male anch'io, ma questo non succedeva mai visto che alla fine vincevamo sempre noi. Non importava se poi eravamo buoni o cattivi, perché l'unica cosa che esisteva era vincere distruggendo gli altri, come succedeva in "Double Dragon". Passavo interi pomeriggi a giocarci nei più sozzi bar di periferia con alle spalle insignificanti semiubriaconi piccolo borghesi di merda che si raccontavano maree di boiate falso umoristiche affogate nella loro più irreversibile ignoranza che di certo non contribuiva a farmi credere che quello che stavo facendo fosse una perdita di tempo. Dovevo solo inserire una moneta e aspettare di prendere in mano la mazza da baseball per fracassare tutti quelli che mi venivano incontro, senza guardare in faccia nessuno. Credo di essere stato l'unico sulla faccia della terra a riuscire a finirlo con un gettone. La perfezione assoluta. Alla fine mi firmavo sempre "Dio", ma se ci fossero state sei lettere avrei scritto "Satana", perché nella vita o stai da una parte o stai dall'altra, chi sta in mezzo è come se non esistesse. In fin dei conti il mio strano modo di interpretare la giornata non dispiaceva alla gente che mi viveva intorno e forse mi rendeva ancora più simpatico. Se invece mi avessero trovato con un giornaletto porno allora avrei smesso di vivere. Voglio sottolineare che non mi ritengo una vittima della società. Non ho di certo avuto un'infanzia difficile, o perlomeno c'è stato chi se l'è passata peggio di me. La mia era una famiglia comune a tante altre e il mio destino era di avere una vita normale in un mondo normale; non è stato così. Punto e basta. Non importa se sono malato geneticamente e il mio comportamento non dipende da un puro fatto voluttuario, perché né in cielo né in terra questo potrà mai far perdonare i miei peccati. Non ho assoluzioni e non voglio che nessuno mi salvi il culo, visto che io non l'ho mai salvato a nessuno. Vaffanculo a quei perbenisti che sanno sempre quello che è giusto e quello che è sbagliato e vaffanculo a quelli che ogni volta dicono che è colpa di questo mondo così crudele. Perché non è vero un cazzo. Mik - notturno... simultanee connessioni.
" Non cercarmi.
Lasciati portare a riva dalla corrente. & se resterò sola sulla spiaggia
non mi sentirò abbandonata. Perchè nulla resiste quaggiù. Tutto, prima
o poi, svanisce. ... Tutto,
dannazione. Perchè affannarsi ad eludere l'ineluttabile fine? Cos'è questa
smania d'immortalità, questo terrore per il disperdersi ultimo di ciò
che ha avuto un inizio?
Non vi sono certezze. Nessuna. Non cercarmi, anche se ne avrei bisogno, forse." Soffitti crollano. Crepe che poi si allargano, scoppiando. Tutto come flebile fiamma, si consuma... & poi muore. Non me l'hai insegnato tu. Niente certezze. Scheletri, tessuti che si decompongono per inabissarsi nella terra, tornare alla terra, riessere terra. Eterno ciclo dell'essere, che diviene. Panta rei. Trattenuta nelle movenze, in occhi di neve. Mi piace guardarli. Ritrovo il mio inverno claustrofobico, il tepore della nebbia, lo smarrimento delle percezioni di familiarità, il bene che ho imparato. Sei nel mio sangue, anche tu. Ora. Ora che è primavera, che sto vivendo davvero, con tutto lo spirito, la carne...l'acqua. Primavera. Ti afferro a tratti, lievemente. Senza maniacale tensione. Che luna...turgida, gonfia, arancio, bassa all'orizzonte, silenziosa come non mai. Non temere.. di essere vivo tra la folla. Universo..è interazioni di pianeti, stelle, detriti, potenti campi magnetici, vuoto...Niente è a sè stante. Neanche le eclissi. Andrea - Un grande uomo. Le lune dell'inganno
si ergono sul mio spento animo ormai ad accendere i roghi d'indecisione e inettitudine; e quattro fate
orrende lottano e si mordono senza tregua alcuna se non quella che nasce distinta seppur flebile dalla tenerezza di uno scambio di sguardi giovani e forti. Già conoscono il futuro
(li attira e li spaventa) e dalla corrente trascinare si lasciano. Progettare
decidere se come quando dove sarà aspettare risposte a domande inevitabili analizzarle per aprire le scatoline tutte assolutamente tutte e poi decidere di agire pur non avendo forza alcuna. Poco furbo
sempre lotterai. link.
segnalazioni. 2a biennale arte&anarchia 2003
La 2a biennale di arte&anarchia 2003 si terrà da ottobre 2002 a maggio 2003 e
sarà gestita da tutti quei creativi che vorranno aderirvi.
Ogni artista attiverà, entro questo arco
di tempo, un’iniziativa pubblica o privata, in sintonia, indicata
e specifica per la 2a
biennale di arte&anarchia 2003: mostre,
spettacoli, performance, concerti, ecc. … nelle località, negli
spazi, nei modi e nelle possibilità individuali.
Al fine di permettere l’edizione di
un catalogo, ogni evento dovrà essere testimoniato (una breve relazione,
gli stampati prodotti per pubblicizzarlo, foto, video, l’eventuale
rassegna stampa, ecc. …) e spedito, assolutamente entro e non oltre
la metà di maggio del 2003, a:
ApARTe°: materiali irregolari di cultura
libertaria
casella postale 85 succursale 8
30171 MESTRE – VE italy
Non saranno tenute in considerazione quei materiali che non avranno evidenziata
la scritta:2a biennale di arte&anarchia
Questa azione, antigerarchica e rispettosa
delle diversità, rientra nei percorsi estetici e politici che ApARTe°
ha riconosciuto come propri.
La 2a biennale di arte&anarchia 2003
si concluderà a Bologna (o in altra città) dove, per tre giorni si
terranno le manifestazioni di chiusura.
banda ApARTe° in azione
info: : aparte@virgilio.it :
progetto NEXUS - il non essere in nessun luogo.
mail art virtuale n° 12 settembre
2002
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