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(ipotesi) la solitudine. meil a:t ve:tjuel
ti sei mai sentita sola?... a volte, sì... ma non intendo sola come: abbandonata o chiusa in una stanza vuota...
ti sei mai sentita sola in famiglia, fra gli amici, col ragazzo che per un pò ti ha attratto?... esatto... questo intendevo... sola dentro.
a me accade il contrario: dentro porto sempre qualcuno, ma sono solo nel momento in cui la sua presenza non si avverte in alcun modo.
li senti?
 
rumori lontani...
 
 
prodotti da chissàcosa...
 
ma la solitudine sfugge via quando la persona dentro te, è fisicamente presente... tutto il resto non conta...
ecco, un gran senso di completezza.
(gli strani disegni di Dio).
ci si deve ritenere fortunati a provare anche soltanto una volta nella vita questa sensazione... e rendersene conto.
...
a volte non centra l'Amore, la solitudine può essere sconfitta da un incontro casuale... per strada. e sentirsi "pieni" per il resto della giornata, della settimana.
 
se ho mai provato queste cose? sì, almeno un paio di volte.
...te ne accorgi quando chi ti sta accanto, in quel momento, esiste soltanto perchè esisti tu... e nella sua testa null'altro esiste, almeno per un pò.
 
un ricordo (c'è una coppia all'interno di una stanza mansardata, c'è una giovane amicizia... da tempo lui desiderava stare un pò con lei, soli, per capire, per capire, almeno in parte, i suoi perchè...
il film è finito...
...rumore sullo schermo, poi spento.
e le mani, le mani (quelle di lei sono stupende), si cercano e si stringono.
...quel momento, quel momento, lui avrebbe voluto fermarlo, almeno il tempo necessario, per farle capire... per dirle con gli occhi, quello che le parole fanno impallidire...), completo.
ascolta...
                         silenzi...
                                                           ...rumori lontani
 
 
 
rumori lontani
 
 
 
provengono da chissàdove.
(il rumore dei desideri)
 
ascolta...
                        il tuo respiro...
                                                               ...lentamente.
 
 
rumori lontani... nei miei occhi, nello sguardo che ti rivolgo e subito distolgo...
 
chiudi gli occhi.

(parentesi) la comunicazione.
E' passato un anno, un anno dalla prima uscita di mav, il progetto ha ottenuto risposta... è cresciuto, si è sviluppato, è stato esposto in una mostra d'arte internazionale a Venezia, ha suscitato curiosità, è diventato un contenitore non solo di espressioni, ma anche di entità... ogni realtà esposta è diventata autonoma; una realtà a parte nell'immaginario e nel concreto... non ci sono autori ben definiti: solo pseudonimi o nomi che potrebbero essere tali.
Lo stesso progetto è diventato autonomo, ed io sono soltanto il tramite.
Penso che alla base di tutto ci sia soltanto una cosa: il desiderio di comunicare e scambiare, onestamente, in totale libertà di farlo o non farlo... è sempre bello ricevere in dono un qualcosa apparentemente inutile, fittizzio e vagamente incoerente... stimola. Inoltre, ci ricorda che il tempo speso in atti totalmente inutili, spesso è il tempo speso nel migliore dei modi... dopotutto le cose che pavoneggiano grande utilità, sono le cose più insensate: effigi della distrazione.
perchè distrarsi? non credo ci si distragga per "non pensare"; credo sia invece un modo per autodistruggersi... sostanzialmente all'essere umano piace distruggersi... e lo fa con la buona intenzione di stare meglio (vedi "benessere" & danni connessi).
in parole povere, le cose inutili concentrano idee, interessi, legami, mentre l'utilità distrae, estranea, aliena e ghettizza (vi viene in mente qualche esempio?).
Forse l'unica difesa è non crederci.
Bene, siete arrivati fino a questa riga... e qui vorrei ringraziare voi tutti (1500 indirizzi...), chi riceverà per la prima volta mav, chi la riceve dall'inizio, chi ha collaborato, chi collaborerà, chi ha sostenuto, chi ha criticato, chi pensa, chi agisce, chi fiuta, chi gira l'angolo, chi si sente inutile, chi sparerà, chi si accende una sigaretta, chi guarda la luna, chi sogna, chi trattiene le lacrime, chi sanguina...
 
mav
ipotesi (la solitudine)

Dimitri Misero - 17 settembre 2002
E' quasi l'alba.
Adesso fuori dalla mia stanza non esiste più niente.
Solo il silenzio è un'attesa. Non una macchina da ore, non una voce d'uomo.
Ho ventisette anni e da dieci vivo facendo il buttafuori nei locali notturni della zona.
Ho lavorato gli ultimi quattro anni  per sei giorni la settimana d'inverno e sette d'estate. Nello stesso posto.
Talvolta ho cambiato aria ma alla fine sono tornato sempre qui, a fare il buttafuori.
Altro non era possibile.
Ma le cose sono cambiate, finalmente sono troppo vecchio.

il Vescovo - intro
L’uomo è alla frutta. Dobbiamo lavorare perché si destrutturino le certezze, perché si bandiscano gli spacciatori di sovrastrutture mentali. Torni il Caos, poiché l’ordine del Cosmos non lo si è potuto avere! Bisogna bere emozioni licantropiche. Sprofondare orgogliosamente alla ricerca della nostra totalità, riappropriandoci della follia, della marginalità, della passione. Del desiderio acefalo. Venga un felice deicidio. Un assassinio gioioso di tutte le narrazioni di potere, dell’etica, della morale, del galateo e di comodi riferimenti. Dobbiamo parlare di ciò che resta segregato nei coni d’ombra. La cultura accademica puzza di cadavere. D’Annunzio era un punk negli eccessi privati ma un poeta-water nella vita pubblica. Dobbiamo vivere come lucenti coltelli che squarciano il grigio corpo del mastodonte globale che vuole offuscare ogni nostro sole. L’infame morale tra Adamo ed Eva spacca per la prima volta la completa sacralità umana nel menzognero dualismo bene-male. La pratica religiosa rimuove il male attraverso i tabù. Bataille afferma come il linguaggio ne sia complice. Utilizziamo quindi il linguaggio per riappropriarci del nostro irrazionale sentire! L’assunzione consapevole dell’orgia dionisiaca che ripropone la totalità del sacro eccesso, in cui dolore e gioia, distruzione e orgasmo, sangue e vino nutrono l’anarchica liberazione del possibile umano.

Karantez - Feitiçio 
Il lungo ellittico giro terrestre
intorno a una meta
che non si lascerà raggiungere
mai
si ferma stanotte
in bilico
sul meridiano dalla scienza dimenticato
dove l'incantesimo ha vita.
Gli uomini dormono
abbracciati ai loro sogni più strani,
poche auto ostinate sbuffano
fiacche in vie buie
e la natura mischiata in gocce al cemento
trattiene il respiro.
Infinita brevità
di uno spalancarsi stupito di occhi
e di membra,
tra la fretta dell'alba incipiente
e la tentazione dell'inopportuna stanchezza.
Si dilata nelle nostre pupille
il tempo,
lì annega la coscienza
della fugacità d'ogni stra-ordinaria cosa
e stanotte sembra eterna.
Eterna è diventata davvero
quando le offrii dimora sicura
nella mia mente e nel cuore
con il muto segno dell'indice.
Dopo un anno, se chiudo gli occhi,
quella notte rivive
perché non ha antidoto
l'incantesimo che insieme creammo.
Non ha occhi il ricordo
che possa chiudere per distogliere un'emozione.
Nelle linee - anche le più piccole -
delle mie mani
scorre il tuo corpo
tratteggiato da tremiti ardenti.
Sotto le unghie sento ancora
premere la pelle
della tua schiena tesa
levigata ed eretta.
Sulle labbra, tra le lettere sussurrate
del tuo nome, piovono e s'impigliano
i riccioli scomposti
della tua testa inclinata
sopra di me
alla distanza di un arreso sospiro.
S'appoggia l'energia calda
nell'impalpabile spazio
tra le nostre mani aperte
in preghiera
che si toccano senza sfiorarsi.
E, se chiudo gli occhi,
il piacere dell'incantesimo vivo
offusca d'improvviso
ogni parvenza effimera
di materiali piaceri
ingannevoli
e respiro il rinnovato potere
che mai
si concede
agl'infimi.

Daniele C. - il mio mondo personale
I PARTE: ELOGIO ALLA VIOLENZA
Io non sono un violento. La violenza non appartiene alla normalità, e allora io non sono un violento. La penso come tutti gli altri: quando in America ne bruciano un altro sulla sedia elettrica sembra che il pianeta intero si scandalizzi, in realtà non gliene frega un cazzo a nessuno. Pure a me. E' solo una questione di apparire il più simile possibile al modello di bravo cittadino imposto dalla società, invece io sono semplicemente fiero di sbattermene i coglioni di queste stronzate e di tutti quelli che ci stanno dietro, perché è l'ipocrisia che ha rovinato il mondo. Il dispiacere che l' uomo comune prova di fronte a un omicidio non è amore per il prossimo, è solo un mezzo per manifestare la sua paura di trovarsi implicato nelle stesse circostanze, ma nemmeno queste considerazioni mi riguardano, visto che, come insegna la statistica, i cattivi non rimangono mai coinvolti dalla parte sbagliata in avvenimenti così spiacevoli.

Ho sempre adorato la genialità della follia che sta alla base di un fatto di sangue. Credo che da piccolo mia madre avrebbe potuto fare a meno di cambiarmi le mutande per una settimana senza sentirmi pronunciare una parola, ma non sono sicuro che sarebbe successo lo stesso se non mi avesse permesso di crescere insieme a quella marea di produzione nipponiche volte a esaltare nei bambini la loro naturale predisposizione allo scontro fisico.
Ogni posto dove il sangue scorreva a fiumi rappresentava per la mia psiche un orgasmo maniacale, il divertimento allo stato puro. I miei amici si chiamavano "Megaloman" e "Ken il guerriero". Se stavano male loro stavo male anch'io, ma questo non succedeva mai visto che alla fine vincevamo sempre noi. Non importava se poi eravamo buoni o cattivi, perché l'unica cosa che esisteva era vincere distruggendo gli altri, come succedeva in "Double Dragon". Passavo interi pomeriggi a giocarci nei più sozzi bar di periferia con alle spalle insignificanti semiubriaconi piccolo borghesi di merda che si raccontavano maree di boiate falso umoristiche affogate nella loro più irreversibile ignoranza che di certo non contribuiva a farmi credere che quello che stavo facendo fosse una perdita di tempo. Dovevo solo inserire una moneta e aspettare di prendere in mano la mazza da baseball per fracassare tutti quelli che mi venivano incontro, senza guardare in faccia nessuno. Credo di essere stato l'unico sulla faccia della terra a riuscire a finirlo con un gettone. La perfezione assoluta. Alla fine mi firmavo sempre "Dio", ma se ci fossero state sei lettere avrei scritto "Satana", perché nella vita o stai da una parte o stai dall'altra, chi sta in mezzo è come se non esistesse. In fin dei conti il mio strano modo di interpretare la giornata non dispiaceva alla gente che mi viveva intorno e forse mi rendeva ancora più simpatico. Se invece mi avessero trovato con un giornaletto porno allora avrei smesso di vivere.

Voglio sottolineare che non mi ritengo una vittima della società. Non ho di certo avuto un'infanzia difficile, o perlomeno c'è stato chi se l'è passata peggio di me. La mia era una famiglia comune a tante altre e il mio destino era di avere una vita normale in un mondo normale; non è stato così. Punto e basta. Non importa se sono malato geneticamente e il mio comportamento non dipende da un puro fatto voluttuario, perché né in cielo né in terra questo potrà mai far perdonare i miei peccati. Non ho assoluzioni e non voglio che nessuno mi salvi il culo, visto che io non l'ho mai salvato a nessuno.
Vaffanculo a quei perbenisti che sanno sempre quello che è giusto e quello che è sbagliato e vaffanculo a quelli che ogni volta dicono che è colpa di questo mondo così crudele. Perché non è vero un cazzo.

Mik - notturno... simultanee connessioni.
" Non cercarmi. Lasciati portare a riva dalla corrente. & se resterò sola sulla spiaggia non mi sentirò abbandonata. Perchè nulla resiste quaggiù. Tutto, prima o poi, svanisce.      ...    Tutto, dannazione. Perchè affannarsi ad eludere l'ineluttabile fine? Cos'è questa smania d'immortalità, questo terrore per il disperdersi ultimo di ciò che ha avuto un inizio?
Non vi sono certezze.
Nessuna.
Non cercarmi, anche se ne avrei bisogno, forse."

Soffitti crollano. Crepe che poi si allargano, scoppiando. Tutto come flebile fiamma, si consuma... & poi muore. Non me l'hai insegnato tu. Niente certezze. Scheletri, tessuti che si decompongono per inabissarsi nella terra, tornare alla terra, riessere terra. Eterno ciclo dell'essere, che diviene. Panta rei.       Trattenuta nelle movenze, in occhi di neve. Mi piace guardarli. Ritrovo il mio inverno claustrofobico, il tepore della nebbia, lo smarrimento delle percezioni di familiarità, il bene che ho imparato.
Sei nel mio sangue, anche tu. Ora. Ora che è primavera, che sto vivendo davvero, con tutto lo spirito, la carne...l'acqua. Primavera.           Ti afferro a tratti, lievemente. Senza maniacale tensione.
  Che luna...turgida, gonfia, arancio, bassa all'orizzonte, silenziosa come non mai.
Non temere.. di essere vivo tra la folla. Universo..è interazioni di pianeti, stelle, detriti, potenti campi magnetici, vuoto...Niente è a sè stante. Neanche le eclissi.

Andrea - Un grande uomo.
Le lune dell'inganno
si ergono sul mio spento
animo
ormai
ad accendere i roghi
d'indecisione
e inettitudine;
 
e quattro fate
orrende
lottano e si mordono
senza tregua
alcuna
se non quella che nasce
distinta
seppur flebile
dalla tenerezza di uno scambio
di sguardi
giovani e forti.
 
Già conoscono il futuro
(li attira e li spaventa)
e dalla corrente trascinare
si lasciano.
 
Progettare
decidere se come quando dove sarà
aspettare risposte
a domande inevitabili
analizzarle
per aprire le scatoline
tutte
assolutamente tutte
e poi decidere di agire
pur non avendo forza
alcuna.
 
Poco furbo
sempre lotterai.

link.

segnalazioni.
2a biennale arte&anarchia 2003
 
La 2a biennale di arte&anarchia 2003 si terrà da ottobre 2002 a maggio 2003 e sarà gestita da tutti quei creativi che vorranno aderirvi.
Ogni artista attiverà, entro questo arco di tempo, un’iniziativa pubblica o privata, in sintonia, indicata e specifica per la 2a biennale di arte&anarchia 2003: mostre, spettacoli, performance, concerti, ecc. … nelle località, negli spazi, nei modi e nelle possibilità individuali.
Al fine di permettere l’edizione di un catalogo, ogni evento dovrà essere testimoniato (una breve relazione, gli stampati prodotti per pubblicizzarlo, foto, video, l’eventuale rassegna stampa, ecc. …) e spedito, assolutamente entro e non oltre la metà di maggio del 2003, a:
ApARTe°: materiali irregolari di cultura libertaria
casella postale 85 succursale 8
30171 MESTRE – VE italy
Non saranno tenute in considerazione quei materiali che non avranno evidenziata la scritta:2a biennale di arte&anarchia
Questa azione, antigerarchica e rispettosa delle diversità, rientra nei percorsi estetici e politici che ApARTe° ha riconosciuto come propri.
La 2a biennale di arte&anarchia 2003 si concluderà a Bologna (o in altra città) dove, per tre giorni si terranno le manifestazioni di chiusura.
 
banda ApARTe° in azione

progetto NEXUS - il non essere in nessun luogo.
info: : nexuspeed@virgilio.it :

mail art virtuale n° 12 settembre 2002