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> Menu M.à.V. < issue #11: l'acqua
l'acqua M.ail/A.rt/V.irtuale
 
sassi.legno.fango
l'acqua che evapora dal fango,
                                            per trasformarsi in nuvola,
per poi ricadere ed impastarsi nuovamente col terreno...
(...camminando a piedi nudi sul greto del futuro fiume, rimasi ferito...)
 
il mio sangue  -  anch'esso polvere - e poi
                                                              fango.
 
nella sua fase degenerativa, il legno cade dal  cielo al torrente per macerarsi e tramutarsi in terra,
                                                                                                                           poi fango,
nel corso del tempo...
...il legno scorticato, ferito,                                   tra i sassi...
i suoi frammenti, scorrono verso una qualche foce per depositarsi
tra un manto d'acqua,          terra                e cielo...
 
...il legno spaccato dai sassi, dall'acqua, dal sole, dal tempo...
 
sembrano scaglie di pietra:              punti d'intersezione del caos/caso in libertà...
legno e sassi, dalla loro unione, ancora fango...
il mio sguardo scende verso il terreno, oltre il nero, oltre lo sfondo, oltre il bordo,
 
 
oltre... 
solamente
 
 
 
oltre.
 
fG - mav
lacqua

 Dimitri Misero - un inverno -
 
Sei incisa nell'acqua
e ti credi vetro.
Tu, leggera pressione sulle mie palpebre chiuse
(piccolo dolore di luci),
sfiori la mancanza
e gela
l'assenza.

Container 47 - R: LA LEGGE MUZZI - 2002
 SI CI SIAMO E' UNA CONCAUSA CHE TI FA SBIRILLARE MA PERCHE' OGNI VOLTA CHE MI ALZO E' COME SE CI FOSSE UNA SPERLATURA IN CONFORMITA' CON LA LEGGE 748  DELL ARTICOLO 9 .COMCAUSA DELLE LIBERTINE ART 36 E' TUTTO IERI CHE CI PENSO    E FINALMENTE OGGI SONO ARRIVATO ALLA CONCLUSIONE                   HO DECISO   MI BERRO' QUEL BICCHIERE D ACQUA    ,     
 
 
 
IL FATTO MI PREOCCUPO' MOLTISSIMO        MI SEMBRA UNA COSA SCRITTA E RISCRITTA       E ANCHE TRITA E RITRITA            E QUINDI      LA COSA GIUSTA E' CARICARSI DELLE PROPRIE RESPONSABILITA'
 
SI MA BISOGNA FARE ATTENZIONE ALL OCHHIO DELLA MADRE PERCHE'  INCOMBE SEMPRE IN CONFORMITA' CON LA LEGGE 345 DELLE CONGIUNTURE SEGRETE   CHE RISALE AL 78 QUANDO SOPRASSEDEVA ALLE RIUNIUONI IL ORMAI BENEAMATO FILIPPO BERLINGUER  CHE SCELSE LUI PER  PRIMO DI ESSERE IN PRIMA FILA E PAGO' A SUE SPESE COL SUO SANGUE  LA CONGIUNTA CONGIURA DI CATILINA CHE RISALI AL 28  MAGGIO A. C.                 E NON A CASO LA RISVOLTA EBBE ESITO POSITIVO E' TUTTO SCRITTO   NON BISOGNA VERGOGNARSENE    
 
 
E   LA POSTURA   NON SI PUO '  TRALASCIARE ABBIAMO TUTTI BISOGNO DI CERVELLI FRESCHI E' OVVIO MA IO HO BISOGNO DI UNA CENTRIFUGA   QUALCOSA CHE MI FACCIA TANTO RUMORE SEMPRE VICINO CHE TI SCHIANTA I DISCORSI E CHE TI FA DIMENTICARE DI ESSERE VIVO       E POI      CREPA NO???
 
 
 
CONTAINER 47   CONTREA 47  CONUYRER 47  CONTURIE46    CONTAISSSERA 47  CONTSERA 47  CONTOITERS 47 CONTAEIRSEA 47 CIONTARES 47  CIONATAINER 47 CONATAINER 47 CONICACATAINER 47

inviato da emul 6551
- Dopo Che (testo dei Massimo Volume) -
 
Dopo aver scalato i quarantanove scalini della saggezza alla ricerca di un indizio dopo aver rubato le battute migliori nascosto dietro le quinte di un palcoscenico dopo aver indossato ogni tipo di maschera dopo essermi strappato la pelle dopo averti fatto ubriacare dopo avere immolato i miei giorni per te dopo essere entrato fino alle ginocchia nell'acqua gelida per vederti ridere dopo aver ballato musica di merda credendo di farti ridere dopo essermi illuso che alla fine m'avresti amato dopo aver progettato viaggi dopo averti letto i miei racconti inediti dopo averne accettato le tue critiche arbitrarie dopo averti fatto spazio nel mio letto dopo averti fatto spazio nelle mie vene dopo averti risparmiato quando ero già pronto ad ucciderti dopo aver preso a morsi i mobili della mia stanza per non ucciderti dopo aver visto morire inosservate le mie battute migliori dopo averti amato avuto conferma di vento a favore tolgo gli ormeggi
 
 

darkchrysalis
 
SONO SEMPRE QUI. AVANZO LENTA VERSO GRADINI SCIVOLOSI E NON HO NIENTE A
CUI AGGRAPPARMI. NON RIESCO A SALIRE. RAPIDI E CALDI BAGLIORI MI
STORDISCONO, COME IN UN BARATTOLO AL QUALE OGNI TANTO VIENE TOLTO IL
COPERCHIO, RESPIRO A COMANDO. CHI MI TIENE CHIUSA QUI DENTRO? FORSE
SONO IO A NON VOLER USCIRE. PAURA? FORSE. BEVO SORSATE DI VELENO,
SANGUE NUTRITO DA BUGIE E SPORCO DI DOLORE. RIPOSO IN UN LETTO DI FALSE
ILLUSIONE, ALLODOLA RAPITA DA SPECCHI ROTTI. SI CONFICCANO NELLA PELLE,
SOTTO I PIEDI, MENTRE CAMMINO. ACCENDO FUOCHI SPERANDO CHE IL VENTO NON
SOFFI, INCONSAPEVOLE DI BRUCIARE LENTAMENTE.
 
 

Cava (Matteo) - stretta in pugno -
 
Ero lì, seduto fermo immobile sulla scalinata sottostante la chiesa, e guardavo avanti, scrutavo le persone passeggiare con sacchetti della spesa in mano, scarpe lucidate a festa e capelli impatinati. E io sempre lì, senza il movimento di alcun muscolo da ormai un’ora. Presi dalla tasca dei jeans il portafogli, lo aprii e dal suo interno cadde la foto di Anne. Andò due scalini più in giù. Mi alzai per prenderla e me ne tornai dove sedevo prima. Mi misi a guardarla, mentre il tempo divorava ogni cosa, così dopo un po’ mi accorsi che altre due ore eran passate, durante le quali ero rimasto fisso sugli occhi di Anne. Mi alzai quando cominciò sul serio a far buio, quando ormai più nessuna vecchietta mi passava di fianco per andare a rinchiudersi nella casa santa alle mie spalle. Non faceva freddo e mi incamminai giù per le scale con Anne stretta in mano.
Non sapevo dove andare. Ero solo. A pezzi. Anne viveva al di sopra delle nuvole da neanche una settimana allora, magari in compagnia di quel buon dio che me l’ha strappata.
Entrai nel primo bar che mi si fece davanti e mi sedetti all’unico tavolo libero. Poi arrivò la cameriera.
"Dica pure".
"Niente".
"Come? Aspetti che le porto il listino".
Dopo un minuto fu di ritorno.
"Ecco, tenga", e se ne andò.
Ma non per molto.
"Mi dica".
"Niente".
"Niente? Mi spiace ma allora non può occupare un tavolino, sa com’è…"
Mi alzai e uscii senza una parola, con gli occhi sui piedi.
Camminai per alcuni isolati senza precisa destinazione, quando mi si avvicinò una puttana.
"Ehi bello, la vuoi un po’ di fica?"
La guardai da capo a piedi e senza nessuna espressione in viso tirai dritto. Ero stato troppo fermo quel pomeriggio, e ora sentivo il bisogno di muovermi, di correre. Così l’asfalto sotto i miei piedi cominciò a muoversi sempre più velocemente, fino a diventare un piano grigio-nero del tutto sfocato. Correvo e tenevo la foto sempre stretta in mano; chiusi gli occhi e continuai a muovere i passi velocemente, ma una manciata di secondi dopo inciampai nel marciapiede e finii in terra, disteso.
Non riuscivo ad alzarmi, non avevo voglia di muovermi. Mi si era storta una caviglia e il gomito spelacchiato mi bruciava. Ma lo stesso non mi mossi. La gente che passava pensava fossi morto, ma poi vedendo i miei occhi muoversi se ne andavano impauriti. Sembravo pazzo, o forse lo stavo diventando davvero, fattostà che mi misi a pancia in su e me ne stetti a guardare il lampione sopra di me, finchè una macchina accostò il marciapiede dove mi trovavo. Erano loro, quelli della polizia. Ne scese uno e mi tirò su di forza, poi prese dall’automobile uno strano aggeggio e mi disse:
"Le dispiace soffiare qui dentro?", porgendomi un palloncino sgonfio color panna. Soffiai e l’uomo mi guardò deluso. Non avevo bevuto quella sera.
"Si può sapere che ci facevi lì per terra?"
Non risposi.
"E lì in mano che hai? Se non sei ubriaco allora sei fatto fino all’osso vero?", mi si rivolse indicando il mio pugno chiuso che teneva Anne.
"Vieni con noi, bastardo".
Mi prese per il braccio e mi trascinò in macchina, dove il suo collega ridendo partì per la centrale.
Arrivati, il poliziotto che mi aveva fatto la prova del palloncino mi portò in un ufficio dove sedeva un uomo dai folti baffi neri, con l’aria di essere un generale d’alto livello. Chiese spiegazioni allo sbirro che mi aveva condotto da lui, e dopo avergli detto che se ne poteva andare mi fece tirar fuori i documenti. Per fortuna non faceva molte domande.
"Dan Cheviot eh? 22 anni e nessun recapito. Che ne facciamo di te? Eh?"
Io lo guardavo ma non riuscivo ad emettere nessun suono, così l’aria cominciò a scaldarsi.
"Si può sapere di cosa ti fai lurido stronzetto? E cerca di rispondere, non credere di poterti prendere gioco di me ok? OK?"
Ma io ancora non risposi, e feci cenno di no con la testa.
"Va bene stronzetto, va bene. Seguimi".
Si alzò dalla sua enorme scrivania in legno, aprì la porta e girò la testa per accertarsi che fossi dietro di lui. Attraversammo alcuni corridoi, prima di raggiungere uno stanzino con all’interno un infermiere più o meno della mia età, al quale il mio capo-polizia disse:
"Fagli un prelievo Jees, e cerca di vedere che ha in corpo questo trasandato".
"Certo, procedo subito".
Mi fece cenno di avvicinarmisi e con un laccio emostatico mi bloccò la circolazione, per poi infilarmi l’ago senza alcuna dolcezza. Dopo ciò mise il tutto in una piccola boccetta, e il mio capo-polizia mi disse di nuovo di stargli dietro. Stavolta però mi portò all’uscita.
"Ora sparisci, sei fortunato che quegli esami non abbiano un risultato immediato, sennò di sicuro avrei qualche motivo per trattenerti. Se ti troviamo ancora in giro in strane condizioni non la passerai più liscia".
Quando finì di dire questo gli girai le spalle e me ne andai. Diedi un’altra occhiata ad Anne, e anche se era solo una foto, mi sembrava davvero più bella dell’ultima volta che la guardai rinchiusa lì dentro, poche ore prima.
Camminai ancora a vuoto, poi mi venne in mente che forse per quella sera gli sbirri mi avrebbero lasciato in pace, vista la storia di prima, così entrai in un liquor store e presi un pacco da sei birre.
Non mi rimanevano molti soldi, ma finchè teneva il caldo estivo, avrei potuto dormire all’aria aperta, senza spendere dell’altro in motel vari.
Mi adagiai sulla panchina di un parco e cominciai col stappare la prima lattina.
Dopo averne bevute tre, una ragazza che in quei dieci minuti mi era passata davanti venti volte, mi si sedette di fianco.
"Ciao, non è che hai un goccio da darmi?"
Le porsi la birra. Era grassoccia, portava una minigonna che metteva a nudo le sue gambe bianche come il latte, aveva una maglietta rossa aderente con sotto un reggiseno che rialzava le tette sino a portargliele quasi al collo. Erano decisamente grandi. Mi vennero in mente quelle di Anne. Perfette in tutto, quelle tette.
"Mi chiamo Cupcakes, e te?"
Neanche a lei diedi parola. La guardai negli occhi e lei guardò nei miei. Forse avevo un espressione sconvolta, distrutta, ma lei mi si avvicinò per baciarmi. Le vidi spuntare la lingua dalle labbra, quando mi alzai e con una manata le feci uno strappo su quella misera magliettina, da dove saltò fuori un suo seno intero e flaccido.
"CHE CAZZO FAI?! Porca puttana… guarda qua, cazzo, mi hai rotto tutto".
La guardai mentre cercava di ricoprirsi quel suo seno molle, e poi me ne andai a sedermi su di una panchina a pochi passi da quella di prima. Non sapevo neanch’io il perché di quel mio gesto, forse la follia stava sul serio cercando di rapirmi. Cazzo.
Ingoiai un’altra birra e voltai la testa per vedere che fine aveva fatto la ragazza di prima, ma era sparita, sia lei che il suo grasso.
L’orologio segnava le undici, anche se sapevo che non era proprio esatto; a volte andava per conto suo. Mi guardai attorno e poche persone erano ancora in circolo. Di fronte a me, poco più avanti, c’era un piccolo laghetto con intorno alberi, alberelli e cespugli ben potati, posati su una grande distesa di erba intervallata da stradine d’asfalto, al fianco delle quali, a ugual distanza l’una dall’altra, si trovavano delle panchine. E io ero su una di esse, a bere, da solo.
Finii le birre e decisi che era ora di dormire un po’. Mi alzai da lì e mi buttai sul prato umido ma ben più morbido del legno. Misi Anne sotto la guancia e lentamente mi addormentai pensando a noi due intenti a far l’amore.
 
 

Immagini
 
per vedere le immagini di questa uscita >>>>>>> ||||||||||||||||||||||||| (solo on-line)

links
 
> dive.to/spectrum < : essenziale portale sulla musica elettronica italiana, con un'interessante proposta di scambio.
> punck.net < : sperimentazioni musicali elettroniche.
> mescalina.it < : contenitore artistico multiforme.
> unicatv.it < : realtà parallele.
> antimtvday.com <  : proposta di festival antagonista, contro le speculazioni di M*tv.

Recensioni
Redworm'sFarm - s/t - 6tr - Halley records
Loro sono da Padova, per la precisione, dal Tronco Morto, Molo 8... e se la suonano da un'abbondante manciata d'anni, immagazzinando decine di concerti sopra le spallacce. I Redworm'sFarm sono in tre: una batteria, due chitarre/voci.
Un paio d'anni fa hanno deciso di registrare un cd... una registrazione artigianale, realizzata con la collaborazione d'amici, all'interno del covo: ex-rifugio, sala prove e quant'altro.
Questa scelta basterebbe ad illustrare il carattere fortemente intimistico e soprattutto disinteressato, del gruppo.
Una registrazione calda e vagamente sporca, fa da cornice alle loro liriche intense e vissute nel profondo... i Redworm'sFarm hanno questa capacità: sanno trasmettere all'ascoltatore sensazioni e stati d'animo, rompendo la sfera puramente intimistica.
Non so se parlare di emo o di indie-rock sia giusto nei loro confronti... ne vanno oltre e probabilmente essi, non si sono mai posti un problema di "identificazione".
Chi ha avuto la fortuna di vederli dal vivo, anche senza conoscerli, di sicuro avrà provato una sensazione di immedesimazione, di condivisione e appartenenza... i Redworm'sFarm sanno dialogare col profondo attraverso gli strumenti e così rendono partecipe il pubblico che resta incastrato nelle melodie, impegnato a danzare mentre riflette... le loro sonorità sognanti, avvolgono... è come essere immersi nell'acqua, quella viva, quella del mare.
La musica così com'è concepita, diventa dialettica.
Basta vedere la copertina del cd: una busta di carta, una grafica essenziale basata su fasce di colori bruni, a fronte una foto, ricca di luci abbaglianti nello sfondo ed una figura umana in primo piano a fare da chiave di lettura... ma essa è soltanto una siluette, un'ombra irriconoscibile nei particolari... potrebbe essere di cartone: c'è troppa luce intorno a quell'individuo... come si può capire la sua verità?
i Redworm'sFarm ne danno la soluzione eliminando le parole... non ci sono i titoli delle canzoni, non ci sono i ringraziamenti al gatto ed alle famiglie, non ci sono i testi... c'è soltanto musica... musica vera... senza domande.
 
fG

Segnalazioni
BananaRAM - Italian Net.Art Festival

SEDE_Mole Vanvitelliana, Ancona, Italy    INAUGURAZIONE_mercoledi 18 settembre, ore 18   DURATA_dal 18 al 22 settembre 2002   ORARIO_ dalle 10 alle 22

STAFF_Gianluca D’Agostino (producer)_Maria Rita Silvestri (art director)_Valentina Tanni (curator)_ Alessandro Cannella (LAN manager)

ARTISTI_Maciej Wisniewski_ Joey Krebs_0100101110101101.ORG_ [epidemiC]_ Nekada_ Limiteazero_The Church of Software_Thomson & Craighead_ Retroyou

INFO_ > bananaram.org < - : info@bananaram.org : 

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Haternal webzine
 
Ciao, siamo lo staff di > Haternal Webzine < , persone dedite completamente a tutto ciò che circonda l'ormai immenso panorama dell'estremo in musica, concepito nella sua più concreta essenza, lontano dal superfluo vincolo dell'apparire. Cerchiamo persone altrettanto concrete, in grado di supportare ed alleviare le nostre fatiche redazionali (le quali sono, credetemi, davvero tante...), in particolar modo recensori in ambito musicale (demo, promo, album), senza tralasciare tutto ciò che attornia il panorama estremo contemporaneo.
Siamo persone che puntano sulla qualità del prodotto scritto, sulla capacità di analisi in profondità delle produzioni recensite e dei concetti da esse espresse. Cerchiamo persone capaci di esaurire il proprio impegno in modo esaustivo e di mantenere la parola data: NON cerchiamo collaboratori fantasma, il Vostro impegno DOVRA' essere CONCRETO.
Sappiamo che tra di Voi ci sono persone così, persone che non esiteranno affatto a contattarci. Fatelo al più presto, avvalendovi dei : contatti : sotto riportati.
 
Vi anticipiamo inoltre che da Ottobre Haternal sarà soggetta ad un importante rinnovamento della veste grafica ad opera di > So Few Times <, che renderà più accattivante e professionale il contenuto della Nostra (e spero presto, anche della Vostra!) webzine.
 
Confidiamo nella vostra disponibilità, non esitate a farvi vivi!
in blood...
Haternal Staff
 
 [::. Haternal webzinE .::]               
   eXtReMe In EvErYtHiNg  
> Haternal Webzine <      
: blessedinsickness@libero.it :
      
[:.the Only Certain.:]
   [:.Thing in Life.:]
> lifend.cjb.net <          
: lifend@libero.it :  
   [:.IS THE END.:]

mail art virtuale n° 11 agosto 2002