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Menu M.à.V. < issue #11: l'acqua
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l'acqua M.ail/A.rt/V.irtuale
sassi.legno.fango
l'acqua che evapora dal fango,
per
trasformarsi in nuvola,
per poi ricadere ed impastarsi nuovamente col
terreno...
(...camminando a piedi nudi sul greto del futuro
fiume, rimasi ferito...)
il mio sangue - anch'esso polvere
- e poi
fango.
nella sua fase degenerativa, il legno cade
dal cielo al torrente per macerarsi e tramutarsi in terra,
poi fango,
nel corso del tempo...
...il legno scorticato, ferito,
tra i sassi...
i suoi frammenti, scorrono verso una qualche
foce per depositarsi
tra un manto d'acqua,
terra e
cielo...
...il legno spaccato dai sassi, dall'acqua, dal
sole, dal tempo...
sembrano scaglie di pietra:
punti d'intersezione del caos/caso in libertà...
legno e sassi, dalla loro unione, ancora fango...
il mio sguardo scende verso il terreno, oltre
il nero, oltre lo sfondo, oltre il bordo,
oltre...
solamente
oltre.
fG - mav
lacqua
Dimitri
Misero - un inverno -
Sei incisa nell'acqua
e ti credi vetro. Tu, leggera pressione sulle mie palpebre chiuse (piccolo dolore di luci), sfiori la mancanza e gela l'assenza. Container 47 - R:
LA LEGGE MUZZI - 2002
SI CI SIAMO E' UNA
CONCAUSA CHE TI FA SBIRILLARE MA PERCHE' OGNI VOLTA CHE MI
ALZO E' COME SE CI FOSSE UNA SPERLATURA IN CONFORMITA' CON LA LEGGE 748
DELL ARTICOLO 9 .COMCAUSA DELLE LIBERTINE ART 36 E' TUTTO IERI CHE CI PENSO E FINALMENTE OGGI
SONO ARRIVATO ALLA CONCLUSIONE
HO DECISO MI BERRO' QUEL BICCHIERE D ACQUA
,
inviato da emul 6551
- Dopo
Che (testo dei Massimo Volume) -
Dopo aver scalato i quarantanove
scalini della saggezza alla ricerca di un indizio dopo aver rubato le
battute migliori nascosto dietro le quinte di un palcoscenico dopo aver
indossato ogni tipo di maschera dopo essermi strappato la pelle dopo averti
fatto ubriacare dopo avere immolato i miei giorni per te dopo essere entrato
fino alle ginocchia nell'acqua gelida per vederti ridere dopo aver ballato
musica di merda credendo di farti ridere dopo essermi illuso che alla
fine m'avresti amato dopo aver progettato viaggi dopo averti letto i miei
racconti inediti dopo averne accettato le tue critiche arbitrarie dopo
averti fatto spazio nel mio letto dopo averti fatto spazio nelle mie vene
dopo averti risparmiato quando ero già pronto ad ucciderti dopo aver preso
a morsi i mobili della mia stanza per non ucciderti dopo aver visto morire
inosservate le mie battute migliori dopo averti amato avuto conferma di
vento a favore tolgo gli ormeggi
darkchrysalis
SONO SEMPRE QUI. AVANZO LENTA VERSO
GRADINI SCIVOLOSI E NON HO NIENTE A
CUI AGGRAPPARMI. NON RIESCO A SALIRE. RAPIDI E CALDI BAGLIORI MI STORDISCONO, COME IN UN BARATTOLO AL QUALE OGNI TANTO VIENE TOLTO IL COPERCHIO, RESPIRO A COMANDO. CHI MI TIENE CHIUSA QUI DENTRO? FORSE SONO IO A NON VOLER USCIRE. PAURA? FORSE. BEVO SORSATE DI VELENO, SANGUE NUTRITO DA BUGIE E SPORCO DI DOLORE. RIPOSO IN UN LETTO DI FALSE ILLUSIONE, ALLODOLA RAPITA DA SPECCHI ROTTI. SI CONFICCANO NELLA PELLE, SOTTO I PIEDI, MENTRE CAMMINO. ACCENDO FUOCHI SPERANDO CHE IL VENTO NON SOFFI, INCONSAPEVOLE DI BRUCIARE LENTAMENTE. Cava (Matteo) - stretta
in pugno -
Ero lì, seduto
fermo immobile sulla scalinata sottostante la chiesa, e guardavo avanti,
scrutavo le persone passeggiare con sacchetti della spesa in mano, scarpe
lucidate a festa e capelli impatinati. E io sempre lì, senza il movimento
di alcun muscolo da ormai un’ora. Presi dalla tasca dei jeans il
portafogli, lo aprii e dal suo interno cadde la foto di Anne. Andò due
scalini più in giù. Mi alzai per prenderla e me ne tornai dove sedevo
prima. Mi misi a guardarla, mentre il tempo divorava ogni cosa, così dopo
un po’ mi accorsi che altre due ore eran passate, durante le quali
ero rimasto fisso sugli occhi di Anne. Mi alzai quando cominciò sul serio
a far buio, quando ormai più nessuna vecchietta mi passava di fianco per
andare a rinchiudersi nella casa santa alle mie spalle. Non faceva freddo
e mi incamminai giù per le scale con Anne stretta in mano.
Non sapevo dove
andare. Ero solo. A pezzi. Anne viveva al di sopra delle nuvole da neanche
una settimana allora, magari in compagnia di quel buon dio che me l’ha
strappata.
Entrai nel primo
bar che mi si fece davanti e mi sedetti all’unico tavolo libero.
Poi arrivò la cameriera.
"Dica pure".
"Niente".
"Come? Aspetti
che le porto il listino".
Dopo un minuto
fu di ritorno.
"Ecco, tenga",
e se ne andò.
Ma non per molto.
"Mi dica".
"Niente".
"Niente? Mi spiace
ma allora non può occupare un tavolino, sa com’è…"
Mi alzai e uscii
senza una parola, con gli occhi sui piedi.
Camminai per alcuni
isolati senza precisa destinazione, quando mi si avvicinò una puttana.
"Ehi bello, la
vuoi un po’ di fica?"
La guardai da capo
a piedi e senza nessuna espressione in viso tirai dritto. Ero stato troppo
fermo quel pomeriggio, e ora sentivo il bisogno di muovermi, di correre.
Così l’asfalto sotto i miei piedi cominciò a muoversi sempre più
velocemente, fino a diventare un piano grigio-nero del tutto sfocato.
Correvo e tenevo la foto sempre stretta in mano; chiusi gli occhi e continuai
a muovere i passi velocemente, ma una manciata di secondi dopo inciampai
nel marciapiede e finii in terra, disteso.
Non riuscivo ad
alzarmi, non avevo voglia di muovermi. Mi si era storta una caviglia e
il gomito spelacchiato mi bruciava. Ma lo stesso non mi mossi. La gente
che passava pensava fossi morto, ma poi vedendo i miei occhi muoversi
se ne andavano impauriti. Sembravo pazzo, o forse lo stavo diventando
davvero, fattostà che mi misi a pancia in su e me ne stetti a guardare
il lampione sopra di me, finchè una macchina accostò il marciapiede dove
mi trovavo. Erano loro, quelli della polizia. Ne scese uno e mi tirò su
di forza, poi prese dall’automobile uno strano aggeggio e mi disse:
"Le dispiace soffiare
qui dentro?", porgendomi un palloncino sgonfio color panna. Soffiai e
l’uomo mi guardò deluso. Non avevo bevuto quella sera.
"Si può sapere
che ci facevi lì per terra?"
Non risposi.
"E lì in mano che
hai? Se non sei ubriaco allora sei fatto fino all’osso vero?", mi
si rivolse indicando il mio pugno chiuso che teneva Anne.
"Vieni con noi,
bastardo".
Mi prese per il
braccio e mi trascinò in macchina, dove il suo collega ridendo partì per
la centrale.
Arrivati, il poliziotto
che mi aveva fatto la prova del palloncino mi portò in un ufficio dove
sedeva un uomo dai folti baffi neri, con l’aria di essere un generale
d’alto livello. Chiese spiegazioni allo sbirro che mi aveva condotto
da lui, e dopo avergli detto che se ne poteva andare mi fece tirar fuori
i documenti. Per fortuna non faceva molte domande.
"Dan Cheviot eh?
22 anni e nessun recapito. Che ne facciamo di te? Eh?"
Io lo guardavo
ma non riuscivo ad emettere nessun suono, così l’aria cominciò a
scaldarsi.
"Si può sapere
di cosa ti fai lurido stronzetto? E cerca di rispondere, non credere di
poterti prendere gioco di me ok? OK?"
Ma io ancora non
risposi, e feci cenno di no con la testa.
"Va bene stronzetto,
va bene. Seguimi".
Si alzò dalla sua
enorme scrivania in legno, aprì la porta e girò la testa per accertarsi
che fossi dietro di lui. Attraversammo alcuni corridoi, prima di raggiungere
uno stanzino con all’interno un infermiere più o meno della mia
età, al quale il mio capo-polizia disse:
"Fagli un prelievo
Jees, e cerca di vedere che ha in corpo questo trasandato".
"Certo, procedo
subito".
Mi fece cenno di
avvicinarmisi e con un laccio emostatico mi bloccò la circolazione, per
poi infilarmi l’ago senza alcuna dolcezza. Dopo ciò mise il tutto
in una piccola boccetta, e il mio capo-polizia mi disse di nuovo di stargli
dietro. Stavolta però mi portò all’uscita.
"Ora sparisci,
sei fortunato che quegli esami non abbiano un risultato immediato, sennò
di sicuro avrei qualche motivo per trattenerti. Se ti troviamo ancora
in giro in strane condizioni non la passerai più liscia".
Quando finì di
dire questo gli girai le spalle e me ne andai. Diedi un’altra occhiata
ad Anne, e anche se era solo una foto, mi sembrava davvero più bella dell’ultima
volta che la guardai rinchiusa lì dentro, poche ore prima.
Camminai ancora
a vuoto, poi mi venne in mente che forse per quella sera gli sbirri mi
avrebbero lasciato in pace, vista la storia di prima, così entrai in un
liquor store e presi un pacco da sei birre.
Non mi rimanevano
molti soldi, ma finchè teneva il caldo estivo, avrei potuto dormire all’aria
aperta, senza spendere dell’altro in motel vari.
Mi adagiai sulla
panchina di un parco e cominciai col stappare la prima lattina.
Dopo averne bevute
tre, una ragazza che in quei dieci minuti mi era passata davanti venti
volte, mi si sedette di fianco.
"Ciao, non è che
hai un goccio da darmi?"
Le porsi la birra.
Era grassoccia, portava una minigonna che metteva a nudo le sue gambe
bianche come il latte, aveva una maglietta rossa aderente con sotto un
reggiseno che rialzava le tette sino a portargliele quasi al collo. Erano
decisamente grandi. Mi vennero in mente quelle di Anne. Perfette in tutto,
quelle tette.
"Mi chiamo Cupcakes,
e te?"
Neanche a lei diedi
parola. La guardai negli occhi e lei guardò nei miei. Forse avevo un espressione
sconvolta, distrutta, ma lei mi si avvicinò per baciarmi. Le vidi spuntare
la lingua dalle labbra, quando mi alzai e con una manata le feci uno strappo
su quella misera magliettina, da dove saltò fuori un suo seno intero e
flaccido.
"CHE CAZZO FAI?!
Porca puttana… guarda qua, cazzo, mi hai rotto tutto".
La guardai mentre
cercava di ricoprirsi quel suo seno molle, e poi me ne andai a sedermi
su di una panchina a pochi passi da quella di prima. Non sapevo neanch’io
il perché di quel mio gesto, forse la follia stava sul serio cercando
di rapirmi. Cazzo.
Ingoiai un’altra
birra e voltai la testa per vedere che fine aveva fatto la ragazza di
prima, ma era sparita, sia lei che il suo grasso.
L’orologio
segnava le undici, anche se sapevo che non era proprio esatto; a volte
andava per conto suo. Mi guardai attorno e poche persone erano ancora
in circolo. Di fronte a me, poco più avanti, c’era un piccolo laghetto
con intorno alberi, alberelli e cespugli ben potati, posati su una grande
distesa di erba intervallata da stradine d’asfalto, al fianco delle
quali, a ugual distanza l’una dall’altra, si trovavano delle
panchine. E io ero su una di esse, a bere, da solo.
Finii le birre
e decisi che era ora di dormire un po’. Mi alzai da lì e mi buttai
sul prato umido ma ben più morbido del legno. Misi Anne sotto la guancia
e lentamente mi addormentai pensando a noi due intenti a far l’amore.
Immagini
per vedere le immagini
di questa uscita >>>>>>> |||||||||||||||||||||||||
(solo on-line)
links
> dive.to/spectrum
< : essenziale
portale sulla musica elettronica italiana, con un'interessante proposta
di scambio.
> punck.net < :
sperimentazioni musicali elettroniche.
> mescalina.it < :
contenitore artistico multiforme.
> unicatv.it < :
realtà parallele.
> antimtvday.com
< : proposta
di festival antagonista, contro le speculazioni di M*tv.
Recensioni
Redworm'sFarm - s/t - 6tr - Halley records
Loro sono da Padova, per la precisione,
dal Tronco Morto, Molo 8... e se la suonano da un'abbondante manciata
d'anni, immagazzinando decine di concerti sopra le spallacce. I Redworm'sFarm
sono in tre: una batteria, due chitarre/voci.
Un paio d'anni fa hanno deciso di registrare
un cd... una registrazione artigianale, realizzata con la collaborazione
d'amici, all'interno del covo: ex-rifugio, sala prove e quant'altro.
Questa scelta basterebbe ad illustrare
il carattere fortemente intimistico e soprattutto disinteressato, del
gruppo.
Una registrazione calda e vagamente
sporca, fa da cornice alle loro liriche intense e vissute nel profondo...
i Redworm'sFarm hanno questa capacità: sanno trasmettere all'ascoltatore
sensazioni e stati d'animo, rompendo la sfera puramente intimistica.
Non so se parlare di emo o di indie-rock
sia giusto nei loro confronti... ne vanno oltre e probabilmente essi,
non si sono mai posti un problema di "identificazione".
Chi ha avuto la fortuna di vederli dal
vivo, anche senza conoscerli, di sicuro avrà provato una sensazione di
immedesimazione, di condivisione e appartenenza... i Redworm'sFarm sanno
dialogare col profondo attraverso gli strumenti e così rendono partecipe
il pubblico che resta incastrato nelle melodie, impegnato a danzare mentre
riflette... le loro sonorità sognanti, avvolgono... è come essere immersi
nell'acqua, quella viva, quella del mare.
La musica così com'è concepita, diventa
dialettica.
Basta vedere la copertina del cd: una
busta di carta, una grafica essenziale basata su fasce di colori bruni,
a fronte una foto, ricca di luci abbaglianti nello sfondo ed una
figura umana in primo piano a fare da chiave di lettura... ma essa è soltanto
una siluette, un'ombra irriconoscibile nei particolari... potrebbe essere
di cartone: c'è troppa luce intorno a quell'individuo... come si può capire
la sua verità?
i Redworm'sFarm ne danno la soluzione
eliminando le parole... non ci sono i titoli delle canzoni, non ci sono
i ringraziamenti al gatto ed alle famiglie, non ci sono i testi... c'è
soltanto musica... musica vera... senza domande.
fG
Segnalazioni
BananaRAM - Italian Net.Art Festival
SEDE_Mole Vanvitelliana, Ancona, Italy INAUGURAZIONE_mercoledi 18 settembre, ore 18 DURATA_dal 18 al 22 settembre 2002 ORARIO_ dalle 10 alle 22 STAFF_Gianluca D’Agostino (producer)_Maria Rita Silvestri (art director)_Valentina Tanni (curator)_ Alessandro Cannella (LAN manager) ARTISTI_Maciej Wisniewski_ Joey Krebs_0100101110101101.ORG_ [epidemiC]_ Nekada_ Limiteazero_The Church of Software_Thomson & Craighead_ Retroyou INFO_ > bananaram.org < - : info@bananaram.org : -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Haternal
webzine
Ciao, siamo lo staff di > Haternal Webzine
< , persone dedite completamente a tutto ciò che circonda l'ormai
immenso panorama dell'estremo in musica, concepito nella sua più concreta
essenza, lontano dal superfluo vincolo dell'apparire.
Cerchiamo persone altrettanto concrete,
in grado di supportare ed alleviare le nostre fatiche redazionali (le
quali sono, credetemi, davvero tante...), in particolar modo recensori
in ambito musicale (demo, promo, album), senza tralasciare
tutto ciò che attornia il panorama estremo contemporaneo.
Siamo persone che puntano sulla
qualità del prodotto scritto, sulla capacità
di analisi in profondità delle produzioni recensite e dei concetti
da esse espresse. Cerchiamo persone capaci di esaurire il proprio
impegno in modo esaustivo e di mantenere
la parola data: NON cerchiamo collaboratori fantasma,
il Vostro impegno DOVRA' essere CONCRETO.
Sappiamo che tra di Voi ci sono persone
così, persone che non esiteranno affatto a contattarci. Fatelo al più
presto, avvalendovi dei : contatti : sotto riportati.
Vi anticipiamo inoltre che da Ottobre
Haternal sarà soggetta ad un importante rinnovamento della veste grafica
ad opera di >
So Few Times <, che renderà più accattivante e professionale
il contenuto della Nostra (e spero presto, anche della Vostra!) webzine.
Confidiamo nella vostra disponibilità,
non esitate a farvi vivi!
in blood...
Haternal Staff
[::. Haternal webzinE
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n° 11 agosto 2002
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