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lorena p.

istinto animale

Una lieta passeggiata nel parco l’avrebbe senz’altro rinfrescata dopo la sauna avuta in sala riunioni quel pomeriggio. Un’altra volta la sua irruenza aveva avuto la meglio: s’era deliberatamente gettata in uno sfogo senza pausa, e con pignoleria aveva criticato tutto ciò che stava mandando in malora l’azienda per cui aveva sfiatato i suoi polmoni. Ed ora i risultati erano lì, sotto gli occhi di tutti, finalmente. Aveva predetto le cause, nessuno le aveva dato retta, ed ecco il patatrac…. Stampato su fogli che mostravano un bilancio disastroso, fortemente in negativo, come mai prima d’allora era successo. Era diventata paonazza e l’urgenza del suo aspetto in quello stato, l’aveva costretta ad uscire in tutta corsa. Aveva preso la macchina dal parcheggio dei dipendenti e guidato spericolatamente. Ora aveva solo necessità di sbollire. Messo il guinzaglio alla sua cagnolina, s’era diretta a passo svelto verso il parco vicino a casa. Durante il cammino respirava il grigiore del traffico, ma aveva deciso di non farsi alterare un improvviso buonumore che sopraggiungeva. Erano immersi nel verde curato del bosco cittadino, e l’aria pulita le infondeva tranquillità. Si era completamente abbandonata e aveva dimenticato la tremenda figura fatta qualche ora prima. La sua mente era sgombra e pronta a qualsiasi novità. Qualsiasi e qualunque. Si erano soffermate un attimo vicino ad un’aiuola, quando un cane più grosso della sua adorata pechinese, si era avvicinato per fiutarne l’odore. Con fare imbarazzato, il padrone si scusava, strattonando il cane e cercando di condurlo via, quando furtivamente i loro sguardi s’incrociarono. Ecco cos’era quell’avventato stato di benessere che l’aveva raccolta. Un’altra predizione. La visione di un essere paradisiaco. Si era persa in pochi secondi, smarrendo le parole. Si ricordava a malapena di aver farfugliato qualcosa, ma si ricordò perfettamente di aver accettato il suo invito al caffè di fronte per scusarsi dello inconveniente. Tra un succo di frutta ed un aperitivo, si era intrecciata una vivace e colorata conversazione sulle loro vite. Lui era veterinario, si era trasferito in città recentemente e trascorreva le sue giornate nel suo studio medico a prendersi cura d’altri benevoli cuccioli; divideva il tempo libero tra pesca e jogging. Nessuna traccia di relazioni sentimentali. Al suo turno, raccontò con spirito ironico, la difficile sopravvivenza nel mondo degli affari, delle sue occasionali meteore verbali che ricadevano durante i colloqui, il tutto accompagnato da un continuo e simpatico sorriso canzonatorio sulle labbra di lui. C’era atmosfera. Si stavano creando legami invisibili nell’aria, tra i loro corpi. E se n’erano accorti. La deliziosa chiacchierata proseguì sul divano, a casa di lui, tra drink e salatini, tra languidi sorrisi e rapidi movimenti. Le mani del dottore cercavano di cingerle la vita, ma lei subito si apprestava a bloccarlo con lo sguardo, così che ritirasse l’avanzata. Ma le difese ben presto crollarono. Ecco il benessere, il buonumore, la vitalità…Ecco ciò che le avrebbe ridato la carica. Il braccio s’insinuò intorno a lei, i loro corpi erano stretti. Labbra premute su labbra, si sciolsero in un caloroso bacio; le loro mani viaggiavano sotto i vestiti. Le sbottonò la camicetta, abbassò la spallina del reggiseno e succhiò con avidità il suo capezzolo rosa fino ad inghiottire tutto il suo seno. Lei gettò la testa all’indietro, premendola bocca di lui al petto. Si spogliarono, con prepotenza e desiderio. Erano sdraiati, nudi: le diede un bacio e la lingua scivolò giù, sempre più giù, fino a farla gemere sempre più forte. Risalì, e lei decise di farlo completamente suo. Ora, erano insieme, ballavano insieme, in una danza sfrenata, che non batteva tempi. Le loro voci risuonavano insieme, i loro corpi s’allungavano nel buio e si stremavano a vicenda. Stanchi, rimasero avvinghiati per riposare, fino a quando l’orario tardo non impose a ciascuno di tornare ai propri letti, sotto le proprie lenzuola. Quando la donna andò via, lo baciò, un bacio lento e dolce che lo invitava ad un arrivederci. Si scambiarono i numeri di telefono, e lei conservò gelosamente quel bigliettino in tasca. L’incantesimo venne rotto, la predizione interdetta. Preparando la borsetta, trovò un foglietto: “Anche questa volta il mio cane ha fatto un buon lavoro. Ha annusato bene, benissimo oserei affermare. Spero di vederla presto…per alcuni affari. La trovo una perfetta consulente. Il suo veterinario.” Era stata scottata nuovamente. Non per colpa di se stessa e delle sue parole, ma di un cane. E poi lo chiamano istinto. Animale.