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All'interno del Forum sociale mondiale di Porto Alegre è stata
presentata dall'organizzazione ecologista ecuadoregna Accion Ecologica,
dalla Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador
CONAIE, e dalle associazioni italiane C.R.I.C., Terra Nuova e Comitato
Internazionalista Uwa, una campagna di sensibilizzazione sul progetto
di costruzione in Ecuador da parte di un consorzio internazionale che
include l'ENI/Agip e i cui titoli verranno immessi sul mercato dalla
Banca Nazionale del Lavoro (BNL), di un oleodotto lungo 500 chilometri
i cui lavori di posa avranno effetti pesantissimi sui territori attraversati.
Questa immensa condotta, che percorrerà il paese da Est a Ovest,
attraverserà infatti zone di grande importanza agricola ed ecologica,
aree naturali estremamente fragili e con ecosistemi ricchissimi di biodiversità,
entrerà nelle terre ancestrali indigene (Quichua, Huaorani, Shuar
e Achuar, per i quali il petrolio non è una semplice risorsa
da immettere sul mercato per alzare i profitti, ma il "sangue di
madre Terra") finora legalmente intangibili, e toccherà
numerosi centri urbani esponendo le popolazioni a rischi altissimi.
In pericolo sono dunque la vita di migliaia di persone, l'equilibrio
ecologico di vaste aree anche all'interno di parchi nazionali, la cultura
indigena e i diritti delle comunità locali. In Italia, oltre
a una recentissima interrogazione parlamentare presentata dal gruppo
dei Verdi, è stato costituito da parte di
varie organizzazioni un Osservatorio ENI.
L'attenzione critica verso un'azienda italiana che si candida a diventare
l'"ottava sorella" del club petrolifero e le cui politiche
industriali non prendono in considerazione il costo ecologico e umano
dei propri investimenti è tanto più importante alla luce
della consapevolezza che, in un mondo diventato uno anche dal punto
di vista dell'ambiente, ogni danno ad esso recato comporta conseguenze
globali, e lo stesso petrolio per il cui trasporto sono a rischio le
foreste, i contadini, gli indios dell'Ecuador,
è la causa dell'avvelenamento delle nostre città e del
surriscaldamento del pianeta, ed è la componente essenziale di
processi industriali killer come quelli di Porto Marghera (all'incontro
era presente il prosindaco di Venezia Gianfranco Bettin).
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