Genova 19-20-21 luglio 2002: tre giorni contro il capitalismo

Abbiamo promosso un anno fa, assieme ad una serie di realtà sociali e politiche, un percorso che, fuori dalle istituzioni e dai finanziamenti
pubblici, contro la politica delle concertazioni e degli accordi, ci conducesse all' appuntamento del g8 di Genova visto solo come un passaggio, un'occasione per analizzare, con una discussione il più possibile orizzontale, come i movimenti avessero affrontato la globalizzazione negli ultimi due anni: quanto fosse stato prodotto di veramente conflittuale, quanto, invece, fosse stato recuperato all'interno di un dialogo con le istituzioni diventando, quindi, deconflittuale.
Da subito abbiamo manifestato la nostra lontananza da pratiche che prevedessero richieste di adesioni a "manifesti politici", ad iniziative di piazza predefinite, a blocchi.
Momenti salienti di questo percorso sono stati la campagna astensionista ed i dibattiti sulle modificazioni all'interno del corpo sociale per capire le
possibilità di costruire reali relazioni di conflitto, interiorizzando la critica al ceto politico nel rifiuto di tatticismi. Nel rispetto delle differenze abbiamo visto un'importante condivisione fra compagni comunisti e libertari che si è ulteriormente rafforzata nella presenza in piazza, nell'analisi successiva di quanto accaduto, rifiutando la criminalizzazione dei "cattivi"e l'utilizzo strumentale della morte di Carlo, e nella presenza a tutti i processi.
Tale condivisione ancora si concretizza in grossi momenti di organizzazione e partecipazione comuni, come è stato per l'assemblea nazionale contro la repressione svoltasi a Roma il 15 maggio.
Anche sul terreno genovese quest'ottica ha iniziato a funzionare e la nascita dell'assemblea territoriale anticapitalista ci ha visto e ci vedrà con lavoratori delle fabbriche e del porto, organismi politici, individualità, nelle strade durante gli scioperi, nel centro storico per ricostituire il tessuto di intervento comune con gli immigrati, davanti alle carceri.
Per questo riteniamo importante che, davanti all'ennesima autorappresentazione massmediatica in previsione nelle giornate intorno
al 20 luglio, il nostro coinvolgimento emotivo per la morte di Carlo diventi,
come è stato il 20 gennaio, un momento politico forte, di rilancio futuro
di quanto hanno rappresentato i giorni del g8. Di quelle lotte, di quelle
radicalità che hanno permesso a molti di essere in piazza per rompere
con le concertazioni e le cogestioni, per riaffermare la nostra identità
collettiva, che ci permetta la pratica dei bisogni materiali comuni.
Vogliamo dire che lo stato è assassino per sua natura, non perchè qualcuno ha sparato ed ucciso, che è indecente costruire fortune politiche su morti violentati in quello che erano da vivi, che non si costruisce un
altro mondo con l'intervento economico di questo stato, e che proprio questo è stato il grande bluff.
Dicevamo un anno fa: l'antiglobalizzazione ci interessa solo e finché mantiene carattere anticapitalista; per essere appieno anticapitalista dev'essere anti-istituzionale, non accettiamo per principio la possibilità della contestazione concertata e finanziata, anche tramite
l'allestimento di strutture di accoglienza, con le istituzioni.
La storia insegna che lo Stato borghese chiede sempre conto alle situazioni che ha finanziato: di fatto ne diventa cogestore. Appare chiaro che chi si pone in un'ottica rivoluzionaria non può accettare di essere cogestore di alcunché con lo Stato che vuole sovvertire.
Ed il conto è stato presentato. Subito, in piazza, dov'era assolutamente
prevedibile, altro che scontri finti, con l'attacco alle strutture di accoglienza contaminate dai " cattivi", con le denunce soprattutto a quanti hanno deciso di rapportarsi in modo privilegiato ai movimenti istituzionalizzati.
Ma anche noi possiamo presentare il conto, ma presentare il conto
per quanto è accaduto durante il g8 è ben poco, è nulla.
Riportiamo in piazza e nel dibattito quanto è stato sviluppato
all'interno dell'hate -g eight e nel corso di quest'anno,. E' nostra intenzione
articolare le giornate del 19/20/21 luglio come iniziativa contro la repressione politica e sociale che preveda, il sabato, un corteo che da Piazza Alimonda raggiunga il carcere di Marassi, per esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a tutti i proletari che, in gran parte immigrati, sovraffollano questa bieca struttura, teatro negli ultimi mesi di 4 morti e due rivolte.
La nostra intenzione è poi quella di organizzare, venerdì e sabato, altri momenti di comunicazione per le strade della città e nel centro storico.
Per quanto riguarda la domenica crediamo che sia compito dell'assemblea elaborare proposte sul tema della repressione proiettato sul carcere, sull immigrazione e sul lavoro, per fare sì che questo non venga vissuto solo come momento dell agire statuale rivolto ai militanti di strutture politiche, ma come momento fondante di una società che opprime tutti coloro che possono risultare di intralcio ai processi economici in corso.
Così ogni attacco alle condizioni di vita dei proletari è un attacco repressivo mirato ad adeguare la forza-lavoro alle esigenze dei padroni siano queste in chiave di maggior flessibilità, di regolarizzazioni ed espulsioni di immigrati o maggiore sicurezza per le strade.
Da questo genere di attacchi si rimetteranno in moto i processi, ora dormienti, del conflitto sociale con i quali dovremo interagire per aprire una lunga stagione di lotte.
Al social forum rispondiamo che i poveri non riprenderanno la parola,gli ultimi non si rimetterano in cammino,le nuove generazioni non scopriranno il gusto e l'importanza dell'impegno politico se l'ottica sarà quella della riformabilità delle istituzioni. Dal nostro documento del maggio dello scorso anno: "Chiesa, media, sindacati, mafie, scuole, associazioni, cooperative,... costituiscono le irrinunciabili strutture di riproduzione di pensiero patriarcale dominante, normalizzazione e/o controllo, competizione, proposizione di modelli organizzativi totalizzanti a tutti i livelli, con il fine comune di contrastare l'autorganizzazione e la radicalizzazione delle lotte. Queste stesse strutture e le lobbie ad esse collegate trovano ormai, direttamente o indirettamente, il posto che a loro compete all'interno di tutti gli organismi transnazionali".
La giustizia sociale, la libertà, la pace non possono esistere se non si mette in crisi irreversibile il modello capitalista.

ASSEMBLEA ANTICAPITALISTA-GENOVA


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